Tecnica

Supernova nuova puntata del 5 dicembre 2016: astrofotografia con Lorenzo Comolli

La nuova puntata di Supernova è disponibile alla pagina Supernova – Podcast di astronomia -> Stagione 3 – 2016 – 2017.

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Le animazioni astronomiche 3D di J-P Metsävainio

J-P Metsävainio è un astrofotografo finlandese che spesso e volentieri si cimenta nella ripresa di oggetti celesti con tecniche particolari, come potete vedere navigando nel suo sito http://astroanarchy.zenfolio.com/. L’ultima sua fatica è stata quella di montare in un video alcune immagini tridimensionali di varie nebulose costruite a partire da sue fotografie astronomiche in 2D, e quello che segue è il risultato finale, che trovate su Youtube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=B3LZPzmu3pc&feature=youtu.be:

L’autore ci spiega brevemente anche come ha ottenuto il video:

“Ho convertito immagini astronomiche riprese da me in vari formati 3D. Questa volta ho preparato una video raccolta a partire dai miei modelli sperimentali di nebulose in 3D. Potete trovare tutte le immagini originali in 2D con i dettagli tecnici sul mio sito http://astroanarchy.zenfolio.com/.

A causa delle enormi distanze degli oggetti celesti, è impossibile immaginarsi quale sia la loro reale parallasse per ottenere un’informazione sulla loro tridimensionalità. Ho sviluppato un metodo per trasormare le mie immagini in modelli 3D. Ecco una spiegazione breve e semplificata di come sono state costruite le immagini in 3D:

I miei esperimenti 3D sono un mix tra scienza e personale impressione artistica. Prima di procedere con la conversione 3D raccolgo dati sulle distanze degli oggetti e altre informazioni. Di solito ci sono stelle note, così posso piazzarle alle giuste distanze relative tra di esse. Se conosco la distanza di una nebulosa posso adattare molto finemente le distanze delle stelle in modo che la quantità corretta di stelle si trovino di fronte e dietro l’oggetto. Utilizzo il metodo della “regola del pollice” per le stelle, cioè una stella più brillante è più vicina, ma se la reale distanza è nota provo a usare quella. Molte fome possono essere immaginate osservando attentamente le strutture nella nebulosa. Allo stesso modo le nebulose oscure devono trovarsi di fronte a quelle di emissione per poter essere osservate. La struttura generale di molte regioni di formazione stellare è la medesima. C’è un gruppo di stelle neonate, come quelle presenti in un ammasso aperto all’interno della nebulosa. Il vento stellare proveniente da queste stelle poi soffia via il gas attorno all’ammasso, formando così una cavità, un buco, attorno ad esso.

Le formazioni a forma di colonna nella nebulosa devono puntare ad una sorgente di vento stellare per la stessa ragione. Il flusso di operazioni da fare porta infine ad un risultato abbastanza verosimile.

Ho convertito le immagini 2D originarie in immagini 3D usando un software per la modellizzazione di superfici. Per prima cosa si suddivide l’immagine in strati a seconda del contenuto, poi ogni strato viene proiettato su una superficie 3D. Per avere un risultato il più possibile realistico ho usato anche un altro software, Bmp2CNC, che converte le ombre nell’immagine in una forma in 3D. Ho reso l’intero processo semiautomatico, nonostante ciò impiega comunque 45 minuti circa per tirar fuori un modello 3D come quello di questo video.

La cosa bella dei modelli finali 3D è che solo elementi dalle originarie immagini 2D sono usati!”

Una Grande Nebulosa di Orione davvero inedita

L’astrofotografo statunitense Robert Fields ha approfittato di alcuni momenti di cielo sereno durante il freddo inverno del Michigan per catturare questa splendida immagine della famosa Nebulosa di Orione. Anche nota come M42, questa gigantesca nube di gas e polveri nella Spada di Orione è un’evanescente bolla luminosa in cui si stanno formando nuove stelle.

m 42

Della Nebulosa di Orione esistono svariate immagini, facilmente reperibili in rete e in parecchi libri. Ma questa fotografia appare un tantino differente: Fields infatti non ha raccolto la luce su tutto lo spettro del visibile, ma ha effettuato esposizioni di quattro ore a banda stretta, scegliendo tre bande centrate rispettivamente sulle lunghezze d’onda delle righe dell’idrogeno alfa (H-alfa, a 656,3 nm), dello zolfo ionizzato una volta (a 671,6 nm e 673,1 nm, nel rosso) e dell’ossigeno ionizzato due volte (a 500,7 nm e 495,8 nm, nel blu-verde). Durante la fase di elaborazione sono stati assegnati dei falsi colori ad ogni lunghezza d’onda: verde all’H-alfa, rosso allo zolfo ionizzato, e blu all’ossigeno ionizzato, in modo da produrre una rappresentazione visuale delle abbondanze di ogni atomo e delle condizioni fisiche attraverso la nebulosa.

Sono ben evidenti le deboli ma numerose fini strutture che caratterizzano i filamenti di polveri, formate da minuscoli grani di materia interstellare evidenziati dalla luce riflessa dalle stelle adiacenti.

Per raccogliere una quantità di luce sufficiente nel freddo cielo del Michigan per realizzare la fotografia, Fields ha usato un astrografo Takahashi FSQ 106, una camera CCD STL 110000, e parecchia della sua abilità ed esperienza.

[L’articolo con la notizia originale, in inglese, su http://oneminuteastronomer.com/9807/great-orion-nebula-2/]

Come montare il Celestron Firstscope 76 mm sulla HEQ5

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul sito degli amici dell’Associazione Cernuschese Astrofili, ma secondo me può essere un’idea  utile a chiunque avesse un telescopio Celestron Firstscope. Potete scaricarlo in versione pdf da qui.


Ecco come ho risolto il problema dell’instabilità di uno dei miei strumenti, un Celestron Firstscope da 76 mm di apertura e 30 cm di focale,che prima di questa piccola modifica usavo appoggiandolo su un malfermo tavolino da campeggio.
Per prima cosa ho recuperato il treppiede della montatura HEQ5 dell’altro telescopio in mio possesso,un Newton 200 f/5: dato che tale treppiede sostiene senza problemi un peso di circa 20 kg tra tubo ottico e testa equatoriale HEQ5, a maggior ragione sopporterà uno strumentino che non pesa neanche 3 kg ,essendo il diametro delle sue gambe di 4 cm.
In casa avevo un pezzo di legno di dimensioni 14,5 x 10 x 8 cm con un foro passante centrale di 3 cm di diametro, proveniente da una di quelle pedane di legno che si usano nei supermercati (Figura 1) ; ho chiesto ad un conoscente che possiede un trapano a colonna di praticare un altro foro,più piccolo e non passante ,di circa 1,5 cm di diametro, decentrato rispetto al primo. Questo foro più piccolo costituirà la sede entro cui si posizionerà il perno presente sul treppiede della HEQ5 (vedi foto 1) e quindi la sua lunghezza deve essere un po’ maggiore di quella del perno stesso. Per preservare il legno dall’usura e dall’umidità potete dipingerlo con una soluzione di colla vinilica e acqua (l’acqua serve a far penetrare il collante più in profondità nel legno e a facilitarne l’applicazione ).

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Figura 1

In ferramenta ho comprato questi elementi:
– una barra filettata di acciaio inox lunga 1m, costo 5 euro (Figura 1); ho preferito questo materiale allo zinco per la sua maggiore robustezza.
ATTENZIONE: il diametro della barra filettata deve essere di 8 mm, cioè lo stesso del bullone che unisce i due dischi della base del Celestron Firstscope; ho poi chiesto alla stessa persona del trapano di tagliarmene un pezzo lungo 25 cm, tramite un flessibile;
– due galletti, dello stesso diametro della barra filettata, al costo complessivo di 0,60 euro (Figura 2);
– due rondelle col foro centrale di diametro leggermente superiore rispetto a quello della barra (Figura 2).

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Figura 2

Di seguito, come assemblare il tutto:
Prendete il treppiede, estendetene le gambe alla massima lunghezza e serratele tramite gli appositi blocchi;
Appoggiate il supporto di legno sul treppiede; fate in modo che il perno del treppiede si inserisca nel foro decentrato, il più piccolo (Figura 3);

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Figura 3

Togliete dado e bullone che uniscono i due dischi della base del Celestron Firstscope;
Appoggiate lo strumento sul supporto in legno;
Inserite una rondella e un galletto sulla barra filettata;
Fate passare la barra prima attraverso il foro del treppiede, poi attraverso quello di 3 cm del supporto di legno, infine attraverso quello alla base del telescopio (Figura 4);

Figura 4

Figura 4

Inserite, questa volta dal lato del telescopio, prima l’altra rondella e poi l’altro galletto (Figura 5);

Figura 5

Figura 5

Avvitate i due galletti stringendoli verso la base dello strumento (Figura 6), finchè le due rondelle non aderiscono bene; attenzione però a non stringerli troppo, altrimenti i due dischi della base non scorrono più bene l’uno sull’altro.

Figura 6

Figura 6

A questo punto non vi resta altro che portare fuori il vostro strumento ed iniziare le osservazioni; oltre alla stabilità, guadagnerete molto anche nella comodità di posizione dell’oculare,che si troverà ad una altezza di circa 1,40 m da terra e non più ad 1 m o poco più, come nel caso in cui il telescopio è appoggiato sul tavolino da campeggio.