XXVI star party di Saint Barthelemy, 22 – 23 – 24 settembre 2017

Come ormai capita da molti anni, anche questo anno sono stata a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, per la XXVI edizione del più antico star party party d’Italia, che stavolta si è tenuto da venerdì 22 settembre a domenica 24 settembre 2017.

[Per vedere le altre foto cliccare sul link apposito “Galleria delle foto dello star party” in fondo alla pagina]

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Arrivata nel primo pomeriggio del venerdì’, ho parcheggiato la macchina nel campo sportivo, verso la zona più a sud, e ho subito ritrovato alcuni amici astrofili con cui abbiamo iniziato una lunga serie di chiacchierate che sarebbe durata fino a domenica. Tra di loro, anche gli amici astrofotografi del progetto Gateway to the Sky: Marco Favuzzi, Carlo Rocchi, Carlo Sarzi, Alessandro Merga, Paolo Demaria, Stefano Cademartori e Andrea Pistocchini. Il progetto, nato da un’idea del dott. Paolo Calcidese, mio collega e ricercatore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ha lo scopo di promuovere la diffusione della cultura astronomica in particolare e scientifica in generale attraverso “un viaggio per immagini nel Cosmo”, come è citato nel sottotitolo dell’opera. Il progetto Gateway to the Sky prevede una serie di quattro libri di astrofotografia digitale. Attualmente è già uscito il primo volume, ma i successivi sono già in cantiere. Il progetto è finanziato attraverso un crowfunding: con una donazione di 50 euro si può avere il libro, con 25 euro invece ci si può aggiudicare un set di sei magnifiche fotografie riprese dalla squadra di astrofotografi del progetto. Uno stand informativo del progetto era presente anche all’interno di uno dei capannoni allestiti nel campo sportivo, e volendo si poteva acquistare anche la maglietta. Oltre allo stand di Gateway to the Sky, all’interno dello stesso capannone erano già presenti molti rivenditori di strumentazione astronomica, tra cui Reginato, 10 Micron, Teleskop Service Italia, Skypoint, Auriga, Tecnosky, Artesky e Geoptik. Presente anche Gruppo B Editore. Dopo un rapido giro all’esposizione astronomica, ho montato il mio telescopio: il fedele Skywatcher Newton 200 f/5 su montatura equatoriale alla tedesca HEQ5, che mi accompagna nelle osservazioni ormai da 13 anni. Già che c’ero, ne ho approfittato anche per salutare alcuni amici di lunga data, visto che erano nostri vicini di piazzola: Emmanuele Sordini, Giosuè Ghioldi e Lorenzo Comolli con sua moglie Antonia. A questo punto, è ufficialmente iniziato quello che ricorderò come “lo star party dei confetti”: Antonia e Lorenzo hanno estratto un sacchettino di stoffa contenente dei confetti e ce li hanno offerti, che gentili. “Ragazzi, siete davvero gentili, ma un confetto a testa basta…” “No dai, prendine ancora! Anche voi altri Un numero dispari però, perché si dice che porti fortuna agli sposi!” “Ma veramente…” Morale della favola? Più o meno una decina di confetti mangiati! Ma non potevo immaginare che quello sarebbe stato solo l’inizio.

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I ragazzi del Progetto Gateway to the Sky assieme all’autrice dell’articolo

Tra una chiacchiera e l’altra, è arrivato velocemente il buio, e con esso anche l’ora di cena: cosa c’è di meglio che mangiare un panino caldo con salamella e cipolle in compagnia degli amici? Già, perché vicino ai due capannoni dedicati all’expo astronomica, c’era un tendone più piccolo adibito a bar, che ha sfornato panini e bibite 24 ore al giorno da venerdì a domenica. Se vi capitasse di fare un salto al prossimo star party, dovete assolutamente provarlo. Verso le 20:30 il cielo è diventato buio, di nuvole neanche l’ombra; più o meno alla stessa ora ci hanno raggiunto anche gli amici genovesi Attilio e Alessandra Raffaele e Luigi Pizzimenti, visualisti come me. In un primo momento ci siamo sentiti spaesati perché eravamo gli unici visualisti in mezzo a una schiera di astrofotografi, ma nonostante questo abbiamo tenuto alto l’onore della nostra specie di astrofili ormai in via di estinzione, e abbiamo osservato imperterriti per tutta la notte. Ecco che cosa è finito all’interno dell’oculare del telescopio:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira;
NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, caratteristico perché le sue stelline sono disposte a ricordare un po’ un gufo stilizzato con le ali aperte; due stelline più luminose rappresentano i suoi occhi;
NGC 663, NGC 654, NGC 7789 ammassi aperti in Cassiopea;
NGC 869, NGC 884 doppio ammasso di Perseo;
M 76 nebulosa planetaria nel Perseo, nota anche come Little Dumbbell perché il suo aspetto ricorda in piccolo la più nota nebulosa planetaria M 27 nella Volpetta;
NGC 1647 ammasso aperto nel Toro;
M 36, M 37, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga;
NGC 6960 resto di supernova noto come Velo del Cigno; si tratta della parte vicina alla stella 52 Cyg;
M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli;
M 41 ammasso aperto nel Cane Maggiore;
M 42, M 43, M 78 nebulose diffuse in Orione;
M 1 resto di supernova nel Toro.

Verso le 2:30 Lorenzo è passato a farci visita: abbiamo chiacchierato dei nostri rispettivi viaggi negli USA per osservare la spettacolare eclissi totale di Sole del 21 agosto, e poi di un altro viaggio compiuto da loro alle Hawaii, durante cui hanno potuto visitare, tra gli altri, i telescopi del Mauna Kea Observatory: abbiamo appreso che, spacciandosi per amici di un certo Greg, le porte del Mauna Kea non si sono aperte, ma addirittura spalancate per loro. Buono a sapersi, se andremo anche noi a visitare il Mauna Kea…evidentemente questo Greg deve essere un personaggio molto importante all’interno del Mauna Kea Observatory. Ad un certo punto Comolli tira di nuovo fuori il sacchettino dei confetti, e di nuovo ce li offre; il livello dei confetti al suo interno mi sembra lo stesso del pomeriggio, per cui mi sorge un dubbio: ma sarà un nuovo sacchettino? Oppure gli altri non ne hanno mangiati? Opto per la prima soluzione, ritenendo la seconda improbabile, e decido che dentro il loro camper, oltre ai telescopi, ci saranno almeno altri 5 – 6 scatoloni pieni di confetti. Aiuto…

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Riprendiamo le nostre osservazioni: il cielo è limpido, lo SQM segna 21,18, ma una leggera umidità unita ad un venticello freddo inizia a rendere difficoltoso manovrare i telescopi perché le dita perdono sensibilità; verso le 4:30 – 5:00 il cielo inizia a velarsi sempre di più, finché non si copre del tutto, e persino per i visualisti non c’è più nulla da fare. Proviamo ad aspettare per un po’ che il cielo si schiarisca, ma questo non avviene; considerato che ormai erano già le 5:30, e che di lì a un’oretta avrebbe iniziato ad albeggiare, abbiamo smontato gli strumenti e siamo andati a dormire. Nonostante i confetti e le chiacchiere, mi posso ritenere molto soddisfatta della prima nottata osservativa a Saint Barthelemy.

Poche ore dopo, sabato mattina, dopo un’abbondante colazione al bar della piazza, sono andata al campo sportivo per godermi il concerto della banda “La Lyretta” di Nus, che ha suonato dalle 10:30 alle 11:00 circa. Il programma prevedeva l’inaugurazione ufficiale dello star party alla presenza delle autorità verso le 11:00, seguita da un breve ricordo di Enzo Bertolini, il precedente direttore dell’osservatorio, recentemente scomparso. In realtà non ho seguito molto le conferenze del mattino, perché mi sono dedicata alle osservazioni e riprese solari in H-alfa con questa strumentazione: un telescopio solare Lunt LS-35 sulla montatura equatoriale HEQ5, equipaggiato con un oculare Tecnosky zoom 21,5 – 7,2 mm di focale per le osservazioni visuali e poi con una camera QHYCCD 5 – II monocromatica per le riprese. Ho effettuato queste riprese con l’intento di partecipare al concorso di astrofotografia dello star party, anche se ero pienamente consapevole che, essendo una principiante in tal senso, sarebbe stato pressochè impossibile classificarsi ai primi posti. Ma tanto vale provarci, non si sa mai…

Nel primo pomeriggio, a partire dalle 14:00, c’è stato l’interessante workshop dei rivenditori di materiali astronomici; tra di loro Leonardo Orazi, noto astrofotografo, che ha presentato il software Voyager, che permette, attraverso una sola interfaccia, di integrare diversi software di terze party: ad esempio, se prima si utilizzava un software per la gestione del telescopio, uno per la camera di guida e un altro ancora per l’acquisizione delle immagini, ora con Voyager è possibile avere tutto sotto controllo con una sola interfaccia, e automatizzare e velocizzare il processo di puntamento telescopio ed acquisizione immagini.
Per la gioia dei visualisti, Reginato ha presentato un magnifico Dobson 510 f/3,4 della serie Supermaser, molto fluido nei movimenti in altezza e azimuth; caratterizzato da una struttura a traliccio, questo Dobson, una volta smontato, ha lo stesso ingombro di una carriola ed è facilmente trasportabile grazie a una coppia di ruote di gomma che si possono togliere e mettere. La struttura dello specchio primario è verniciata con una bella tinta blu intenso.
Auriga ha presentato, tra le altre novità, due montature equatoriali alla tedesca computerizzate: la prima è la Celestron CGX, evoluzione della CGEM, da cui differisce per alcune migliorie meccaniche, la seconda è la Skywatcher EQ6-R PRO, caratterizzata da una capacità di carico massima di 20 kg e dalla presenza di alcuni inserti di un bel verde brillante. Inoltre ha portato in esposizione anche il binocolo Acuter 25 x 100.
Tecnosky ha presentato ben due novità: la montatura equatoriale alla tedesca Harmonic Drive Crux 170 della Hobym Observatory e il binocolo Ibis 100 HD. La Crux 170 è una montatura a moto armonico che, grazie al design particolarmente innovativo, rende bilanciamento del tubo ottico e contrappesi non più necessari se si devono sostenere fino a 8 kg di strumentazione. Altra cosa molto interessante è che, a parità di capacità di carico, la montatura Crux 170 pesa la metà di una normale montatura equatoriale, e questo è molto utile per chi viaggia spesso in aereo e vuole portarsi dietro una montatura estremamente compatta. Peccato però il prezzo, che è superiore ai 5000 euro. Il binocolo Ibis 100 HD ha due obiettivi semi apocromatici da 100 mm di diametro, ed è lo strumento ideale per ammirare gli oggetti estesi. Sempre durante la notte tra venerdì e sabato, abbiamo potuto godere di una splendida visione della Galassia di Andromeda, che occupava tutto il campo visivo, ed era ben visibile anche la sua banda di polveri. Meravigliosi anche il Doppio Ammasso di Perseo e gli ammassi aperti nell’Auriga, le cui stelle apparivano puntiformi fino ai bordi! Con lo stesso strumento siamo anche riusciti ad osservare M 1, le Pleiadi e M 27. Il binocolo ha rappresentato senza dubbio una forte distrazione dalle osservazioni al telescopio, tant’è che ad un certo punto gli amici mi hanno dato per dispersa.
Artesky ha portato in esposizione le ottiche Artec 200 e Artec 250, due astrografi Newton di apertura rispettivamente 200 mm e 250 mm, entrambi con rapporto focale f/4, e ha presentato una serie di nuove batterie al litio.
Hanno partecipato anche Telescope Service Italia, 10 Micron, Skypoint, e Geoptik. Telescope Service Italia ha presentato il collimatore REEGO, i porta filtri per Nikon Clip,
alcune modifiche per AZEQ6 e alcuni kit di collimazione per Newton e Dobson.
10 Micron ha presentato la montatura GM2000 HPSII Ultraportable su treppiede
CENTAURUS II, la GM1000HPS su treppiede ARIES ed una con la nuova mezza colonna
“Half-Pillar”. Ci spiega Marco della 10 Micron: “Questo accessorio è importante per coloro i quali utilizzano rifrattori o comunque tubi ottici di una certa lunghezza che in alcune posizioni potrebbero interferire con il treppiede: l’Half Pillar riduce notevolmente questo rischio di interferenza sollevando la montatura rispetto al treppiede e creando quindi maggiore “clearance”. Realizzata da un unico blocco in alluminio e tutta lavorata a CNC dal pieno, è studiata per offrire assoluta rigidità ma contenendo il peso grazie al suo design; è disponibile solo per le GM1000 HPS; il trattamento esterno è realizzato con la stessa procedura di anodizzazione speciale nera che caratterizza le montature. Entrambe le montature esposte erano dotate del nuovo firmware, costantemente in evoluzione per offrire caratteristiche e prestazioni sempre più efficienti: infatti queste montature, grazie al sistema HPS che prevede encoder assoluti direttamente installati sugli assi, un software molto evoluto, una meccanica estremamente precisa e motori ad alta efficienza, consentono di effettuare pose fotografiche senza utilizzare l’autoguida.
Tra le più recenti caratteristiche implementate c’è anche la funzione di dithering attivabile da pulsantiera senza necessità di PC esterno.”.

Alle ore 16:00 il direttore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta dott. Jean Marc Christille ha presentato il Progetto EXO / ECO Interregionale ALCOTRA, che avrà lo scopo di promuovere lo sviluppo del territorio di Saint Barthelmey da un punto di vista sia turistico sia astronomico attraverso la collaborazione con analoghe realtà oltralpe.

Alle 17:30 il dott. Davide Cenadelli dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta ha tenuto una interessante conferenza su “25 anni di pianeti extrasolari” ripercorrendo la storia della ricerca e scoperta di esopianeti, a partire da 51 Pegasi b, scoperto nel 1995 da Michel Mayor e Didier Queloz dell’Osservatorio Astronomico di Ginevra.

Poco dopo la fine della conferenza, è arrivato Franco Bertucci, noto visualista, con un Dobson da 76 cm di apertura, uno di quelli per cui è necessaria una di quelle grandi scale da cimitero per arrampicarsi fino in cima per poter arrivare all’oculare, che si trova più o meno ad un’altezza di 3 m: occorre pertanto prestare parecchia attenzione e soprattutto non soffrire di vertigini per poter ammirare le galassie, gli oggetti celesti preferiti da Franco Bertucci. Per la notte tra sabato e domenica Bertucci aveva in mente un bel programma osservativo di parecchie galassie, quelle più difficili ovviamente, dato il diametro del suo telescopio: avete presente quando vi invita ad osservare una galassia, ma tanto questa è facile, la vedrai di sicuro? Voi vi avvicinate, provate a scrutare all’interno del campo visivo del telescopio, ma niente, non vedete proprio nulla, e vi siete cavati entrambi gli occhi. Poi scoprite che quella minuscola galassietta è di magnitudine 25, e solo lui riesce ad osservarla…
Il meteo però ha deciso diversamente: il cielo, già parzialmente velato nel primo pomeriggio, la sera si è coperto. Abbiamo provato ad aspettare un po’ una schiarita, ma purtroppo abbiamo dovuto passare al piano B: ci siamo riuniti tutti nella sede del locale gruppo di astrofili “Per amor del cielo” e, tra molte risate, abbiamo chiacchierato delle spedizioni effettuate negli USA per l’osservazione dell’eclisse totale di Sole del 21 agosto.
Dopo un altro panino alla salamella al bar allestito nel campo sportivo, verso le 3:00 di domenica 24 settembre siamo andati a dormire.

Alle 11:00, eravamo di nuovo in piedi per le premiazioni del laboratorio / gioco “Aspettando lo star party…tutti in orbita!” organizzato dall’Osservatorio Astronomico. Alle 11:30 c’è stata l’attesa premiazione del concorso di astrofotografia:

– Primo classificato: Marco Favro con la Iris Nebula,
– Secondo classificato: Lorenzo Comolli con un panorama celeste con la Bubble Nebula
– Terzo Classificato: Roberto Mastracci con la nebulosa NGC 6914 circondata dalla grande nebulosa IC 1318

Oltre ai primi tre classificati, Fabrizio Aimar ha ricevuto la menzione per la sua ripresa della Nebulosa Manubrio M 76.
Alla fine, anche i partecipanti non classificati hanno comunque ricevuto un premio di consolazione offerto dalle varie ditte presenti: a me è capitato il piccolo binocolo solare Lunt 6 x 30, che ho subito provato: una bella macchia solare faceva bella mostra di sé sul disco solare. Visto il piccolo diametro, questo binocolino permette giusto di vedere le macchie solari più grandi, e per questo può essere molto utile per decidere se approfondire oppure no l’osservazione con strumenti più grandi.

La premiazione del concorso di astrofotografia è stato l’ultimo atto di uno star party che ha visto la presenza di quasi 400 visitatori solo all’expo astronomica e una cinquantina di ospiti vari; nel corso di tutto lo star party (quindi visitatori non solo dell’expo ma anche di osservatorio e planetario) sono salite a Saint Barthelemy circa 500 persone.
Che dire? Spero di poter ripetere il prossimo anno questa bellissima esperienza, che costituisce un formidabile momento di aggregazione tra astrofili, e che questi numeri aumentino. Nel frattempo cieli sereni e bui a tutti.

Per approfondire
Ecco ulteriori link per approfondire:

Sito ufficiale dello star party di Saint Barthelemy

Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta

Galleria delle foto dello star party

Video di Monica Civitenga dello star party

Progetto Gateway to the Sky

Il concorso di astrofotografia digitale in un servizio di Rai News

Gruppo Astrofili Saint Barthelemy “Per amor del cielo”

Per ulteriori dettagli sugli strumenti presenti allo star party citati nell’articolo rimando direttamente ai siti web dei rivenditori.

 

 

 

 

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21 agosto 2017: la mia prima eclissi totale di Sole (ovvero Stati Uniti 15 – 25 agosto 2017)

Il 21 agosto 2017 ho finalmente realizzato il sogno di osservare un’eclissi totale di Sole: ecco come è andata.

Copyright Giovanna Ranotto

L’anello di diamante in uscita. Canon EOS 1300D, esposizione 1/100 s, 100 ISO, apertura f/8

[Per accedere alle altre gallerie fotografiche del viaggio, seguite gli appositi link in fondo a questa pagina]

L’idea del viaggio
Era già da parecchio tempo che meditavo di compiere un viaggio volto ad osservare un’eclissi totale di Sole: l’idea originaria, discussa per la prima volta durante l’edizione 2016 dello star party di Saint – Barthelemy in Valle d’Aosta, era di noleggiare un camper con altri tre amici e girare per gli Stati Uniti, e il 21 agosto recarsi in una zona sulla fascia di totalità per osservare l’eclissi. Purtroppo, per diverse ragioni, questo progetto è naufragato; dopo un iniziale momento di sconforto, ho iniziato a valutare altre alternative, tra cui alcuni viaggi organizzati da varie agenzie di viaggio; alla fine la mia scelta è caduta su un viaggio organizzato dall’agenzia UgoViaggi di Sanremo, e per questo devo anche ringraziare il dott. Walter Ferreri dell’Osservatorio Astrofisico di Torino, che mi ha convinto in modo definitivo a partecipare: “Giovanna, guarda che un’eclisse di Sole, negli Stati Uniti, non capita tutti i giorni…è un’esperienza che almeno una volta nella vita bisogna fare!” Detto fatto: a novembre del 2016 telefono all’agenzia, e verso il primo acconto, mentre saldo il viaggio a maggio del 2017: incredibile ma vero, ad agosto andrò negli Stati Uniti per vedere la mia prima eclissi di Sole!

Il programma di viaggio
L’impazienza di partire è forte, soprattutto dopo aver visto il programma di viaggio proposto dall’agenzia, che riporto qui di seguito:

15 agosto Milano / Las Vegas
Partenza con volo di linea da Milano per Las Vegas. Arrivo a Las Vegas, cattedrale di luci nel deserto, trasferimento al Luxor Hotel e pernottamento.

16 agosto Las Vegas / Meteor Crater / Lowell Observatory / Flagstaff – 542 km
Prima colazione in hotel. Partenza per Flagstaff e proseguimento verso Meteor Crater, il primo cratere meteoritico terrestre di cui sia accertata l’origine. Rientro a Flagstaff e visita al Lowell Observatory, uno dei più antichi osservatori degli Stati Uniti e presente nella lista dei monumenti storici nazionali. Pernottamento al Little America Hotel.

17 agosto Flagstaff / Grand Canyon / Page (Lake Powell) / Kanab – 455 km
Prima colazione in hotel. Visita del Grand Canyon, una della sette meraviglie naturalistiche del mondo. Lasciatevi avvolgere dalle viste spettacolari per poi raggiungere Page, sul Lago Powell, per una crociera in barca di circa un’ora e mezzo. Proseguimento per Kanab e pernottamento al Parry Lodge Hotel.

18 agosto Kanab / Bryce Canyon / Salt Lake City – 562 km
Prima colazione in hotel. Visita al Bryce Canyon per ammirare la bellezza e i colori delle formazioni rocciose che costituiscono uno dei parchi più affascinanti dello Utah. Proseguimento per Salt Lake City e pernottamento al Red Lion Hotel Salt Lake City.

19 agosto Salt Lake City / Pocatello – 265 km
Prima colazione in hotel. Visita di Salt Lake City, capitale della cultura mormone, con Temple Square e il famoso Salt Lake Temple, una delle destinazioni più popolari nello Utah. Al termine trasferimento verso nord a Pocatello per il pernottamento presso l’Hotel La Quinta Inn & Suites Pocatello.

20 agosto Pocatello / Craters of the Moon / Pocatello – 520 km
Prima colazione in hotel. Visita ai Craters of the Moon, un vasto oceano di coni di lava, risultato delle eruzioni avvenute suol Grande Rift, una serie di fenditure sul terreno lunghe quasi 100 km che attraversa il territorio della riserva da nord a sud. Rientro a Pocatello e pomeriggio a disposizione.

21 agosto Pocatello / Idaho Falls / Bozeman – 415 km
Prima colazione in hotel, da definire in base all’orario di partenza dall’hotel. Partenza per i Menan Buttes. I Menan Buttes (Nord e Sud), situati nella zona sud – est dello Stato dell’Idaho, sono due dei più grandi coni vulcanici di Tufo. I due coni, che comprendono anche quattro coni più piccoli, sono allineati lungo una retta in direzione nord – nordovest e formano l’area Menan. Arrivo e accesso a piedi all’area privata del Menan Butte Sud. Tempo per ammirare la spettacolare eclissi di Sole. Al termine, tempo a disposizione e trasferimento in tempo utile a Bozeman, nella zona di Yellowstone, con arrivo a seconda delle condizioni del traffico. Pernottamento presso La Quinta Inn & Suites Bozeman Hotel.

22 agosto Bozeman / Yellowstone / Moran – da 370 km (in base alle visite)
Prima colazione in hotel. Partenza per Yellowstone, in base all’orario di arrivo in hotel il giorno precedente. Yellowstone è il primo parco ad avere avuto l’appellativo di Parco Nazionale. Ammirerete, tempo permettendo, i tipici fenomeni geotermali, come fumarole, geyser, sorgenti e piscine di fango termale, per arrivare infine all’attrazione preferita: le cascate pietrificate di Mammoth Hot Springs, Gran Canyon of Yellowstone, con la maestosità e la bellezza dell’impetuosa Lower Falls, Old Faithful, uno dei geyser più famosi e spettacolari al mondo. Trasferimento a Moran per il pernottamento presso il Togwotee Mountain Lodge.

23 agosto Moran / Grand Teton National Park / Salt Lake City – 455 km
Prima colazione in hotel. Viaggerete in direzione sud per vedere il Grand Teton National Park, fratello minore dello Yellowstone a cui non ha nulla da invidiare per bellezza e suggestione. Proseguimento per la pittoresca Jackson con una breve visita, tempo permettendo, alla cittadina che ha incarnato il vero spirito del Wild West. Pernottamento in zona Salt Lake City presso il Crystal Inn West Valley.

24 agosto Salt Lake City – Milano
Prima colazione in hotel. Trasferimento all’aeroporto di Salt Lake City in tempo utile per il volo di rientro in Italia con scalo a New York. Pernottamento a bordo.

25 agosto Milano
Arrivo a Milano e fine dei servizi.

Come si può vedere, si è trattato di un programma di viaggio molto denso, che ha toccato le località più caratteristiche di ben sei Stati USA: Nevada, Arizona, Utah, Idaho, Montana e Wyoming, lasciando però ampio spazio anche alle mete più prettamente astronomiche e all’osservazione dell’eclissi di Sole. Il programma è stato rispettato pressoché in pieno, tranne la visita ai Craters of the Moon a causa delle norme federali che impongono un certo numero di ore di riposo all’autista: questa escursione è stata sostituita dalla visita al Geyser di Soda Springs, a circa un’ora e mezza di macchina da Pocatello, che ha occupato la mattinata del 20 agosto, lasciando il pomeriggio libero a noi turisti e le necessarie ore di riposo a Jacob, il nostro autista, in vista della levataccia del 21 agosto per raggiungere il sito di osservazione dell’eclisse.
Visto che le impressioni di viaggio negli States sarebbero molto lunghe da raccontare, di seguito mi concentrerò soprattutto sulla descrizione dei siti e delle attività di interesse prettamente astronomico.

Il Meteor Crater

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Il 16 agosto siamo partiti di buon’ora alla volta della nostra prima meta astronomica: il mitico Meteor Crater, un cratere da impatto con diametro di circa 1609,34 m e profondo circa 170 m, situato a pochi minuti di macchina dall’intersezione tra le strade Interstate 40 e Route 66 vicino a Winslow, una cittadina nel nord dell’Arizona.
Il cratere venne originato all’incirca 50000 anni fa a causa dell’impatto di un asteroide di 50 m di diametro che viaggiava alla velocità di 41384 km/h, pari a circa 12 km/s: se un aereo potesse viaggiare a questa velocità, sarebbe possibile percorrere la distanza tra Roma e New York in appena 7 minuti, anziché in 7 ore, come effettivamente avviene. Purtroppo un aereo che viaggia a queste velocità non è ancora disponibile…
L’asteroide che produsse il cratere aveva una composizione a base di ferro – nichel, e durante l’impatto venne rilasciata una gigantesca quantità di energia, pari grossomodo a 150 volte quella della bomba atomica che distrusse Hiroshima.
Il cratere è noto anche con il nome di Barringer’s Crater, dal nome di Daniel Moreau Barringer, un ingegnere minerario di Philadelphia che fu tra i primi ad ipotizzare che il cratere fosse stato prodotto da un impatto di un asteroide sulla superficie terrestre. Nel 1902 Barringer acquistò il terreno attorno al cratere fondando la società Standard Iron Company, attraverso cui tentò di estrarre ferro dal fondo del cratere, ma con scarsi risultati.
Da lontano è possibile ammirare il bordo irregolare del cratere, che si innalza fino a circa 45 m rispetto al terreno circostante, mentre la profondità di 170 m permetterebbe al cratere di contenere per intero la Mole Antonelliana di Torino oppure un palazzo di 60 piani. Prima di accedere al cratere, si passa attraverso il Centro Visitatori, che ospita un piccolo ma interessante museo dedicato al Meteor Crater, dotato di alcune postazioni interattive che permettono di simulare impatti sulla superficie terrestre ad opera di asteroidi di diverse dimensioni e composizione chimica (rocciosi o ferrosi). Nel cortile interno ci si imbatte in una riproduzione a grandezza naturale di una capsula di rientro Apollo, dalla caratteristica forma tronco – conica: scopriamo che gli astronauti del Programma Apollo trascorsero parte del loro tempo addestrandosi all’interno del Meteor Crater, in vista degli sbarchi lunari! Dopo un breve filmato commentato dalla nostra guida, finalmente è giunto il momento di andare sui camminamenti che circondano una piccola porzione del bordo del Meteor Crater e che congiungono alcune terrazze panoramiche da cui si può ammirare il cratere in tutta la sua maestosità. L’emozione è forte, non riusciamo ancora a credere che di lì a poco potremo osservare il Meteor Crater direttamente con i nostri occhi, dopo averlo visto moltissime volte sulle foto sbiadite dei libri di scuola o nei documentari televisivi…persino il dott. Ferreri, che ci ha accompagnato per tutto il viaggio, rimane a bocca aperta! Anche lui non aveva mai visitato prima il Meteor Crater.
Abbiamo iniziato la nostra esplorazione del cratere dal punto panoramico più elevato: da lì abbiamo potuto godere di una vista meravigliosa su tutto il Barringer’s Crater, e naturalmente non ci siamo risparmiati in fotografie. Peccato che la stessa idea sia venuta anche a un nutrito gruppo di giapponesi, di cui abbiamo immortalato le teste in alcune delle nostre fotografie. Siamo poi andati verso le altre terrazze, un po’ più basse, ma con alcune sorprese in serbo per noi: su una di esse erano disposti alcuni telescopi puntati su alcune peculiarità del cratere: ad esempio, uno di essi era puntato su una riproduzione di un astronauta che indossava la tuta Apollo e sosteneva una bandiera americana; un altro invece puntava su un vecchio carro usato per trasportare materiali, chissà…magari era ancora lì dai tempi di Barringer. Sul parapetto di un’altra terrazza invece erano affisse alcune targhe con cenni biografici su alcuni discendenti e collaboratori di Daniel Moreau Barringer.
Il Meteor Crater è attualmente il cratere da impatto meglio conservato sulla Terra, perché si trova in una zona attualmente desertica; in passato ha ospitato un lago sul fondo, ora scomparso. Come ultima cosa, abbiamo dato una rapida occhiata al negozio di souvenir, dove alcuni di noi hanno fatto un interessante acquisto: nientedimeno che una meravigliosa maglietta del Meteor Crater…
Purtroppo il tempo trascorso al Meteor Crater è passato veloce, ed è arrivato il momento di risalire sul pullman, per dirigerci verso la prossima destinazione: il Lowell Observatory di Flagstaff.

 

 

 

Il Lowell Observatory di Flagstaff

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Davanti al telescopio Clark…che emozione!

Siamo arrivati a Flagstaff, la cittadina che ospita l’osservatorio astronomico, nel pomeriggio del 16 agosto; passando vicino a una palazzina in costruzione, notiamo che la struttura è tutta in legno. Il nostro interesse però è proiettato verso il Lowell Astronomical Observatory, che raggiungiamo poco dopo. Immerso in mezzo alla natura, il Lowell Observatory venne fondato nel 1894 da Percival Lowell, da cui prende il nome, per cercare evidenze della presenza di vita su Marte. Attualmente l’osservatorio dispone di due sedi: quella principale, visitata da noi, sulla collina di Mars Hill, a dieci minuti di macchina dal centro di Flagstaff, Arizona, e Anderson Mesa, a una ventina di chilometri a sud – est da Flagstaff.
La sede storica di Mars Hill ospita alcuni telescopi che hanno fatto la storia dell’astronomia, come per esempio il rifrattore Clark da 24 pollici (61 cm), che permise a Vesto M. Slipher nel 1912 di acquisire gli spettri di alcune galassie lontane, scoprendo che si allontanavano da noi a velocità incredibili: ciò portò all’idea di un universo in espansione. Un altro telescopio leggendario è l’astrografo da 13 pollici con cui Clyde Tombaugh scoprì il pianeta nano Plutone nel 1930 studiando alcune discrepanze nei moti orbitali di Urano e Nettuno. Oltre ai due strumenti principali, l’osservatorio ospita anche alcuni telescopi più piccoli usati per la ricerca scientifica, come il riflettore da 52 cm e l’astrografo da 45 cm, e il McAllister da 0,41 m, un Cassegrain usato per didattica e divulgazione.
Grande è stata la nostra sorpresa quando uno dei ragazzi dello staff ha aperto la cupola del grande telescopio Clark, ha puntato Saturno al tramonto… e ci ha permesso di osservarlo! Francamente non mi aspettavo di osservare un Saturno così netto e inciso, e anche i miei compagni di viaggio hanno potuto godere di una magnifica visione del pianeta con gli anelli. Una curiosità: negli anni ’60 alcuni scienziati e artisti usarono il telescopio Clark per costruire dettagliate mappe lunari a supporto delle missioni umane lunari: gli astronauti del programma Apollo studiarono queste mappe e addirittura alcuni di essi usarono il telescopio Clark in una parte dell’addestramento per andare sulla Luna. Negli anni ’80 la didattica rimpiazzò la ricerca come uso primario del telescopio Clark. Da allora, più di due milioni di persone hanno avuto l’opportunità di visitare il telescopio di giorno attraverso visite guidate storiche oppure di sera per osservare alcuni oggetti celesti. Nel 1999 la First Lady Hillary Clinton riconobbe il telescopio Clark e la sua cupola come meritevoli di conservazione nell’ambito del programma “Save America’s Treasures”.
La sede di Anderson Mesa, che purtroppo non abbiamo potuto visitare per mancanza di tempo, ospita dal 1961 il telescopio Perkins, un Cassegrain da 1,8 m, attualmente gestito da Boston University e Georgia University: esso fu usato nel 1976 da Vera Rubin per dimostrare che la materia oscura rappresenta il grosso della massa dell’universo. Oltre al Perkins, sono presenti anche il telescopio John S. Hall da 1,05 m e il Navy Prototype Optical Inteferometer (NPOI), un progetto in collaborazione con lo United States Naval Observatory, che fu utilizzato nel 1996 per ottenere immagini di una stella binaria con una risoluzione migliore di otto volte quella del telescopio spaziale Hubble. Nel 2012 venne inaugurato, sempre a Anderson Mesa, il Discovery Channel Telescope (DCT) da 4,3 m.
Dopo l’osservazione di Saturno attraverso il telescopio Clark, siamo andati verso la cupola dell’altro famoso telescopio: l’astrografo da 13 pollici (32,5 cm) di diametro usato da Clyde W. Tombaugh per la scoperta di Plutone, noto anche come telescopio Pluto. Poichè è in fase di restauro, abbiamo dovuto accontentarci di guardarne la cupola da fuori. Questo telescopio venne costruito nel 1928 – 1929 espressamente per la ricerca del “Pianeta X”, l’ipotetico nono pianeta che secondo Percival Lowell doveva trovarsi ai confini del Sistema Solare. Le sue tre lenti hanno un diametro da 13 pollici (32,5 cm), che permettevano di focalizzare la luce degli oggetti celesti su una lastra fotografica di dimensioni 35 cm x 42,5 cm; per ogni immagine era richiesta all’incirca un’ora di esposizione. I negativi venivano poi attentamente esaminati attraverso l’uso di un comparatore Zeiss alla ricerca di nuovi corpi celesti prima ignoti.
Dopo la scoperta di Plutone, Henry Giclas usò il telescopio per una ricerca sui moti propri, in cui studiò il movimento reale (non solo apparente) degli oggetti celesti. Il telescopio venne in seguito spostato a Anderson Mesa e poi ritornò a Mars Hill nei primi anni ’90 per permettere ai visitatori di vedere con i propri occhi questo strumento storico.
Entro i confini del Lowell Observatory è possibile anche prendere posto all’interno del Rotunda Museum, in cui una animatrice ci ha proposto un viaggio nell’universo tipo planetario; tutto attorno alcune teche contengono alcuni strumenti storici e disegni e mappe realizzati da Percival Lowell. Vicino alla cupola del telescopio Clark c’è il mausoleo di Percival Lowell, mentre all’altro estremo del complesso, vicino alla cupola del telescopio Pluto, si trovano un sentiero dei pianeti, in cui le distanze dei pianeti dal Sole sono state riprodotte in scala, e un modellino della sonda New Horizons, protagonista dello spettacolare fly-by con Plutone nel luglio 2015.
Per concludere in bellezza il giro al Flagstaff Observatory, merita anche una puntata al negozio: se volete acquistare libri sull’osservatorio, biografie di Percival Lowell e Clyde W. Tombaugh, questo è il posto giusto.

 

Le osservazioni astronomiche al binocolo e a occhio nudo

Figura 7

La Via Lattea dal Togwotee Mountain Lodge, Moran, Wyoming. Canon EOS 1300D + ottica EFS 18 – 55 mm, esposizione 30 s, 3200 ISO, apertura f/4. Elaborazione con UFraw e GIMP.

Incuranti della stanchezza che si stava iniziando ad accumulare dopo lunghe ore di viaggio, io e un mio compagno di viaggio, Franco, la sera del 17 agosto abbiamo sfidato il sonno per dedicarci all’osservazione del cielo dal Parry Lodge Hotel di Kanab, nello Utah. Poichè la maggioranza delle città americane ha al più poche decine di migliaia di abitanti (Kanab ne conta appena 4468!), abbiamo potuto constatare come il cielo notturno sia mediamente ancora molto scuro: sopra di noi una spettacolare Via Lattea faceva bella mostra di sé! E tutte le stelle del Piccolo Carro e altre più deboli erano ben osservabili, quindi riteniamo che la magnitudine limite raggiungibile potesse aggirarsi attorno a 5 o poco oltre. Inoltre, il Doppio Ammasso di Perseo e la Galassia di Andromeda erano visibili ad occhio nudo. Attraverso il binocolo 15×70 di Franco, abbiamo potuto ammirare M 31, l’ammasso globulare M 13 in Ercole, il Doppio Ammasso, Albireo nel Cigno, Mizar e Alcor nel Gran Carro e le nebulose Laguna e Trifida nel Sagittario; non siamo però riusciti a risolvere M 13, che però appariva come uno sferoide compatto di stelle.
Abbiamo ripetuto queste osservazioni pochi giorni dopo dal Togwotee Mountain Lodge di Moran, in Wyoming, e stavolta sono anche riuscita a fotografare la Via Lattea, nonostante alcune luci dell’hotel dessero fastidio. Ma in questo caso, essendo un posto sperso tra le montagne, forse era meglio così, visto che l’hotel si trova vicino a Yellowstone, e Yellowstone è noto per ospitare gli orsi: meglio non rischiare di trovarsi faccia a faccia con un orso affamato alle 11 di notte…persino la figlia di un mio compagno di viaggio si è preoccupata che l’autrice di questo articolo finisse in pasto a qualche orso, ma l’ho subito rassicurata dicendo che di lì a poco sarei rientrata in hotel. E così è stato, non per l’orso per fortuna, ma per il freddo pungente dovuto a un gelido venticello che calava dalle montagne.

I preparativi per l’eclissi di Sole
Il racconto astronomico del viaggio prosegue a Pocatello, cittadina di poco più di 54000 abitanti in Idaho, dove ci fermiamo il 19 e il 20 agosto: due giorni fondamentali per riposarsi e soprattutto per provare la strumentazione in vista dell’eclissi di Sole del 21 agosto. La mattina del 20 il dott. Walter Ferreri ci tiene un breve seminario sull’eclissi: oltre a ricordarci che la prossima eclissi totale di Sole visibile dall’Italia sarà il 3 settembre 2081, ci fornisce anche utilissimi consigli per l’osservazione e ci fornisce gli occhialini da eclisse. Il pomeriggio è libero, per cui ne approfitto per montare il telescopio solare vicino all’albergo: si tratta del fedele Lunt LS-35 H alfa, che miracolosamente è sopravvissuto ai vari voli aerei e ai trasbordi pullman – hotel e viceversa, e del treppiede RP Optix T1, che, sempre per miracolo, è arrivato assieme al resto del bagaglio imbarcato. Considerato che oltre il 60% dei bagagli si perdono (almeno secondo quanto ci raccontò il professore quando ancora studiavo ingegneria aerospaziale), è già un gran risultato… il Sole mostra una catena di quattro macchie, e un paio di belle protuberanze lungo i bordi, che mostrano la tipica struttura ad arco. Oltre a queste, si possono scorgere anche alcune protuberanze più piccole, a patto di regolare bene la larghezza di banda con l’apposita vitina. A farmi compagnia ci sono anche Maurizio e Carla, che guardano volentieri attraverso il piccolo Lunt; nel frattempo sono arrivati anche Alberto con macchina fotografica e un super – teleobiettivo da 400 m che incute un certo timore, Luca con fotocamera e filtro in Mylar, Diego con fotocamera e tanto di lenzuolo nero per schermarsi dalla luce solare che gli conferisce un’aria da fotografo ottocentesco e Franco col suo binocolo 15×70 su cui ha montato uno spettacolare schermo con due fogli di Mylar davanti agli obiettivi e una specie di tesa per proteggersi dai raggi solari. Infine arriva anche Paolo, che ci sorprende tutti sfoggiando un piccolo binocolo solare Lunt 8×32 con cui possiamo osservare le macchie solari. Tra un’osservazione e l’altra, penso a come fissare la macchina fotografica in modo da poter riprendere una sequenza di fotografie durante la totalità dell’eclisse, e nel contempo osservarla visualmente: il piccolo treppiede fotografico con le gambe flessibili acquistato per 5 dollari in un grande supermarket Walmart non è molto adatto allo scopo, e il treppiede T1 deve sostenere il telescopio solare. Accidenti, questo è un bel problema, non posso correre rischi: domani tutto dovrà essere perfetto, perché voglio portarmi a casa un ricordo fotografico della totalità. Come fare? Alla fine di molte riflessioni, decido che la cosa migliore è osservare visualmente tutte le fasi di parzialità dell’eclisse attraverso il telescopio solare; cinque minuti prima della totalità toglierò il telescopio solare dal T1 e al suo posto monterò la macchina fotografica. Dopo la totalità rimetterò su il telescopio solare.
Nel frattempo un bellissimo tramonto su Pocatello chiude questa intensa giornata: è ora di cenare, e dopo dovremo andare a dormire abbastanza presto. Ma nessuno di noi ha sonno, perché ancora non riusciamo a credere che l’indomani osserveremo un’eclissi totale di Sole: per alcuni di noi è la prima, per cui l’adrenalina è letteralmente alle stelle…

21 agosto 2017: un giorno memorabile!

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L’alba sul South Menan Butte

Ci alziamo prestissimo, sono le 3 di mattina: molti di noi non hanno dormito, tra cui la sottoscritta. Dopo aver controllato per l’ennesima volta di non aver dimenticato nulla, alle 4 finalmente partiamo. Destinazione: South Menan Butte, a 19 km dalla cittadina di Rigby, in Idaho. Si tratta di un cono vulcanico spento alle seguenti coordinate geografiche: lat. 43° 45′ 41,81” N, long. 111° 59′ 40,75” W, che si trova a circa 3 – 4 km dalla linea di centralità dell’eclisse. Anche se in condizioni normali ci vuole solo un’ora e mezza per raggiungere il sito di osservazione, preferiamo sentirci tranquilli e raggiungere il nostro sito di osservazione con molto anticipo: non ci saremmo mai perdonati di mancare un’osservazione di un’eclissi totale di Sole se malauguratamente avessimo trovato traffico sule strade! Cosa che per fortuna non avviene, e alle 5:30 ora locale siamo già ai piedi del South Menan Butte, ad una quota di 1460 m. Jacob parcheggia il pullman nello spazio indicatogli dal personale dell’organizzazione, e noi scendiamo: l’aria è fredda, ma il cielo è terso! Siamo felici per questo, perché le previsioni del tempo fino a pochi giorni non erano molto incoraggianti, mentre per il 21 agosto davano il 75% di probabilità di meteo favorevole. Indossiamo una felpa, e qualcuno di noi risale sul bus per schiacciare un pisolino oppure va a caccia di magliette dell’eclisse dai banchetti allestiti di fronte al capannone in cui serviranno la colazione. I più coraggiosi invece conquistano la cima del South Menan Butte che si trova a circa 1620 m s. l. m., e da lì possono godere di una magnifica visione del cratere vulcanico verso est e dell’area parcheggi verso ovest, dove c’è anche il nostro pullman. In cima al vulcano ci sono già molti astrofili che hanno piazzato la strumentazione: l’atmosfera è molto simile a quella che si respira durante uno star party, tutti son impazienti di osservare uno degli spettacoli più belli che la natura possa offrire. Ne approfittiamo per aspettare l’alba e scattare qualche foto, poi con calma ritorniamo al parcheggio. Dopo la levata del Sole, verso le 9:00 iniziamo a montare telescopi e macchine fotografiche; scopro che anche un altro mio compagno di viaggio, Maurizio, ha portato il suo telescopio solare, il Coronado PST. Ogni tanto scambiamo due chiacchiere con i nostri vicini, e tra di essi troviamo anche un gruppetto di tedeschi; una coppia di americani invece ci informa che è raro vedere degli italiani in Idaho, perché non è uno degli Stati più turistici. Secondo alcune stime reperite da Internet, gli italiani hanno rappresentato la maggioranza degli europei partiti per gli USA per osservare l’eclissi totale di Sole. Il tempo scorre veloce, e verso le 10:05 completiamo l’ultima messa a punto degli strumenti: tra dieci minuti tutto avrà inizio. Lancio una rapida occhiata alla cima del vulcano: il numero di astrofili è aumentato, sembrano tante formichine sul bordo del cratere. Il primo contatto è alle 10:15:27, e subito facciamo a gara a chi per primo scorge la Luna intaccare il bordo solare. Walter Ferreri e Francesco iniziano a riprendere rispettivamente con macchina fotografica e videocamera le fasi di parzialità; anche attraverso il telescopio ci rendiamo conto di quanto sia veloce l’avanzamento del disco lunare sul Sole. Sono ben visibili alcune macchie solari, le stesse di ieri anche se in una posizione leggermente diversa, oltre a un paio di belle protuberanze a ore 1:00 e ore 3:00 sul bordo del Sole. Quando la copertura del disco solare si aggira sull’80 – 85% iniziamo ad osservare una diminuzione della luce diurna, e anche la temperatura diminuisce. Si alza anche un leggero vento d’eclissi. La rimanente luce solare che trafila attraverso i forellini del cappello di paglia di Francesca produce delle macchioline luminose a forma di mezzaluna, segno che ormai la totalità è prossima. Diamo un’occhiata a un gruppetto di cavalli che sta pascolando poco lontano per notare eventuali variazioni nel loro comportamento, ma niente, continuano a brucare completamente incuranti di ciò che sta succedendo sopra le loro teste. L’attività attorno ai telescopi si fa sempre più frenetica: sistemo la macchina fotografica al posto del telescopio solare sul treppiede, temo di non riuscire a compiere questo delicato passaggio prima della totalità, ma tutto fila liscio. Ormai più del 95% del Sole è nascosto dalla Luna, e solo una sottilissima falce è ancora visibile: indosso gli occhialini da eclissi per godermi gli ultimi istanti della fase di parzialità. Alle 11:32:56 la concitazione raggiunge l’apice: è ufficialmente iniziata la totalità, e un vistoso anello di diamante marca questo istante! Qualcuno dà l’atteso segnale:”Via i filtri!” e da questo momento possiamo osservare senza danno per gli occhi. Molte persone esultano. La corona solare diventa visibile in tutto il suo splendore (è luminosa più o meno come la Luna piena), e contemporaneamente assistiamo a un repentino calo di luminosità. L’impressione è di trovarsi in una specie di crepuscolo, come se il Sole stesse sorgendo a 360° anziché da una parte sola. Vicino al Sole riesco a scorgere Regolo e Giove; cercando di non inciamparmi in qualche telescopio, mi precipito verso la mia macchina fotografica, inquadro velocemente il Sole e lancio una raffica di scatti per immortalare la corona solare; allo stesso tempo continuo a godermi lo spettacolo ad occhio nudo: è veramente impressionante, non ci sono parole per descriverlo: osservate anche voi un’eclissi totale di Sole e potrete capire quale emozione si prova in quei momenti. Alle 11:35:14 un altro anello di diamante ci ricorda che la fase di totalità è finita, e che bisogna rimettere i filtri sugli strumenti. Riesco a fissare questo momento in una serie di scatti, e intanto penso: ”Peccato, dopo 2 minuti e 18 secondi è già tutto finito…ma perché la totalità di un’eclisse di Sole dura così poco?” Le fasi concitate della totalità lasciano spazio a un maggiore relax durante la successiva osservazione della fase di uscita, che termina alle 12:58:04. Stavolta è veramente tutto finito: dopo che l’ultima fettina di Luna si è completamente allontanata dal Sole, con calma iniziamo a smontare gli strumenti; prima di andare via una signora del nostro gruppo, e poi Walter Ferreri, salgono per errore su un pullman che però non è il nostro, suscitando le risate generali dei presenti: l’inghippo è dovuto alla forte somiglianza tra i due automezzi, entrambi della ditta Arrow, solo che il nostro pullman è marrone, non rosso! L’autista del secondo pullman, un’americana piuttosto corpulenta, ci sorride con aria divertita, e alla fine chiude la porta del bus per evitare altre nostre eventuali distrazioni. Nel primo pomeriggio riprendiamo il nostro viaggio verso Bozeman, in Montana, dove dormiremo. Durante il percorso però ci imbattiamo in un mega – ingorgo post eclisse, il che equivale a decine di chilometri di coda e a sette lunghe ore per compiere un tragitto che ne richiede la metà. Arriviamo in albergo verso le 22:30, esausti ma felici per aver vissuto in prima persona un’esperienza così coinvolgente ed emozionante come un’eclissi totale di Sole. Che speriamo di poter ripetere il 2 luglio 2019 in Cile.

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Link di approfondimento
Ecco alcuni link per approfondire quanto raccontato nell’articolo:

Meteor Crater
https://www.barringercrater.com
http://meteorcrater.com/
https://it.wikipedia.org/wiki/Meteor_Crater

Flagstaff Observatory e sonada New Horizons
https://lowell.edu/
http://pluto.jhuapl.edu/

Eclissi totale di Sole del 21 agosto 2017
https://www.greatamericaneclipse.com/

Eclissi di Sole e di Luna
http://eclipsewise.com/

Binocoli e telescopi solari
https://luntsolarsystems.com/product/sunoculars-8×32-red/

GALLERIE FOTOGRAFICHE

Las Vegas

Williams

Meteor Crater

Lowell Astronomical Observatory di Flagstaff

Grand Canyon

Lake Powell, Antelope Canyon

Bryce Canyon

Salt Lake City

Great Salt Lake

Pocatello, Soda Springs Geyser

21 agosto 2017: eclissi totale di Sole

Yellowstone

Grand Teton National Park, Jackson

Volo di ritorno Salt Lake City, New York

Targhe automobilistiche

Trucks

 

 

 

 

Sole 24 luglio 2017

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Località di osservazione: Sciolze (TO)

Orario di inizio osservazione: 12:04:26 TU 

Orario di fine osservazione: 13:12:43 TU

Strumentazione: telescopio Newton 200 f/5 + filtro in vetro Thousand Oaks su montatura equatoriale Skywatcher HEQ5 + camera QHY 5L-II-M.

Elaborazione con Avistack per la somma delle immagini delle riprese video e GIMP per il contrasto. Si tratta della stessa facola già osservata visualmente, vedi disegno sopra.

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“Astrofili al lavoro”: un esperimento di time lapse

Trovandomi in Valle d’Aosta per lavoro, e cogliendo l’occasione di due notti abbastanza serene, ne ho approfittato per cimentarmi in uno dei miei primi esperimenti di time lapse, che potete trovare poco sotto (il primo è stato quello fatto in Namibia della rotazione della volta celeste attorno al polo sud). Certo, essendo io una principiante in questo genere di cose, sicuramente la tecnica non sarà perfetta e gli astrofotografi esperti di timelapse che (forse) lo guarderanno si metteranno le mani nei capelli, ma nonostante questo il risultato mi soddisfa. Spero che piaccia anche a voi, buona visione!

Macchina fotografica: Canon EOS 1300 D + ottica EFS 18 – 55 mm

Riprese: esposizioni da 30 s a 1600 ISO f/3,5 effettuate nelle notti di 26 e 27 luglio 2017

Musica: “Inspiring cinematic” di Aleksey Anisimov

Località di ripresa: Saint Barthelemy, Lignan, dalle piazzole dietro l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta