XXVII star party di Saint Barthelemy, 7 – 8 – 9 settembre 2018

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Anche questo anno ho partecipato allo star party di Saint Barthelemy, giunto questo anno alla sua ventisettesima edizione: ovvero il mio dodicesimo star party valdostano! In effetti l’inizio della mia frequentazione di Saint Barthelemy risale all’ormai lontano 2007…

L’edizione appena conclusa ha visto una importante novità: l’assenza dell’Astronomy & Technology Expo, la fiera della strumentazione astronomica arrivata questo anno alla sua quinta edizione: la ragione risiede nella volontà del dott. Paolo Calcidese dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta di trasferire la fiera a Volandia, un bellissimo museo del volo a Somma Lombardo, in provincia di Varese, per allargare il bacino di utenza dei possibili curiosi e appassionati. Per questa ragione il weekend 1 – 2 settembre 2018 ero a Volandia per dare una mano per lo stand di Gateway to the Sky, un progetto di astrofotografia digitale portato avanti dal dott. Calcidese e da altri bravissimi astrofotografi. E in tale occasione ho scoperto di avere la stoffa della venditrice, mi sono proprio divertita a vendere libri e gadget del progetto! Molti hanno fatto acquisti, ma altrettanti mi chiedevano informazioni, sfogliavano libri e foto per tre ore, riempivano di ditate tutto quanto ma poi non compravano nulla. Antipatici. Le ditte presenti a Volandia erano SkyPoint, Tecnosky, Teleskop Service Italia, Reginato, Artesky, Auriga; assenti Geoptik, che poi ha rimediato durante lo star party, e 10 Micron, impegnata in una fiera in Germania.

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In veste di venditrice a Volandia. Fonte: Carlo Rocchi

Arrivata a Saint Barthelemy venerdì 7 settembre pomeriggio, saluto Piero e Patrizia del locale gruppo astrofili Per amor del cielo: “Ecco le chiavi del tuo ufficio!” mi dicono, e io li guardo con aria interrogativa: ma quale ufficio? Ma di cosa diavolo stanno parlando?” Poi loro e Calcidese mi aiutano a ricordare: ma certo, il mio “ufficio” è in realtà lo stand di Gateway to the Sky! Anche qui vendo qualcosina, ma l’andamento degli affari è piuttosto deludente, perchè venerdì pomeriggio non c’è ancora molta gente.

Dopo un pò vado a farmi un giretto nel campo sportivo, dove nel frattempo incontro Giosuè, un astrofilo amico di Lorenzo Comolli, che mi invita a dare un’occhiata al loro camper. Ma cosa avrà di tanto speciale un camper? Ogni camper è uguale ad un altro, tutti i camper sono bianchi o al massimo beige… tranne uno! E allora capisco il criptico invito di Giosue: l’unico camper diverso dagli altri ha diverse fotografie di oggetti astronomici sulle fiancate, davanti e dietro! Sulle due fiancate fanno bella mostra di sè due pezzi del Velo del Cigno, NGC 6960 e NGC 6992, che sono due resti di supernova, davanti la Helix Nebula e dietro la nebulosa Tarantola, che spettacolo! No dai, non posso crederci, ma è meraviglioso questo camper! Estasiata faccio almeno due volte il giro del camper per godere di tali meraviglie, e non resisto alla tentazione di scattare due fotografie. Poco dopo incontro altri due amici, Luigi ed Emmanuele, con i quali inevitabilmente ci mettiamo a chiacchierare. E dopo ancora incontro il Comolli con sua moglie Antonia e loro figlio Leonardo, un bellissimo bimbo nato pochi mesi fa. A questo punto Lorenzo mi offre un confetto. Oh no, ma quanti confetti del matrimonio hanno ancora? Immediatamente vengo assalita dal panico, e inizio a sudare freddo, memore dell’esperienza dello scorso anno. Stavolta però sono i confetti azzurri del battesimo del bimbo; ne prendo uno e ringrazio, ma la mia preoccupazione aumenta quando mi dicono che non va bene mangiarne solo uno perchè porta sfortuna, e devo mangiarne un numero dispari: aiuto, quanti confetti dovrò mangiare a questo giro? Fortunatamente Lorenzo mi permette di mangiare tre soli confetti.

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Il camper astronomico di Giosuè & co.

 

Mi dirigo poi verso il capannone del campo sportivo, sto pensando se iscrivermi o meno al concorso di astrofotografia digitale, non sono sicura di volerlo fare. Paolo Calcidese elimina alla radice la mia esitazione: prende un foglio per le iscrizioni, e d’ufficio mi iscrive al concorso, categoria profondo cielo! Bel guaio, Calcidese mi ha fregato, e adesso sono costretta a farla questa foto. Il piccolo problema è che non ho la più pallida idea di cosa fotografare… chiedo consiglio a Giuliano e Davide, che mi suggeriscono la nebulosa M 16 nell’Aquila: se mi spiccio, due ore di posa in prima serata possono bastare… va bè, proviamoci. Tentar non nuoce. Esco fuori, e dò un’occhiata agli strumenti esposti: la mia attenzione è catturata dal rifrattore Tecnosky Apo 130/900 Lanthanum sulla Crux 170, col filtro solare Daystar Quark con cui osservo una magnifica protuberanza solare. Il tempo passa velocemente, ormai il Sole sta per tramontare e l’aria diventa più fresca: è il segnale che l’ora di cena si avvicina, per cui vado verso l’ostello della gioventù che ci ospita. Impiego circa 50 minuti per arrivarci, perchè lungo la strada incontro altri amici con cui scambiare due chiacchiere, tra cui Andrea. Ci tengo a precisare che normalmente si impiegano 10 minuti…

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Rifrattore Tecnosky Apo 130/900 Lanthanum su Crux 170 + filtro solare Daystar Quark. Fonte: Giuliano Monti

 

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G-astronomia!

Dopo cena ritorno al campo sportivo, e finisco di montare il telescopio: impiego più tempo del previsto perchè è già buio, ma alla fine riesco nel mio intento; devo però fare la messa a fuoco, e questo mi fa perdere parecchio tempo, accidenti! Tra una cosa e l’altra inizio le pose su M 16 che sono quasi le 23, ed è ormai già molto bassa… a malapena riesco a fare un’ora di integrazione su questo oggetto, anche perchè qualche astrofilo birichino si avvicina troppo al tubo inondandolo di luce rossa… gli è andata bene che a questo giro ho dimenticato la spada laser a casa. Pazienza, vorrà dire che M 16 sarà destinata ad uso personale, mentre per il concorso dovrò inventarmi qualcos’altro. Dopo un altro giro di consultazioni con gli amici, ripiego sulla Bubble Nebula, NGC 7635, una nebulosa diffusa nella costellazione di Cassiopea quasi al confine con Cefeo. Lancio una sequenza di pose da 5 minuti, e mi allontano dal mio telescopio per dedicarmi con profitto all’osservazione visuale, che ci tengo a precisare non ho abbandonato: approfitto nientedimeno che del Dobson da 1 m di diametro di Fabio Marioni! Rispetto allo scorso anno, Fabio ha apportato delle migliorie, che ci permettono di godere di una magnifica visione di M 57, la nebulosa planetaria della Lira, e di NGC 6960, la parte con la stella del Velo del Cigno, un resto di Supernova! Sembra quasi di trovarsi al suo interno, talmente l’immagine è definita! Alzo lo sguardo, le velature del pomeriggio sono scomparse, e adesso il cielo è assolutamente sereno. Dopo un pò ritorno al campo sportivo per vedere l’andamento delle pose: tutto fila liscio, tranne che il tubo del Newton sta per toccare una delle gambe del treppiede. Rimango a monitorare la situazione, spero di poter fare ancora una mezzoretta… e nel frattempo escogito, assieme a Davide, uno scherzetto da fare ad Eleonora, una mia amica appassionata di astronomia: e cioè quello di farle chiedere a Franco Bertucci, appassionato visualista, di mostrarle Marte attraverso il Dobson da 76 cm di apertura! È noto quanto Franco Bertucci sia amante dell’osservazione planetaria: lui infatti considera i pianeti alla stregua di immondizia… se leggete i resoconti delle scorse edizioni dello star party di Saint Barthelemy ve ne renderete conto. Nel mentre, il mio telescopio ha raggiunto il limite: fermo le pose, e decido di tentare qualche scatto della cometa 21P/ Giacobini – Zinner: è una cometa periodica con un periodo orbitale di 6,5 anni, e un semiasse maggiore di 3,5 UA. Mi trovo però di fronte ad un problema: parlando con Emmanuele, scopro di aver preso le effemeridi sbagliate, per cui i primi scatti sono una schifezza perchè mossi; faccio qualche tentativo, dopo aver corretto i valori, che però non mi soddisfa granchè. Del resto, sono ancora agli inizi della mia esperienza astrofotografica, e il cammino sarà ancora molto lungo e pieno di errori prima di riuscire a combinare qualcosa di buono…

Sono le 4 passate, e devo riprendere le immagini di calibrazione; mentre il telescopio va vago per il campo sportivo e ogni tanto scambio due chiacchiere con altri appassionati. Il mitico bar delle salamelle è chiuso tre ore prima, che delusione, per cui non posso neanche prendermi un the caldo. Tra una cosa e l’altra si fanno le 6, e alla fine mi decido ad andare a riposare un pò. Per poi rialzarmi verso le 9.30.

La mattina del sabato, come al solito, trascorre velocemente tra chiacchiere e risate; il campo sportivo si riempie di astrofili e curiosi, accorsi per ascoltare il concerto della banda musicale La Lyretta di Nus. Provo anche a seguire le conferenze, ma non posso fermarmi troppo perchè ora bisogna mettere mano alla mia fotografia della Bubble! In realtà non la elaboro io, ma lascio volentieri l’arduo compito ad Andrea Pistocchini e Stefano Cademartori, che guarda caso sono proprio due dei bravissimi astrofotografi del progetto Gateway to the Sky e che ringrazio ancora molto per l’aiuto che mi hanno dato. In breve attorno a loro si forma un capannello di apprendisti astrofotografi e curiosi, e come per magia la Bubble Nebula prende forma [cliccare sulla foto per la versione ingrandita e per leggere i dati tecnici]:

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NGC 7635 Bubble Nebula. Questa immagine è frutto di un lavoro di squadra: mentre l’autrice del blog ha fatto le riprese, l’elaborazione è a cura di Andrea Pistocchini e Stefano Cademartori: grazie per l’aiuto!

A pranzo ci concediamo un panino alla salamella con cipolle e pomodoro e un gelato al bar allestito al campo sportivo, poi seguiamo le conferenze nel tendone seminari; nel frattempo arrivano anche Franco Bertucci e i suoi amici Carlo e Stefano assieme al Dobson da 76 cm di apertura, che montano vicino al tendone seminari: che bello, si prospetta una nottata di goduria astronomica attraverso il Dobson!

Ormai è tardi, e anche oggi il Sole tramonta sul campo sportivo: questa sera è molto più fresca della precedente, ma ahimè porta anche parecchia umidità. Nonostante il parere contrario di Davide decido lo stesso di provare a riprendere la galassia M 33 nel Triangolo: la galassia è appena sorta e ho tutta la notte per riprenderla! Ma anche stavolta la legge di Murphy colpisce implacabile: a causa di uno sbaglio nelle impostazioni del software di acquisizione delle immagini, in due ore riesco a fare solo una ventina di minuti di posa. E in più sta salendo una foschia che per per un’oretta ci impedirà di combinare alcunchè. Prima che il cielo si copra del tutto, riesco però ad osservare il Quintetto di Stephan attraverso il Dobson da 76 cm di Bertucci: la galassia NGC 7331 è la più luminosa, e appena sotto ci sono le altre quattro, estremamente deboli. Sono molto soddisfatta per averle osservate tutte e cinque, tutto sommato ho ancora un minimo di abilità visualistica residua, nonostante mi stia avvicinando all’astrofotografia! Quando il cielo si copre del tutto, andiamo a casa di Stefano per stare in compagnia e bere qualcosa, e lì troviamo anche Flavio e Stefano Seveso, impegnati nelle riprese della cometa e della nebulosa dei Fantasmini, che si chiama così proprio a causa della sua forma, che ricorda proprio quella di tanti piccoli fantasmini. Stiamo un pò lì poi decidiamo di andare a dormire: ovviamente il cielo è di nuovo sereno, ma non ho più voglia di montare di nuovo tutto, perchè sono ormai le 3.10. Decido di andare a dormire.

Domenica 9 settembre mi alzo alle 9.30, devo consegnare la fotografia della Bubble per il concorso. Alle 11.30 c’è la premiazione, quindi ho ancora tempo per fare una passeggiata nel campo sportivo e prendermi un caffè e una brioche per colazione. Prima di proclamare i vincitori del concorso astrofotografico, i partecipanti al concorso raccontano brevemente soggetto ripreso, strumentazione usata etc, e poi Bertucci aggiunge ancora qualche commento, e, da showman quale è, ci fa morire dal ridere quando ad un certo punto dice che gli tocca fidarsi di questi astrofotografi, che si ostinano a fotografare oggetti difficilissimi, che lui, per la miseria, non riesce proprio a vedere; almeno per ora, perchè tanto inventeranno dei filtri che prima o poi risolveranno questo problema. Di certo però Bertucci non si aspettava che tra questi astrofotografi ci fosse anche la sottoscritta: “Ma la foto di Giovanna chi?!?”, e penso che quando ha capito che ero io, gli sia venuto un mezzo infarto, e questo è confermato da voci di star party.

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Veduta del campo sportivo

Alla fine, nonostante il lavoro di squadra, la Bubble Nebula non è stata premiata dalla giuria, ma pazienza, l’importante è partecipare; devo però stare attenta, perchè tra 4 – 5 anni al massimo avrò un altro temibile rivale: Leonardo, il figlio del Comolli! A quanto pare, è già stato iniziato dal papà all’arte astrofotografica, e secondo altre indiscrezioni gli è stato anche regalato un telescopio… il primo premio del concorso sezione profondo cielo, un razzo ad acqua, è andato a Paolo Demaria per la sua dettagliatissima immagine di M 31, la galassia di Andromeda. Chissà se mi farà giocare col razzo una volta o l’altra?

A pranzo ci siamo ritrovati in 25 al bar della piazza: e lì ho capito come si sentono le sardine in scatola, perchè eravamo tutti allo stretto; nonostante questo è stato un piacevolissimo momento di convivialità, perchè assieme a noi c’erano, tra gli altri, anche Bertucci e due astrofili australiani in vacanza: durante il loro tour Italia – Svizzera – Francia, hanno saputo dello star party e hanno montato la strumentazione nelle piazzole dietro l’osservatorio. Immagino che abbiano provato quella sensazione di meraviglia nel vedere il cielo boreale, che noi italiani proviamo nel vedere il cielo australe; subito dopo però si saranno domandati ma quanto inquinamento luminoso c’è da queste parti?

Dopo pranzo mi sono fermata ancora un pò con Attilio e Alessandra, Piero e Patrizia e Davide, e ne ho approfittato per iscrivermi al Gruppo Astrofili Per Amor del Cielo: la mia tessera è la numero 102, come il film di animazione La carica dei 102. Il campo sportivo è ormai deserto, e noi siamo tra gli ultimi ad andare via. Si conclude così il XXVII star party di Saint Barthelemy.

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Avventure e disavventure sopra quel ramo del lago di Como: campo estivo Celestia Taurinorum – Rifugio Venini, Monte Galbiga (CO), 9 – 11 agosto 2018

Dal 9 all’11 agosto ho partecipato con i miei astrofili di Celestia Taurinorum al II campo estivo astronomico dell’associazione presso il rifugio Venini: esso si trova a 1500 m s. l. m.  in Valle d’Intelvi, sopra il lago di Como, sopra i paesi di San Fedele e Pigra.

[Cliccare sulla foto sottostante per accedere alla galleria fotografica del campo estivo]

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E’ giovedì 9 agosto 2018: finalmente, dopo mesi che se ne parlava, è arrivato il momento di partire per il campo estivo! Dopo aver controllato di non aver dimenticato nulla, mi metto in viaggio: arrivo tranquillamente fino a Como, ignara che di lì a poco la nostra avventura avrebbe assunto toni epici. Giunta sul lago, mi accingo a percorrere la strada che lo costeggia, lasciandomi alle spalle i vari paesini che si affacciano sulle sue rive: Lenno, Mezzegra, Azzano, Tremezzo, Cadenabbia… ad un certo punto però il traffico rallenta, finchè non si trasforma in un gigantesco ingorgo in cui è impossibile andare avanti o tornare indietro. Anche gli altri ragazzi dei Celestia sono nella stessa situazione, e ben presto ci rendiamo conto che non ne saremmo usciti in breve tempo. Usciti dal maxi ingorgo, ecco che ci si profila all’orizzonte la seconda disavventura: sbagliamo strada! Il navigatore vuol farci fare a tutti i costi il sentiero che solitamente fanno gli escursionisti a piedi per raggiungere il rifugio impiegandoci circa tre ore. Poi, guardandoci attorno, ci accorgiamo che l’edificio appena raggiunto non è il rifugio: è troppo basso, e in più è piuttosto diverso dalle foto viste in Rete! Al che telefoniamo al rifugio, chiedendo lumi su come raggiungerlo: evidentemente li stiamo facendo disperare, secondo me almeno altre 200 persone avevano telefonato prima di noi per la stessa ragione. Ormai l’ora di pranzo è passata, sono quasi le tre del pomeriggio, e io sono quasi tentata di tornare indietro. Alla luce delle indicazioni dei gestori del rifugio, finalmente riusciamo a raggiungere il Venini: le fatiche per arrivare sono ripagate dal panorama mozzafiato che ci si para davanti: il rifugio è su un crinale che parte dal monte Galbiga, alto 1698 m, e si gode di una vista eccezionale sul lago di Como! Dopo pranzo, decidiamo di allestire il campo base a poche decine di metri dal rifugio. Alberto ha portato un Newton 40 cm f/4,3 in fibra di Carbonio, che farà bella mostra di sè su una grande montatura equatoriale a forcella autocostruita, Christian, Samuel e gli altri intanto portano su treppiedi e montature dei loro telescopi. Io scelgo un angolino di prato pianeggiante, e sistemo treppiede, montatura e contrappesi, poi copro il tutto con l’apposito telo. Il meteo è incerto, grosse nuvole stanno arrivando; penso che sì, verrà giù un pò di pioggia, ma non dovrei avere troppi problemi, tanto c’è il telo che protegge il tutto…sbagliato! In pochissimo tempo viene giù il diluvio universale: pioggia, vento, fulmini, due di essi cadono abbastanza vicini al rifugio, e ad un certo punto, guardando fuori, non vedo più la mia montatura: panico totale, quando realizzo che una raffica di vento più forte ha tirato giù tutto, e che la mia bella NEQ6 giace per terra sotto la pioggia! Mi metto le mani nei capelli, e sbianco in viso, in quel momento penso che la mia faccia sia diventata più bianca della montatura stessa. Finita la tempesta, mi precipito fuori a constatare l’entità dei danni: apparentemente sembra tutto a posto, gli altri ragazzi mi aiutano a portare tutto dentro e asciughiamo alla bell’e meglio, dovrò però farla controllare. Accidenti, che gran stupidaggine che ho fatto, neanche se avessi iniziato da poco… mi consolo con la cena, e poi con una bella partita di “Cards against humanity”, un gioco di società che non conoscevo, portato da Christian: l’idea è che, a turno, ognuno pesca una carta nera con una domanda, e gli altri devono rispondere nel modo più bizzarro possibile con una risposta contenuta in una carta bianca. Il gioco è davvero divertente, e una partita può durare anche molte ore. Alle 23 circa diamo un’occhiata al cielo, ma purtroppo è coperto, per cui niente osservazioni: ci tocca andare a dormire.

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L’indomani, 10 agosto, il cielo è sereno: un manipolo di coraggiosi esploratori dei Celestia capeggiati da Luca e Andrea parte alle 7 e punta senza esitazione verso la cima del monte Galbiga per sottoporsi a una dura sessione di allenamento fisico in perfetto stile marines: addominali, flessioni, planck, squat… devono scolpirsi per temprarsi a una nuova nottata osservativa. Molti pensano all’astronomia come ad un hobby tranquillo, ma non è affatto così, e tra poco capirete il perchè. Io, vigliaccamente, non ho fatto parte della spedizione, perchè mi sono alzata più tardi, anche perchè nel frattempo ci ha raggiunto un mio amico, Martino, con cui faccio la stessa passeggiata fino alla cima del Galbiga ma con calma: sarà un segno che sto invecchiando? Giunti in cima ci sbizzarriamo a fotografare il paesaggio, da lì si possono osservare i due laghi di Lugano e Como. Sulla via del ritorno passiamo davanti al piccolo osservatorio astronomico gestito dal Gruppo Astrofili Lariani: purtroppo è chiuso; provo lo stesso a telefonare per chiedere se era possibile fare un’eccezione per noi astrofili, ma niente, la prossima serata sarà il 18 agosto. Pazienza, ci consoleremo con la g-astronomia all’ora di pranzo, che richiede poco per essere praticata con profitto: una buona compagnia, buon cibo e vino rosso a volontà per vedere il Quadruplo Ammasso di Perseo e stelle doppie a gogò. Il pomeriggio sembra essere tranquillo, e lo è fino ad un certo punto, ma anche stavolta ci sbagliamo: un gruppo di sei ragazzi belgi è salito al rifugio a piedi in circa tre ore, ma adesso che sono le 19 sono stravolti e non se la sentono più di scendere a piedi, e quindi cercano qualcuno che li accompagni giù fino a San Fedele. Si offrono Samuel e Giulia e la sottoscritta con Martino. Fortunatamente riusciamo a comunicare in inglese, perchè purtroppo nessuno di noi conosce il belga, e riusciamo anche a farci un sacco di risate. Quando ritorniamo, ormai è ora di cena: finalmente il cielo è sereno! E una bella Via Lattea fa capolino sopra le nostre teste, c’è però tanta umidità, per cui decido di non montare il mio telescopio, ma di tentare uno star trail sul lago di Como. I ragazzi invece si precipitano a montare i loro telescopi, e riescono ad osservare alcuni oggetti tipici del cielo estivo, tipo le nebulose Laguna e Omega e il Velo del Cigno. Le nostre osservazioni ad un certo punto vengono interrotte da un incontro ravvicinato del terzo tipo: una mucca astrofila! È bianca e nera, e passeggia per il campo base muggendo a squarciagola; temo per i telescopi, ma per fortuna non capita nulla. Quando ritorna, si piazza alla mia destra a cinque metri di distanza e rimane immobile per un bel pò: starà schiacciando un pisolino? Quando si sveglia, si gira verso di me, e a quel punto mi preparo per una fuga a gambe levate assieme alla macchina fotografica perchè temo voglia rincorrermi; quando avanza verso di me decido di spostarmi prudentemente in un altro luogo. Martino tira fuori il binocolo 20×100 con cui osserviamo, assieme a Matteo, Dalila, e Giampiero il Doppio Ammasso di Perseo, M 57,  M 11, la galassia di Andromeda, M 27 e NGC 457. L’umidità però avanza implacabile e alle 2.30 siamo costretti a chiudere baracca e burattini e ad andare a dormire.

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La mattina del 12 agosto è caratterizzata dalla solita passeggiata sulla cima del Galbiga, stavolta a caccia fotografica di parapendiisti! È uno spettacolo vederli prepararsi al decollo e discutere di termiche, planate, traversoni, meteorologia, quanto mi piacerebbe provare un volo in tandem in parapendio! Mentre fervono i preparativi scambiamo anche due parole con loro. Poco prima di pranzo osserviamo il Sole, che, essendo nel minimo di attività, non mostra alcuna macchia solare; e il campo estivo per alcuni di noi si conclude così, con uno o più piattoni di risotto ai funghi e tante risate in ottima compagnia. Arrivederci al prossimo campo estivo!

 

XI Star party del Monferrato, Odalengo Piccolo, 14 luglio 2018: uno star party per pochi intimi

Per inaugurare alla grande il primo blocco di vacanze, sabato 14 luglio 2018 sono andata allo star party di Odalengo Piccolo, giunto questo anno alla sua undicesima edizione. Sono arrivata lì in mattinata, trovando uno dei miei amici astrofili, Martino, reduce da una nottata proficua nottata per le osservazioni astronomiche, specialmente planetarie. Dopo aver montato la tenda, ho montato anche il telescopio; nel frattempo ci hanno raggiunto anche altri amici astrofili, come Davide, Paolo, Claudia; più tardi ci hanno raggiunto anche Fabrizio e Valentina con loro figlia, una bellissima bimba di appena due mesi: diventerà anche lei un’astrofila, visto che i suoi genitori lo sono? Dopo un panino veloce per pranzo, sono iniziate lunghe chiacchiere tra noi appassionati, e tra una chiacchiera e l’altra ho dato una mano a Davide per montare il suo telescopio, visto che temeva di essersi dimenticato la procedura di montaggio; fortunatamente poi alla fine funzionava tutto, e tutti i cavi erano collegati nel modo giusto. La sera ci siamo mangiati una bella pizza, e con preoccupazione abbiamo constatato il lento ma inesorabile rannuvolarsi del cielo; ritornati in osservatorio, la copertura nuvolosa è diventata sempre più spessa, lasciandoci giusto qualche buco di sereno per fare osservazioni visuali; ecco cosa abbiamo osservato:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 31, M 32, M 110 galassie in Andromeda

M 97 nebulosa planetaria nell’Orsa Maggiore

NGC 6960 Velo del Cigno, resto di supernova

NGC 457 ammasso aperto del Gufo, in Cassiopea

M 11 ammasso aperto dell’anatra selvatica nello Scudo

e poi basta, perchè poi le nuvole ahimè hanno avuto la meglio…accidenti! Pazienza, vuol dire che ci rifaremo il prossimo anno; la compagnia comunque è stata ottima, anche se eravamo in pochi ma affiatati amici.

[Cliccare sulla foto per accedere all’album dello star party]

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Star party di Alpette 7 luglio 2018

Sabato 7 luglio 2018, uscita da lavoro, ho deciso di fare una toccata e fuga veloce ad Alpette, un piccolo paesino nel Canavese, in provincia di Torino, per partecipare allo star party organizzato dal locale gruppo astrofili, gli Amici del Polo Astronomico; il programma delle conferenze è stato molto ricco:

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Fonte: Amici del Polo Astronomico

Io purtroppo non ho potuto seguirle, ma dovevano essere molto interessanti. Durante lo star party è stata conferita la cittadinanza onoraria di Alpette al dott. Walter Ferreri, astronomo dell’Osservatorio Astrofisico di Torino.

Dopo aver salutato Daniele, Davide e gli altri astrofili presenti, sono andata verso la piazza dedicata agli astrofotografi, dove ho trovato altri appassionati intenti a montare il loro telescopio. Con tutta la calma immaginabile, anche perchè c’erano nuvole dappertutto, ho montato anche il mio telescopio; e ho potuto constatare che impiego il triplo del tempo per questa operazione, da quando ho avuto la folle idea di lanciarmi a capofitto nell’astrofotografia; devo però dire che non pensavo fosse così divertente! Dopo aver valutato la situazione meteo assieme agli altri astrofili, decido di azzardare una sequenza di scatti sul Velo del Cigno, un resto di supernova dentro l’omonima costellazione, in quel momento quasi allo zenith. Il cielo non è completamente libero dalle nubi, e questo mi fa perdere in continuazione la stella guida, lo stesso capita anche agli altri astrofili presenti. Tra uno scatto e l’altro faccio due passi, e chiedo a un tizio se gentilmente ci spegne la luce del balcone, che guarda caso è diretta proprio verso i telescopi… il tizio fa la cosa giusta (altrimenti gli avremmo riservato un trattamento speciale con la spada laser), e noi e i nostri telescopi finalmente ripiombiamo nell’oscurità.

Ad un certo punto un anziano signore passa a trovarci, è curioso di quello che stiamo facendo, e ci chiede se gli facciamo osservare qualche astro attraverso il telescopio; gli spieghiamo che purtroppo no, non è possibile questo, perchè noi siamo astrofotografi e non siamo attrezzati per le osservazioni visuali; lo mandiamo dai nostri colleghi visualisti nella piazza davanti al planetario, loro sì che possono soddisfare la sua richiesta. Le nuvole non accennano a scomparire; nonostante questo le mie pose vanno avanti, e dopo un pò decido di fare di nuovo una passeggiata, stavolta verso la piazza davanti al planetario, dove possono ammirare un bel Saturno attraverso il C8 di Emanuele, anche se c’è un pò di turbolenza atmosferica; Davide invece si sta arrabbiando con la telecamera planetaria, che il computer, per ragioni del tutto ignote, non riconosce. Scambiate due chiacchiere anche con loro, ritorno alla mia postazione; più o meno sono le 2, e finalmente il cielo si è schiarito! Lancio ancora una sequenza di scatti sul Velo, e nonostante molte tribolazioni, riesco a ottenere qualche scatto decente; devo riconoscere che l’astrofotografia, nonostante sia una faccenda complicata, dà anche diverse soddisfazioni, e questo è quello che ho ottenuto: [cliccate sulla foto per vedere i dettagli tecnici]

Immagine salvata con i settaggi applicati.

Alle 4.30 smonto il telescopio, carico la macchina e vado via; anche se mi sono fermata poco, la notte è stata comunque proficua, e spero di fare presto il bis!

Astronomia all’Astrobioparco di Felizzano

Da quando sono diventata un’astrofotografa (o almeno questa è la mia idea) il tempo libero durante le notti osservative è aumentato a dismisura: se prima molto di esso era dedicato a studiare gli atlanti stellari o a imprecare contro l’appannamento della lente del cercatore che ti impediva di vedere quella nebulosa planetaria , adesso è diverso, perchè dopo aver lanciato la sequenza di scatti, in pratica uno non deve poi far più nulla.

Il video qui sotto nasce proprio a seguito della necessità di inventarmi un nuovo passatempo nonchè dalla curiosità di sperimentare qualcosa di nuovo; si tratta di una serie di scatti effettuati all’Astrobioparco di Felizzano, approfittando del resto delle notti serene post serate divulgative pubbliche oppure del recente star party o di altre occasioni di visita all’Astrobioparco.

Riprese: scatti singoli effettuati con Canon EOS 400 D, Canon EOS 1300 D + obiettivo 18 – 55 mm su treppiede RP Optix T1

Esposizione per time lapse notturni e star trail: 30 s, 800 ISO, f/3,5

Elaborazione: Photivo, GIMP; Starstax per star trail animato, FFMPEG per time lapse

Musica: Epic inspiring di Alex Che

Star party di Felizzano 9 giugno 2018 – Resoconto

Sabato 9 giugno, uscita da lavoro, sono partita alla volta dell’Astrobioparco di Felizzano per lo star party; pensavo di arrivare per le 20:30, ma, complici lo scarso traffico in autostrada e la mia velocità sostenuta, arrivo attorno alle 20. La terrazza dell’Astrobioparco era già piena di astrofili intenti a montare la strumentazione, e nel giro di poco li ho imitati anche io: dopo aver portato su tutte le borse con l’attrezzatura, con l’aiuto di Carlo ho sistemato i 15 kg della mia montatura NEQ6 Pro sulla colonna assegnatami da Giuliano; grande è stata la mia sorpresa quando mi sono ritrovata un capannello di astrofili e curiosi tutt’attorno, che supervisionavano le operazioni di montaggio del telescopio! Evidentemente si deve essere sparsa la voce che ormai sono diventata un’astrofotografa a tutti gli effetti…

[Cliccare sull’immagine sottostante per accedere alla galleria fotografica dello star party]

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Il mio telescopio è pronto per la notte. E voi?

In terrazza ho ritrovato tantissimi cari amici, anche loro astrofili, con cui ho scambiato volentieri due parole, visto che non ci si vedeva da tanto; e con loro ho anche cenato. Tra di loro anche Paolo Calcidese, astrofisico dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, che ha presentato il progetto Gateway to the Sky, e Piero Bianucci che ha tenuto una conferenza su Primo Levi. Ho addirittura incontrato la mamma di una mia amica, una simpatica curiosa di astronomia, che vorrebbe osservare attraverso il mio telescopio, ma purtroppo non sono ancora pronta, per cui la mando da un astrofilo proprietario del bel Dobson Nadirus da 12″, già operativo… rifletto sul fatto che ora impiego il triplo del tempo a montare la strumentazione, ma le fatiche valgono la pena, perchè un’immagine astronomica è qualcosa da poter condividere con altri appassionati di astronomia ma non solo.

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Fonte: Martino Balbo

Dopo cena, ultimate le procedure per rendere il telescopio operativo, ho deciso di provare a fotografare NGC 6888, nota anche come Crescent Nebula, una nebulosa resto di supernova di 25 anni luce di diametro distante 5000 al: grazie ai suggerimenti di Andrea, abbiamo appurato che quel piccolo trapezio di stelline al centro della mia inquadratura era proprio quello dentro la Crescent! Meno male, voleva dire che l’allineamento polare era buono… lancio la prima sequenza di riprese, per vedere che la guida tenga: procede tutto bene, e nel frattempo ne approfitto per fare due chiacchiere; un altro astrofilo mi chiede aiuto per puntare il telescopio dell’osservatorio, un rifrattore apo tripletto 175 / 1400 trattato FPL 53 su Giove, che si mostra in tutta la sua bellezza: visibilissime le due bande equatoriali, e addirittura scorgiamo l’inizio del transito di uno dei suoi satelliti medicei, Io, sul disco del grande pianeta! Il satellite appare come un puntino nerissimo su Giove. Nei momenti di calma si intravedono addirittura una sottilissima banda scura tra quelle equatoriali e nella zona polare.

Ritorno al mio telescopio, la guida resiste ancora; altre due chiacchiere e mi chiedono di puntare Saturno, splendido: si vedono benissimo la divisione Cassini e i suoi satelliti principali! E anche alcune sfumature di un marroncino più scuro sul disco. Dò un’occhiata all’andamento delle mie riprese, accidenti, ho perso la stella guida perchè la lente obiettivo del telescopio guida si è appannata! Con un phon tolgo l’umidità dalla lente, poi proseguo imperterrita con le riprese. Vado poi a curiosare i pianeti attraverso un rifrattore Tecnosky apo 130. Nel frattempo ho anche lanciato una sequenza di time lapse a grande campo portando la macchina fotografica e il fedele treppiede RP Optix T1 sulla terrazza superiore, dove c’è la cupola; peccato che dopo un pò mi si appanni anche l’obiettivo della macchina fotografica…accidenti!

Ormai è molto tardi, e molti astrofili smontano e abbandonano la terrazza: guardando a est già si vedono le prime luci dell’alba, e una Luna quasi all’ultimo quarto sta sorgendo, silenziosa testimone di una proficua notte di osservazioni astronomiche e di tante chiacchiere tra amici astrofili.

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