Nebulose

Skymeeting 27 maggio 2017, Felizzano

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Sabato 27 maggio 2017 sono andata a Felizzano (AL) per partecipare allo Skymeeting, momento di aggregazione tra appassionati di astronomia organizzato da diverse associazioni lombarde di astrofili ogni anno in una località diversa: quest’anno è stato ospitato presso l’Astrobioparco – Oasi di Felizzano dove l’amico Giuliano Monti, titolare della Tecnosky, ha messo a disposizione la struttura. Dopo un gelato, ne ho approfittato per dare un’occhiata al Sole attraverso il telescopio solare Lunt LS152 H-alfa da 152 mm di diametro: visto il generoso diametro di questo telescopio mi è stato possibile osservare dettagli molto fini, tra cui una serie di protuberanze lungo tutto il bordo e alcune piccole macchie solari, nonostante la turbolenza atmosferica dovuta al caldo molto intenso di questi giorni. Il telescopio era montato su una delle colonne della terrazza osservativa e sostenuto dalla montatura Celestron CGEM. Questo telescopio viene usato anche per mostrare il Sole ai curiosi e alle famiglie che vengono in visita al parco. Ad un certo punto un signore, papà di una bambina, si è impossessato della pulsantiera di gestione del telescopio, e ha rischiato di mandare in frantumi 10000 euro di strumento schiacciando i tasti a caso; fortunatamente il pronto intervento di Carlo ha evitato il peggio…il signore, pensate un pò, era alla ricerca delle costellazioni, ed era convinto al 100% di riuscire a vederle di giorno attraverso un telescopio solare H-alfa, che notoriamente filtra più del 99, 9% della luce solare e quel poco che riesce a passare è la luce con lunghezza d’onda di 656,3 nanometri, centrata sul rosso! Questo aneddoto per dirvi quante persone con idee bizzarre incontra chi è appassionato di astronomia. Lo stesso signore alla fine mi ha fatto svariate domande di astronomia e astrofisica, e per un momento ho temuto di non uscirne più viva, vista la raffica di domande che mi ha fatto. Ne sono uscita viva, comunque. Ma non potevo immaginare quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Antonio, un astrofilo del Gruppo Astrofili G. e A. Bernasconi di Saronno, mi ha chiesto se mi iscrivevo al concorso di astrofotografia: io gli ho risposto che no, non sono un’astrofotografa, sono appena agli inizi, non era il caso. Ma lui ha insistito, e alla fine mi sono iscritta. Poco dopo però un’inquietudine crescente ha incominciato a impossessarsi di me: “Ma io non so nulla di astrofotografia! E adesso? Che cosa mi invento? Questa poi, una visualista che fa le foto! Non c’è più ritegno.” In cerca di ispirazione, sono andata poi nel parco a fare una passeggiata: boh, magari qualche buona idea per il concorso mi viene. Anche perchè, ora che sono in pista, mi tocca ballare e andare avanti fino alla fine. E poi, dopotutto, se sopravviverò allo shock, è un’esperienza diversa dal solito, no?!? E magari potrebbe anche essere divertente.

Tra una chiacchierata e l’altra con gli amici, intercalate da un’osservazione del Sole, il pomeriggio è passato piuttosto velocemente; verso le 18 Antonio ci ha chiamato nella sala conferenze per proporci una breve presentazione su cosa era lo Skymeeting, e dopo Giuliano ci ha presentato la montatura Harmonic Drive Crux 170: si tratta di una montatura equatoriale a moto armonico costruita dalla ditta Hobym Obs. che, grazie al design particolarmente innovativo, rende bilanciamento del tubo ottico e contrappesi non più necessari se si devono sostenere fino a 8 kg di strumentazione. Altra cosa molto interessante è che, a parità di capacità di carico, la montatura Crux 170 pesa la metà di una normale montatura equatoriale, e questo è molto utile per chi viaggia spesso in aereo e vuole portarsi dietro una montatura estremamente compatta. Peccato però il prezzo, che è superiore ai 5000 euro. Qui si seguito un breve video illustra il principio di funzionamento della Crux 170:

Dopo la presentazione, con gli amici Davide, Martino, Marco e altri abbiamo cenato al bar dell’osservatorio, poi, pian piano, il Sole è tramontato e una sottilissima falcetta di Luna crescente ha fatto capolino a ovest.

E finalmente, dopo tutte quelle ore al caldo, è venuto buio. Abbiamo montato con calma i telescopi; Davide e Giuliano mi hanno prestato un rifrattore Tecnosky 70 / 300 con telescopio guida, che abbiamo montato al posto del grande telescopio solare usato nel pomeriggio. E adesso sì, è giunto il momento fatidico di scattare le fotografie per il concorso, o meglio, di provare a scattarle. Con l’aiuto di Davide e Giuliano applico la macchina fotografica, la fedele Canon EOS 400D, al fuoco del piccolo rifrattore. E adesso? Prima cosa: occorre eseguire la procedura di allineamento della montatura del telescopio con alcune stelle di riferimento, e già soltanto per quello impiego più o meno mezzora a capire come si fa, visto che mi considero piuttosto una capra in questo genere di cose. Accidenti, certo però che col Dobson certe cose non succedono, e poi non si perde tutto questo tempo…riuscirò a combinare qualche cosa di buono? Devo però andare avanti, bisogna ancora controllare la messa a fuoco e poi lanciare la sequenza di scatti di prova per vedere che tutto funzioni bene. Forse è la volta buona: dai, proviamo a fotografare M 13: è luminoso, e non dovrebbe essere troppo difficile riprenderlo. Lo punto attraverso il Go-To (altra mezzora per capire come funzionava), controllo nel cercatore: eccolo, incredibile ma vero, l’ho beccato, nonostante mi sembri di andare alla cieca. Lancio una posa, e poco dopo M 13 fa capolino nel display della macchina fotografica “Wow! Ho fatto la mia prima astrofotografia” Davide però mi spiega che il rifrattore 70 / 300 non è adatto a fotografare oggetti piccoli, e di questo me ne accorgo a mie. “E allora, per cosa è adatto??” gli chiedo “Ma per gli oggetti estesi! Tipo la nebulosa NGC 7000, nota anche come Nebulosa Nord America. Potresti provare a fotografarla!” “Aiuto, mi fai già fare le cose complicate??? Ma io sono una principiante!!!” “Fidati, e prova.” “Va bè, se lo dici te…” Decido di tentare, tanto non ho nulla da perdere. E dopo molti tentativi, riesco ad ottenere una versione molto brutta e scolorita della Nebulosa Nord America, nota anche come NGC 7000, una sorta di fantasma delle splendide immagini ottenute dai più esperti. Il prossimo compito che mi affida Davide è ancora più impegnativo: IC 1396, la Nebulosa Proboscide di Elefante! Per fotografare questo oggetto sono necessarie pose di almeno 5 minuti, per cui mi viene imprestata anche l’autoguida Lacerta. Scopro però ben presto la natura ribelle di questa autoguida, che ad un certo punto si spegne. Va bè, smettiamola qui, per stavolta può bastare: anche perchè verso le 2.30 arrivano pesanti veli a ricoprire tutto il cielo, ponendo così fine alla nostra sessione osservativa.

Tra una chiacchiera e l’altra smonto il fedele Newton 200 f/5 che mi ero portata dietro per ogni evenienza (ho osservato Giove e alcuni altri oggetti Messier), e aiuto gli altri a fare la stessa cosa. E’ ormai arrivato il momento di tornare a casa, ma devo dire, nonostante tutto, che mi sono proprio divertita.

Ah, dimenticavo: uno speciale ringraziamento va a (San) Davide e a (San) Giuliano per l’infinita pazienza che hanno avuto verso di me per aiutarmi con le riprese: non l’hanno dato a vedere, ma ritengo che mi avrebbero volentieri buttato giù dalla terrazza, e poi dato i miei resti da mangiare al luccio che vive nel laghetto…

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Una Grande Nebulosa di Orione davvero inedita

L’astrofotografo statunitense Robert Fields ha approfittato di alcuni momenti di cielo sereno durante il freddo inverno del Michigan per catturare questa splendida immagine della famosa Nebulosa di Orione. Anche nota come M42, questa gigantesca nube di gas e polveri nella Spada di Orione è un’evanescente bolla luminosa in cui si stanno formando nuove stelle.

m 42

Della Nebulosa di Orione esistono svariate immagini, facilmente reperibili in rete e in parecchi libri. Ma questa fotografia appare un tantino differente: Fields infatti non ha raccolto la luce su tutto lo spettro del visibile, ma ha effettuato esposizioni di quattro ore a banda stretta, scegliendo tre bande centrate rispettivamente sulle lunghezze d’onda delle righe dell’idrogeno alfa (H-alfa, a 656,3 nm), dello zolfo ionizzato una volta (a 671,6 nm e 673,1 nm, nel rosso) e dell’ossigeno ionizzato due volte (a 500,7 nm e 495,8 nm, nel blu-verde). Durante la fase di elaborazione sono stati assegnati dei falsi colori ad ogni lunghezza d’onda: verde all’H-alfa, rosso allo zolfo ionizzato, e blu all’ossigeno ionizzato, in modo da produrre una rappresentazione visuale delle abbondanze di ogni atomo e delle condizioni fisiche attraverso la nebulosa.

Sono ben evidenti le deboli ma numerose fini strutture che caratterizzano i filamenti di polveri, formate da minuscoli grani di materia interstellare evidenziati dalla luce riflessa dalle stelle adiacenti.

Per raccogliere una quantità di luce sufficiente nel freddo cielo del Michigan per realizzare la fotografia, Fields ha usato un astrografo Takahashi FSQ 106, una camera CCD STL 110000, e parecchia della sua abilità ed esperienza.

[L’articolo con la notizia originale, in inglese, su http://oneminuteastronomer.com/9807/great-orion-nebula-2/]