Namibia

Supernova: puntata del 16 gennaio 2017, osservando il cielo con l’Associazione Ligure Astrofili Polaris e dalla Namibia

Nella sezione “Supernova – Podcast di astronomia”

è disponibile il podcast della nuova puntata di Supernova: buon ascolto!

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Supernova nuova puntata del 5 dicembre 2016: astrofotografia con Lorenzo Comolli

La nuova puntata di Supernova è disponibile alla pagina Supernova – Podcast di astronomia -> Stagione 3 – 2016 – 2017.

XXV Star party Saint Barthelemy, 2 – 3 – 4 settembre 2016

Da venerdì 2 settembre a domenica 4 settembre 2016 si è svolta a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, la 25-esima edizione del tradizionale star party. Già, avete letto bene: proprio l’edizione numero 25, vuol dire che lo star party più antico d’Italia ha raggiunto il notevole traguardo del quarto di secolo. Questo star party ha rappresentato il mio decimo star party a Saint Barthelemy: ho iniziato a frequentare questo posto nel 2007, e da allora non l’ho più abbandonato. E questo anno avevo un motivo in più per partecipare: essendo appena rientrata dalla Namibia, con gli amici “namibiani” abbiamo anche presentato un poster sulla nostra bellissima esperienza di osservazione del cielo australe.

Sono salita a Saint Barthelemy giovedì 1 settembre perchè la mia presenza era richiesta dai colleghi dell’Osservatorio Astronomico Valdostano per alcuni lavori relativi alla logistica dello star party, vale a dire attaccare i fondamentali striscioni “Reception” e “Abbassare le luci”, anche se quest’ultimo avvertimento è stato regolarmente disatteso, perchè per tutto lo star party diverse macchine con le luci bianche accese a tutto spiano percorrevano in lungo e in largo la strada che va verso il campo sportivo, fulcro delle ultime edizioni dello star party. Accidenti, se solo avessi potuto tirare le orecchie e staccare le braccia a tutti questi distruttori dell’adattamento della vista al buio, conquistato in molti minuti…e non ero la sola a pensarlo, vicino a me, sabato notte nel campo sportivo, c’era Franco Bertucci, astrofilo milanese noto per le sue colorite invettive contro qualunque tipo di luce bianca acceso a sproposito durante gli star party, e non solo contro di loro, come vedremo in seguito.

Dovendo sostituire una mia collega, quest’anno ho vissuto lo star party “dal di dentro”: nel senso che mi hanno piazzato alla reception expo, davanti a uno dei capannoni bianchi del campo sportivo, dandomi un’unica istruzione: far pagare a tutti il biglietto e dare gli omaggi per poter entrare a visitare gli stand dei rivenditori di telescopi e poter sentire le conferenze. Questo è accaduto il 2 e il 3 settembre dalle 8 del mattino alle 8 di sera. Certo, è stato un pò faticoso, ma sono stata la persona più felice del mondo: avrei potuto salutare tutti, ma proprio tutti, gli amici, essendo costretti a passare da me per accedere ai tendoni expo strumentazione e seminari! Cosa che non avrei potuto fare se fossi andata più in giro, perchè magari io sarei stata da una parte, gli amici dall’altra, con conseguente rischio di non riuscire a salutarli tutti durante i frenetici giorni che caratterizzano questo star party.

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La sera di giovedì 1 settembre, finiti i lavori per l’osservatorio, ho girato un pò constatando come le piazzole per gli astrofili dietro l’osservatorio fossero già gremite: si trattava solo di un assaggio di quello che sarebbe successo a partire dal giorno dopo e ancora di più sabato 3 settembre. Il pomeriggio è trascorso velocemente chiacchierando con altri astrofili, e uno di loro, che affittava uno spazio nelle piazzole dietro l’osservatorio, si è reso conto troppo tardi di essere l’unico visualista con Dobson da 40 cm di diametro in mezzo a tanti astrofotografi, come si vede nella foto qui sotto: il suo telescopio è vicino alla tenda blu. Adesso non so come sia andata a finire, ma deve essersi spostato da un’altra parte nei giorni dello star party.

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Le piazzole dietro l’osservatorio affollate di telescopi

Venerdì 2 settembre, di buon’ora, hanno iniziato ad arrivare i primi espositori; quest’anno erano presenti Tecnosky, Artesky, Geoptik, Teleskop Service, Auriga, PrimaLuceLab, RSA Cosmos, Skypoint e la Canon, più gli stand del Gruppo B Editore e del CICAP. Poco dopo hanno iniziato ad arrivare anche i primi astrofili. Visto che il venerdì molte persone magari lavorano ancora, nei momenti di tranquillità ne ho approfittato per curiosare tra gli stand dei rivenditori di telescopi: il mio sguardo è subito stato attirato dai due Dobson Nadirus da 12″ e 16″, che facevano bella mostra di sè nello stand della Geoptik. Non mi sono comprata il Nadirus da 16″, il telescopio dei miei sogni (ma prima o poi mi toccherà rimediare), ma in compenso ho chiesto ai ragazzi dell’Auriga se avevano i ricambi per la pulsantiera del mio telescopio Newton 200 f/5 su montatura HEQ5: a causa dell’uso intensivo negli ultimi 12 anni, ne ho semidistrutto la pulsantiera.

Durante la mia permanenza alla reception dell’expo astronomica, ho potuto seguire le fasi di montaggio di ben due Dobson: uno da 60 cm f/5 con finiture di un vivace colore blu elettrico, e l’altro da 76 cm e lunghezza focale di 3 m, usato poi anche da Franco Bertucci. Ad un certo punto mi si è presentata una famigliola formata da papà astrofilo, moglie e bimbo, astrofilo pure lui: questo bimbo è stato l’unico a visitare l’expo, davvero un fenomeno! E tutte le volte che entrava nei tendoni, avreste dovuto vedere con quale orgoglio mi mostrava il suo tesserino.

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Il Dobson da 76 cm

Oltre alle attività ai tendoni expo e seminari, ci sono state numerose attività presso l’osservatorio e il planetario: in particolare i laboratori proposti dai ragazzi della British Interplanetary Society sulla costruzione di razzi in scala (che poi venivano veramente lanciati!) e su come pilotare un rover marziano; in più era presente anche un simulatore della Soyuz, la capsula russa che attualmente è l’unica astronave con equipaggio umano in grado di servire la ISS: con il simulatore è stato possibile simulare la manovra di attracco della Soyuz a uno dei boccaporti della Stazione Spaziale. Purtroppo non ho potuto assistere ai lanci dei razzi per ragioni lavorative, ma mi hanno detto che è stato emozionante vederli staccarsi dal suolo, e poi vederli atterrare con tanto di paracadute.

Dopo una abbondante cena all’ostello della gioventù, finalmente mi sono preparata per la lunga note che mi aspettava: prima meta è stata la piazza di Lignan, storico ritrovo per gli astrofili durante lo star party, dove ho ritrovato gli amici astrofili del Planetario di Ravenna: Paolo Morini, Paolo Alfieri, Marco e Dino. L’oggetto dell’animata discussione in cui erano coinvolti era la possibilità di osservare o meno Mu Cygni, una stella doppia con le due componenti molto sbilanciate in magnitudine, attraverso un rifrattore da 80 mm di diametro. Mi hanno chiesto di osservare, e non mi sono tirata indietro: mi è sembrato di intravedere la secondaria, ma con estrema difficoltà, a destra della componente principale. Anche a loro è sembrato di vedere la stessa cosa. In realtà, da un controllo effettuato dopo lo star party con un telescopio più potente, è emerso che ci siamo presi un mezzo abbaglio: la nostra componente più debole non c’era, ma ce n’era un’altra in una posizione differente. Pazienza, vorrà dire che al prossimo star party ci faremo prestare un Dobson di minimo mezzo metro di diametro per osservarla…Constato come la notte sia caratterizzata da una temperatura eccezionalmente mite, che mi permette di stare per quasi due ore in T-shirt, con grande disappunto delle altre persone nei pressi, imbacuccate come se dovessero partire per il polo nord. Tale temperatura si manterrà così anche la notte successiva, solo l’umidità aumenterà appena.

La seconda tappa del nostro itinerario notturno è stata ovviamente il Dobson da 1 m di diametro e 5 m di lunghezza focale di Fabio Marinoni, non ho potuto resistere alla tentazione di guardarci dentro! La particolarità di questo strumento sta nel suo schema ottico, perchè si tratta di un Newton modificato: il fascio luminoso, dopo essere stato riflesso dal tradizionale specchio primario a sezione parabolica, viene mandato ad uno specchio secondario a circa 2/3 dell’altezza del tubo del telescopio, sistemato come nei Cassegrain, e infine allo specchio terziario inclinato a 45° rispetto all’asse ottico come nel Newton tradizionale. Con questo accorgimento l’altezza del fuoco viene a trovarsi a circa 3 m dal suolo e non a 5, riducendo così la probabilità di farsi molto male in caso di rovinosa caduta dalla scala. Questo strumento ha richiesto un lavoro di 7 anni, che Fabio ha ricavato nei ritagli di tempo. Davvero un’impresa titanica. Però ne è valsa la pena, perchè abbiamo potuto ammirare gli ammassi globulari M 3 ed M13 che ci hanno offerto uno spettacolo unico, visto che era possibile risolverli fino al centro!

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Il Dobson da 1 m

La terza tappa del nostro itinerario notturno è stata il campo sportivo, dove abbiamo fatto visita agli amici Piero e Patrizia, che erano presenti assieme ad altri astrofili del loro gruppo: attraverso il loro Dobson da 30 cm abbiamo osservato NGC 891, la Saturn Nebula,  M57, M13, M27, NGC 7662 cioè la nebulosa planetaria in Andromeda, la planetaria Occhio di Gatto (NGC 6543) nel Dragone e la galassietta nel Dragone, cioè NGC 6503. Molte osservazioni e chiacchiere dopo, ci siamo diretti verso le postazioni osservative di Alessandra, Attilio, Martino, Davide, Luigi e molti altri amici astrofili che avevano schierato un autentico esercito di telescopi a metà del campo sportivo: con Alessandro e Davide abbiamo provato a cercare la galassia NGC 7331 nel Pegaso attraverso il C11 di Davide, ma senza risultato, a causa di un problema con la procedura di allineamento celeste. Basta, osserviamo altro, ci siamo detti! Così abbiamo puntato gli ammassi aperti in Auriga, in particolare M 37 ci ha offerto una visione spettacolare che ci ha fatto subito dimenticare l’insuccesso nell’osservazione di NGC 7331. Poco dopo abbiamo osservato il Doppio Ammasso di Perseo.

A malincuore, ho dovuto andare a dormire verso le 3:30, con ancora due orette di notte astronomica davanti, perchè il giorno dopo (o meglio, poche ore dopo) avrei dovuto di nuovo essere operativa per la reception expo, a partire dalle 8: accidenti, non avessi avuto questo compito così impegnativo mi sarei fermata tranquillamente fino all’alba. Pazienza, sarà per il prossimo anno.

Sabato 3 settembre la reception expo (e quindi anche chi scrive) è stata presa letteralmente d’assalto dagli astrofili desiderosi di ascoltare le conferenze e visitare gli stand dei rivenditori di strumentazione astronomica: non ho fatto una stima precisa, ma nell’arco della giornata saranno passate più di 500 persone. Tra di loro, circa l’80% erano miei amici o comunque astrofili già incontrati nei precedenti star party. In mezzo a loro, oltre a Giulia,  una mia collega del Planetario di Torino e al collega Luciano dell’Osservatorio Astrofisico di Torino, anche Franco Bertucci e Carlo Maccagnan che poi la sera hanno dato spettacolo col dobson da 76 cm, e il gruppetto dei “namibiani” andati prima di noi alla Tivoli Farm: Emmanuele Sordini, Giosuè Ghioldi, Luigi Fontana e Lorenzo Comolli, con cui è stata obbligatoria la foto di rito davanti al poster sulla Namibia, rigorosamente vestiti con la camicia della Tivoli Farm!

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Eccoli, i namibiani! Da sinistra a destra Attilio, Alessandra, Lorenzo, Luigi, Giovanna, Giosuè, Piero, Patrizia. Accucciato Andrea.

Fortunatamente il resto della giornata alla reception expo è trascorso senza intoppi, e finalmente alle 20 ho potuto andare a cena all’ostello. Dopo cena, smessi i panni dell’addetta alla reception e indossati di nuovo quelli dell’astrofila, sono uscita per la mia seconda notte di osservazioni: in teoria potevo montare il mio telescopio, ma alla fine non ho fatto così perchè secondo me la cosa più bella di uno star party è andare a curiosare da un telescopio all’altro e scambiare due parole con gli amici o chiedere loro consigli per l’osservazione, oppure provare gli strumenti messi a disposizione dai rivenditori. E così ho fatto: visto che il rifrattore Tecnosky apocromatico Goliath da 210 mm di apertura f/6 era lì a disposizione, ne ho approfittato subito per godermi una visione mozzafiato del Doppio Ammasso di Perseo: wow! Sembrava quasi di essere dentro un’astronave.

Dopo tale mirabile visione, siamo andati tutti da Franco Bertucci e soprattutto dal suo Dobson da 76 cm per fare una bella indigestione di galassie: oltre al Quintetto di Stephan e al piccolo ammasso di galassie nei dintorni di NGC 7331, Franco ci ha proposto l’osservazione di un ammasso di galassie a cavallo tra l’Acquario e il Pesce Australe; una delle galassie meglio visibili di questo ammasso è stata NGC 7229, una galassia spirale barrata. Sono anni che lo conosco, ma Bertucci continua sempre a stupirmi per la quantità di oggetti deep sky che conosce a memoria senza bisogno di consultare mappe o atlanti, davvero notevole. E non i Messier (banali per lui), ma gli NGC ed IC! Dicevo all’inizio che Bertucci è noto per le sue invettive contro chi accende indiscriminatamente le luci bianche agli star party: ad un certo punto, nel cuore della notte, fa la sua comparsa un gruppetto di persone con tanto di smartphone e luci bianche all’ennesima potenza. Franco inizia a chiedere insistentemente di spegnere la luce, ma loro, nulla, sembra che proprio non ci sentano. Allora chiede: “Ma siete sordi????” Queste persone erano veramente dei sordomuti che poco prima avevano visitato l’osservatorio…aiuto, che figuraccia megagalattica! Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio, senza nessuna rissa. Un’altra spina nel fianco del povero Bertucci sono gli astrofotografi, che secondo lui cambiano l’aspetto delle nebulose che riprendono a loro piacimento, aggiungendo o togliendo gas e colori come vogliono e quanto vogliono. Che ridere…peccato però che mentre Bertucci stava dicendo queste cose, proprio in quel momento passa Comolli, noto astrofotografo…altra rissa evitata, grazie al suo forte autocontrollo. Pensate un pò, come pena del contrappasso a Bertucci è toccato fare da giudice per il concorso di astrofotografia. Ecco, questi due aneddoti servano da lezione ai neofiti che (forse) leggeranno queste pagine: mai accendere luci bianche allo star party di Saint-Barthelemy, specialmente nella zona Dobson dove c’è Bertucci. E mai nominare la parola astrofotografia, potreste pentirvene amaramente. Date queste doverose avvertenze, posso ora riprendere il racconto dello star party. Dopo aver osservato al Dobson di Bertucci, assieme ad un ex stagista dell’osservatorio, Fabio, e alla sua ragazza, siamo partiti alla volta del gruppo di astrofotografi alla ricerca di preziosi consigli e suggerimenti per avvicinarci ad essa. Siamo arrivati sani e salvi a destinazione, evitando accuratamente di inciampare nei numerosissimi cavi attorno ai loro telescopi, e questa è un’altra lezione per i neofiti: prestare la massima attenzione quando si entra nel territorio degli astrofotografi: è come un terreno minato, solo che al posto delle mine ci sono i cavi di alimentazione di telescopi, computer, camere CCD etc etc etc. Non c’è nulla di più pericoloso di un astrofotografo molto arrabbiato a cui viene a mancare la corrente improvvisamente mentre sta riprendendo una certa nebulosa che solo lui conosce, magari che richiede minimo 15 ore di posa: come minimo rischiate di beccarvi sulla testa una coppia di contrappesi da 6 kg l’uno. Parlando con Comolli e i suoi amici, ci siamo resi conto che c’è veramente parecchio lavoro da fare, specialmente per operare ad altissimi livelli! Nonostante il buio, riuscivo a percepire la perplessità sul viso del povero Fabio, temo che anzichè dedicarsi all’astrofotografia virerà decisamente verso l’osservazione visuale… Dopo ci siamo diretti di nuovo verso il gruppo degli amici visualisti, dove abbiamo potuto ammirare una marea di altri oggetti di profondo cielo, tra cui una meravigliosa M 57 nel C8 di Attilio (ridenominato “Otto”). Sempre a malincuore, e sempre per ragioni lavorative del giorno seguente, ad una certa ora mi è toccato di nuovo andare a dormire. E in effetti domenica 4 settembre ero già in piedi, dalle 8; fortunatamente non mi è toccato fare di nuovo i biglietti, anche perchè avendo dormito 7 ore in 2 notti, la mia lucidità mentale era scarsina. Finalmente ho potuto visitare con tutta la calma necessaria gli espositori di strumentazione astronomica, e i due telescopi autocostruiti esposti nella sede del locale gruppo di astrofili “Per amor del cielo”: uno era una riproduzione di uno dei cannocchiali di Galileo, l’altro un telescopio rifrattore 203/1800 dal tubo in legno lucidato.

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Il rifrattore 203/1800 in legno

Mentre scattavamo foto tra noi e ai telescopi, alle 11 abbiamo potuto ascoltare il concerto della banda musicale “La Lyretta”, che sicuramente avrà definitivamente svegliato gli ultimi astrofili ancora addormentati. Alle 12 ci sono state le premiazioni del concorso di astrofotografia digitale, primo classificato Paolo Demaria con una splendida ripresa della Iris Nebula in Cefeo, che sembrava in 3D! Fortunatamente non ho fatto parte della giuria, perchè la scelta sarebbe stata piuttosto ardua.

Lo star party si è concluso con i ringraziamenti da parte di Paolo Calcidese a tutte le autorità che hanno patrocinato questo XXV star party, agli astrofili partecipanti etc con l’augurio di ritrovarsi tutti per il XXVI star party di Saint Barthelemy. Che dire? Si è trattato davvero di un grande star party, con due notti totalmente serene. Speriamo di ripetere il prossimo anno, e nel frattempo…cieli sereni e bui a tutti! 

Le foto dello star party

 

Cronache dal cielo australe: ovvero Tivoli Farm, Namibia, 29 giugno 2016 – 10 luglio 2016 = paradiso per astrofili!

[Avvertenza: se volete guardare subito le foto senza leggere il resoconto, andate al fondo dell’articolo, dove troverete tutti i link.]

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La prima idea di andare alla Tivoli Farm mi è venuta nel 2012, dopo aver letto il bellissimo articolo di Lorenzo Comolli e dei suoi amici che andarono nell’agosto 2011 comparso sul numero di maggio 2012 di Nuovo Orione. In quel momento ho deciso che anche io sarei andata alla Tivoli Farm per godere delle meraviglie che offre il cielo australe, un cielo ancora molto buio e incontaminato, ormai molto difficile da vedere dall’Italia.

Detto fatto: assieme ad un gruppo di amici astrofili decidiamo di organizzare una spedizione alla volta di questo paradiso per astrofili! Alla prima occasione utile, cioè lo star party 2014 a Saint Barthelemy, torchiamo ben bene Comolli e i suoi amici ponendo loro le domande più disparate: dal clima alla strumentazione che è possibile noleggiare a Tivoli, passando per le vaccinazioni necessarie, al clima.

Dopo poco tempo, siamo nell’ottobre 2014, scrivo la prima mail a Reinhold Schreiber, gestore della Tivoli Farm assieme alla moglie Kirsten, per chiedergli un pò come funziona, come fare per noleggiare i telescopi e molte altre informazioni logistiche. Questa email è solo la prima di una lunga serie grazie a cui nell’arco di quasi due anni organizzeremo il viaggio. Il mitico Gruppo Vacanze Tivoli Farm (così ci siamo scherzosamente denominati) è composto da sei amici appasionati di astronomia: Attilio e Alessandra da Genova, Piero e Patrizia dalla Valle d’Aosta, Andrea da Cernusco sul Naviglio e Giovanna da Torino (chi scrive queste righe).

La Tivoli Farm è una fattoria a circa 180 km a sud est di Windhoek, la capitale della Namibia, posta in una zona al confine con il deserto del Kalahari; partita come fattoria tradizionale in cui si allevano mucche, pecore, capre e gli altri animali tipici della fattoria, da una trentina di anni a questa parte i gestori hanno deciso di aprire anche agli astrofili, dotandosi di numerosa strumentazione di prima qualità messa poi a disposizione degli appassionati, previo pagamento di una quota di affitto: la scelta è ampia, perchè ci sono telescopi già completi di camere CCD riparati in piccoli osservatori dal tetto scorrevole, telescopi Dobson di diversi diametri, oppure ci si può portare dietro il proprio telescopio che verrà poi fissato su una delle apposite colonne presenti. Essendo il nostro un gruppo a forte maggioranza visualista (solo Andrea sarà più “astrofotografico”) optiamo per il noleggio di ben due Dobson: uno da 14″ (35 cm) f/5, l’altro da 10″ (25 cm) f/5, mentre gli oculari decidiamo di portarli da casa: tra essi un oculare a 70° di campo apparente e 13 mm di focale Tecnosky che ci permetterà di godere splendide visioni degli ammassi globulari.

Il tempo passa velocemente, tra studio delle mappe e degli oggetti del cielo australe, ricerca dei voli aerei più convenienti, attività da fare di giorno a Tivoli Farm; nell’ultimo mese l’impazienza di partire si fa sempre più forte, finchè non arrivano le date delle partenze, concentrate tra il 20 ed il 29 giugno 2016: partiamo a scaglioni, perchè Piero e Patrizia ed Attilio ed Alessandra decidono di fare un viaggio più turistico in Namibia prima di andare a Tivoli Farm, mentre io ed Andrea partiamo il 29 giugno direttamente alla volta di Tivoli Farm: voliamo da Milano Malpensa fino a Francoforte, e poi da lì giù fino a Windhoek, dove arriveremo il 30 giugno mattina, dopo circa 10 lunghe e stancanti ore di aereo; all’Hosea Kutako International Airport di Windhoek incontriamo un altro italiano che va a Tivoli, Mario, e un astrofilo tedesco, Joachim, diretto alla nostra stessa meta. Recuperate le valigie prendiamo un’auto con autista che in circa due ore e mezza di porta a Tivoli Farm. Lì troviamo Reinhold e Kirsten che ci accolgono calorosamente, e Boki, un cucciolo di springbok (una tipica antilope namibiana) che, curiosissimo, cerca subito di assaggiare i nostri pantaloni scambiandoli per piante: sarà una compagnia costante per tutta la nostra permanenza a Tivoli, sia di giorno sia durante le lunghe notti di osservazione. Incontriamo anche alcuni astrofili tedeschi arrivati qualche giorno prima di noi: Joachim, Heike e Konstantin che sono astrofotografi, e Jack, visualista come noi, ma col Dobson da 62,5 cm di diametro! Con tutti installeremo un bel clima di amicizia: ogni tanto qualcuno di loro verrà a farci visita alla postazione dei Dobson, e noi a nostra volta ricambieremo la visita.

Dormiamo qualche ora, poi alle 10.30 ci rechiamo alla capanna – ristorante dove consumiamo un brunch, cioè una via di mezzo tra la colazione e il pranzo: troviamo piatti sia salati sia dolci. Dopo decidiamo di riposare ancora qualche ora in attesa della cena, che sarà alle 17.30, come poi anche nei giorni seguenti. E con trepidazione attendiamo che diventi buio, perchè, nonostante la stanchezza dal viaggio sia elevata, non vediamo l’ora di ammirare per la prima volta il cielo notturno namibiano! Il tramonto è rapido, perchè la Tivoli Farm si trova sul Tropico del Capricorno, per cui alle 18 è già buio. Dopo cena ci prepariamo per le osservazioni: recuperiamo i Dobson dal magazzino, li portiamo alla “nostra” piazzola, montiamo gli oculari e …inizia il divertimento. Prima di puntare il nostro primo oggetto esotico, dobbiamo però prendere (o riprendere, come nel mio caso) un minimo di confidenza con il cielo australe: un conto è studiarlo sui planetari e sulle mappe, ben altro discorso è trovarsi faccia a faccia con esso: aiuto, quante costellazioni nuove da imparare! E poi quella magnifica Via Lattea, che ci sovrasta maestosa, con la Croce del Sud e il Sacco di Carbone, una grossa nebulosa oscura ben visibile anche ad occhio nudo! Il Sagittario è allo zenit, come pure lo Scorpione, che finalmente possiamo vedere per intero; basse basse sull’orizzonte nord le tre stelle del timone del Gran Carro, mentre il Cigno è a testa in giù. Superato lo shock iniziale, finalmente ci decidiamo a puntare il nostro primo oggetto del cielo australe: Omega Centauri, un ammasso globulare con il diametro della Luna Piena, visibilissimo già ad occhio nudo, bello in un binocolo 10×50, stupendo nei due Dobson; con l’oculare da 13 mm riusciamo a risolverlo fino al centro. Dopo Omega Centauri abbiamo osservato diversi altri oggetti deep-sky, sia al binocolo sia al telescopio:

  • NGC 4349 ammasso aperto nella Croce del Sud
  • NGC 4755 ammasso aperto nella Croce del Sud. Noto anche come “Scrigno dei gioielli”, è un bellissimo ammasso aperto formato perlopiù da stelle azzurre, quindi giovani, tranne una vistosa stellina arancione al centro, che evidentemente deve essere già uscita dalla fase di sequenza Principale.
  • NGC 5128 galassia nel Centauro. E’ la galassia Centaurus A, caratterizzata da una densa banda oscura di polveri, ben visibile in entrambi i Dobson; rappresenta un pò una via di mezzo tra una galassia spirale e una ellittica.
  • NGC 4833 ammasso globulare nella Mosca
  • NGC 4372 ammasso globulare nella Mosca
  • Sandquist 141-3-5 nebulosa oscura nella Mosca, si presenta come un sottile fuso nero allungato per circa 2° in mezzo ad un campo di stelle, molto evidente.
  • NGC 5617 ammasso aperto nel Centauro
  • NGC 4945 galassia spirale barrata vista quasi di taglio nel Centauro
  • NGC 5286 ammasso globulare nel Centauro
  • Sacco di Carbone estesa nebulosa oscura nella Croce del Sud, già visibile ad occhio nudo, bellissima al binocolo.
  • NGC 5189 conosciuta come “Spiral planetary nebula” per la sua forma caratteristica, diversa da quella circolare canonica, questa nebulosa si trova nella Mosca ed è ben osservabile già col Dobson da 10″.

Soddisfatti della nostra prima sessione di osservazione e vinti dalla stanchezza, andiamo a dormire. Ci svegliamo il giorno dopo, 1 luglio, cercando di capire dove sarebbe sorto il Sole. Certo, il Sole sorge sempre ad est e tramonta sempre a ovest anche nell’emisfero australe, ma rispetto all’emisfero boreale c’è un’importante differenza: il Sole, la Luna e i pianeti culminano a nord anzichè a sud! Quindi la rotazione attorno al polo sud celeste avviene in senso opposto rispetto a quanto accade nel nostro emisfero, come è possibile vedere in questo timelapse della rotazione del cielo attorno al polo sud celeste. Nonostante fossi conscia di questo, mi sono comunque stupita di vederlo attraverso i miei occhi, e ci ho messo circa due giorni ad abituarmi a questo moto “capovolto” dei pianeti, del Sole e della Luna. La nostra seconda giornata namibiana è trascorsa all’insegna della tranquillità, dei sonnellini e di lunghe chiacchierate astronomiche. La sera, dopo cena, ci prepariamo ad uscire per le osservazioni: fa piuttosto freddo, e ben imbacuccati tipo omini Michelin ci dirigiamo verso quella che ormai consideriamo la nostra postazione. Anche stavolta siamo molto soddisfatti, ecco il bottino:

  • NGC 4439 ammasso aperto nella Croce del Sud
  • H5 ammasso globulare CONTROLLARE
  • Melotte 101 ammasso aperto nella costellazione della Carena
  • IC 2602 ammasso aperto nella Carena. Ricorda da vicino le nostre Pleiadi, anche se un poco più debole, e infatti è noto come “Le Pleiadi del Sud”.
  • Omega Centauri attraverso il Dobson da 62,5 cm di diametro di Jack: uno degli ammassi globulari più belli di tutto il cielo australe, ha un diametro apparente di 28′, quasi pari a quello della Luna piena! Già visibile ad occhio nudo quasi al centro del Centauro come una debole macchiolina sfocata, diventa un’autentica meraviglia nei “nostri” due Dobson da 10″ e 14″, mentre nel Dobson di Jack…bè, non ci sono parole per descriverlo. Andate a Tivoli Farm, noleggiate lo stesso telescopio e capirete.
  • Nebulosa di Eta Carinae nebulosa a emissione nella Carena. Si tratta in realtà di un complesso nebulare nella zona della stella Eta Carinae, una stella ipergigante di circa 100 masse solari che si ritiene stia per esplodere come supernova.
  • NGC 5927 ammasso globulare nel Lupo.
  • NGC 5822 ammasso aperto nel Lupo.
  • NGC 5882 nebulosa planetaria nel Lupo.
  • NGC 4361 nebulosa planetaria nel Corvo.
  • M 57 la nota nebulosa planetaria nella Lira. Lo so, non è un oggetto così esotico, ma guarda caso era lì a portata di telescopio. E’ curioso notare come dalla latitudine di Tivoli la Lira appaia sottosopra rispetto all’abituale visione che abbiamo qui dall’Italia, e come appaia bassa sull’orizzonte nord-ovest.
  • M 27 l’altrettanto nota nebulosa planetaria della Volpetta.
  • M 13 l’arcinoto ammasso globulare in Ercole. E pensare che questo è l’ammasso globulare più bello di cui possiamo godere nell’emisfero boreale! Temo che dopo aver visto Omega Centauri la nostra vita non sarà più la stessa…

E’ durante questa notte che Patrizia ed io, su idea di Patrizia, diventiamo “le aspiranti bertuccine”, perchè siamo entrambe visualiste come Franco Bertucci, un astrofilo milanese che si diverte un sacco a scorrazzare tra le meraviglie celesti con il suo Dobson da 60cm di diametro. Aspiranti perchè abbiamo ancora tanta, ma proprio tanta strada da fare per diventare delle enciclopedie viventi del cielo come lui.

Per alcuni di noi il 2 luglio rappresenta una giornata piuttosto intensa: infatti io, Alessandra, Attilio ed Andrea ci alziamo molto presto per fare un volo turistico sul deserto: alle 7 locali dobbiamo già essere pronti e operativi a fianco della pista di atterraggio della Tivoli Farm; ricordo che la Namibia ha lo stesso fuso orario dell’Italia, tranne che lì non si usa l’ora legale, per cui le 7 locali corrispondono alle 8 italiane, almeno nel periodo dell’estate boreale. Assistiamo all’arrivo del Microflight assieme a Reinhold, Kirsten, Piero Patrizia e Boki, poi parliamo con Matthias, che ci farà da pilota e guida, per decidere il giro da fare e le località da sorvolare; riusciamo ad inserire anche il sorvolo dei telescopi HESS sul volo di ritorno, che studiano la radiazione Cerenkov emessa dall’interazione tra i raggi cosmici e le molecole dell’atmosfera terrestre. Prendiamo posto sull’aereo: Matthias e Attilio davanti, io e Andrea a metà e infine Alessandra in coda all’aereo. La scelta di far sedere Attilio davanti è azzeccata: scopro infatti in questa occasione che lui tantissimi anni fa ha preso il brevetto di volo, quindi in caso di necessità potrebbe prendere i comandi…scherzi a parte, alle 7.20 decolliamo, dopo i vari controlli pre-volo. E in meno di 20 minuti già sorvoliamo le prime dune di sabbia rossa che iniziano vicino a Tivoli: ce ne sono circa una quarantina, e lo spettacolo che ci offrono è straordinario, il loro color mattone contrasta con il giallo chiaro della savana che caratterizza la zona in cui si trova Tivoli. Sono tutte parallele tra di loro, e si estendono a perdita d’occhio. Il paesaggio che sorvoliamo è molto vario: passiamo dai deserti di sabbia rossa, alla savana, ai canyon come il Fishriver Canyon, esteso per circa 160 km, con una larghezza che arriva fino a 27 km e una profondità che in alcuni punti supera i 500 m, alle montagne. Sorvoliamo alcuni letti di fiumi in secca, e un canyon più piccolo del Fishriver Canyon ci ricorda la Vallis Marineris di Marte; tutt’attorno sabbia rossa e dune a perdita d’occhio, e per un momento ci sembra veramente di sorvolare il Pianeta Rosso. Matthias ci riporta alla realtà quando ci fa notare, in mezzo alle dune del deserto, una serie di laghetti ormai quasi completamente secchi: quello che rimane di essi è il grigio fondale ricoperto di sale.

Ad un certo punto sorvoliamo le rovine di un villaggio, e poco dopo i relitti di due navi dei primi dei ‘900 (una delle due è la Edward Bohlen): evidentemente all’epoca le navi si incagliarono vicino alla costa, poi nell’arco del tempo la linea di costa è pian piano arretrata, lasciando questi relitti arrugginiti innmezzo al deserto. Ancora un pò di volo, ed eccoci arrivare sulla costa nei pressi di Sossusvlei: l’impatto visivo è straordinario, perchè gli unici colorii presenti sono l’azzurro del cielo, il blu del mare e l’ocra della sabbia. La cosa  più insolita che vediamo son alcune macchine che stanno percorrendo alcune piste vicinissimo alla costa, francamente non ci aspettavamo di vederne così lontane da Swakopmund, una cittadina di circa 40000 abitanti, dove poi abbiamo fatto una sosta. Prima di arrivare a Swakopmund, abbiamo visto dall’aereo un branco di otarie stravaccate al Sole, totalmente indifferenti a quei 5 esseri umani matti che le stavano sorvolando dall’alto.

Atterriamo all’aeroporto di Swakopmund, e Matthias assume le vesti di guida turistica e ci porta a fare un giro in città; dopo pranzo, andiamo alle dune che iniziano appena al di fuori della città, e Matthias sceglie per noi una duna abbasstanza grande da scalare fino in cima. Che meraviglia! In cima a questa duna possiamo godere di un panorama unico: da una parte possiamo ammirare il deserto, mentre dall’altra l’Oceano Atlantico. Ovviamente è una ghiotta occasione per scattare numerosissime foto, e non possiamo farcela scappare: chissà quando ci ritorneremo…nonostante siano le ore centrali della giornata, non sentiamo molto il caldo, nonostante ci siano 30°: a differenza di quanto accade da noi, il deserto presenta un caldo secco di giorno, che ci impedisce di sudare, mentre durnte le lunghe notti invernali fa parecchio freddo: le temperature notturne infatti si aggirano su valori compresi tra 0° e -5°. Sperimenteremo questo freddo pungente anche durante le lunghe sessioni di osservazione del cielo, che ogni tanto saranno intervallate da piccole pause per riscaldarci.

Presto giunge il momento di salire di nuovo sul Microflight che ci riporterà a Tivoli Farm: come da accordo con Matthias, sorvoliamo una piccola parte dell’altopiano del Gamsberg, alto 2200 m slm, e lì troviamo una sorpresa: i telescopi del Max Planck Institut! Si tratta di altri telescopi che studiano i raggi cosmici, che si trovano proprio in cima all’altopiano, e quasi quasi possiamo atterrarci sopra, talmente radente è il sorvolo. Cosa che però non facciamo, perchè dobbiamo raggiungere la prossima tappa del nostro volo: i telescopi HESS. Matthias effettua diversi sorvoli e virate per permetterci di scattare numerose foto dall’alto. Finalmente, stanchi ma felici, rientriamo alla Tivoli Farm, dove troviamo i nostri amici ad aspettarci. Giusto il tempo di riposarsi un momento e di cenare, poi siamo di nuovo pronti per una nuova lunga nottata di osservazione e studio del magnifico cielo australe. Ecco cosa è finito nel mirino del Tellrad dei Dobson stavolta:

  • M 7 ammasso aperto nello Scorpione
  • M 6 ammasso aperto nello Scorpione
  • NGC 2867 nebulosa planetaria nella Carena
  • 47 Tucanae (NGC 104) ammasso globulare nel Tucano
  • Saturno
  • NGC 6101 ammasso globulare in Apus, l’Uccello del Paradiso
  • NGC 6362 ammasso globulare nell’Altare
  • NGC 6684 galassia spirale barrata nel Pavone
  • NGC 6744 galassia spirale barrata nel Pavone
  • NGC 6752 ammasso globulare nel Pavone
  • Nebulose Eta Car + Keyhole
  • Galassie Antenne (NGC 4038 e NGC 4027) galassia spirale barrata nel Corvo
  • M 17 nebulosa ad emissione nel Sagittario
  • M  104 galassia spirale nella Vergine
  • NGC 6723 ammasso globulare nel Sagittario
  • NGC 6726/27/29 nebulosa ad emissione nella Corona Australe
  • NGC 5986 ammasso globulare nel Lupo
  • M 11 ammasso aperto nello Scudo
  • NGC 5822 ammasso aperto nel Lupo
  • M 71 ammasso globulare nella Freccia
  • Albireo stella doppia visuale nel Cigno
  • Epsilon Lyrae la Doppia-Doppia nella Lira
  • NGC 362 ammasso globulare nel Tucano
  • NGC 371 ammasso aperto e nebulosa nel Tucano
  • NGC 7009 nebulosa planetaria nell’Acquario
  • NGC 6934 ammasso globulare nel Delfino
  • M 8 nebulosa nel Sagittario
  • M 22 ammasso globulare nel Sagittario
  • M 28 ammasso globulare nel Sagittario
  • NGC 6624 ammasso globulare nel Sagittario
  • M 69 ammasso globulare nel Sagittario
  • B 86 nebulosa oscura nel Sagittario, sembra proprio una macchia di inchiostro nero in mezzo ad un densissimo campo stellare
  • NGC 6520 ammasso aperto nel Sagittario
  • M 5 ammasso globulare nel Serpente
  • Pipe Nebula (B 59) nebulosa oscura in Ofiuco
  • NGC 2070 Nebulosa Tarantola nebulosa nel Dorado, all’interno della Grande Nube di Magellano
  • NGC 2164 ammasso aperto nel Dorado
  • NGC 2100 ammasso aperto nel Dorado, nella Grande Nube di Magellano
  • NGC 1983/84 ammasso aperto nel Dorado
  • NGC 1910 ammasso aperto + nebulosa nel Dorado
  • NGC 1850 ammasso aperto + nebulosa nel Dorado
  • NGC 1858 ammasso aperto + nebulosa nel Dorado, nella Grande Nube di Magellano

Alle 22.25 locali lo SQM segna 22,25: un valore davvero notevole, che testimonia come il cielo sia incredibilmente buio! Ancora non riesco a capacitarmi di questo; si tratterà del record registrato qui a Tivoli. Nelle altre notti i valori dello SQM si attestavano tra 21.60 e 21.80.

La giornata del 3 luglio trascorre tranquilla all’insegna di lunghe passeggiate “fotografiche” tra gli osservatori e di lunghe chiacchierate, tranne che per un piccolo dettaglio che affligge noi italiani: si tratta del succo di litchey che abbiamo bevuto nei giorni precedenti, che evidentemente ha avuto qualche effetto imprevisto sull’equilibrio della nostra flora gastrointestinale, si vede che era troppo puro, secondo Kirsten. La sera riusciamo comunque ad osservare per qualche ora, ma ci sentiamo ancora deboli e poco in forma, per cui, molto a malincuore, ci tocca andare a dormire  abbastanza presto, ed è per questo che il bottino astronomico del 3 luglio è ahimè un pò magro:

  • NGC 2659 ammasso aperto nella Vela
  • NGC 3114 ammasso aperto nella Carena
  • NGC 4976 galassia ellittica nel Centauro
  • NGC 4945 galassia spirale barrata nel Centauro
  • NGC 5286 ammasso globulare nel Centauro
  • Cor Caroli stella doppia nei Cani da Caccia

Finalmente il 4 luglio ci svegliamo come nuovi: passati i problemi della notte precedente, siamo pronti ad affrontare una nuova giornata namibiana: facciamo colazione alle 10.30 come al solito, ma decidiamo di non bere più il famigerato succo di litchey onde evitare il ripetersi di spiacevoli episodi. Guardiamo alcune foto scattate in questi primi giorni di permanenza a Tivoli, e Jack, visualista, ci mostra dei bellissimi schizzi degli oggetti deep-sky da lui realizzati durante la notte guardando attraverso il Dobson da 62,5 cm; ma non si ferma qui: ci mostra una app installata sul suo tablet che gli permette di “dipingere” le immagini da lui fissate già attraverso i disegni! Rimaniamo a bocca aperta quando ci mostra questi schizzi elettronici, sembrano quasi delle fotografie. Nel pomeriggio faccio diversi test sulla Canon EOS 30D che mi ha gentilmente prestato l’amico astrofotografo Martino Balbo assieme al telecomando temporizzatore, perchè durante le prossime notti ho intenzione di riprendere diverse immagini della Via Lattea.

La sera arriva veloce: riusciamo a scattare moltissime immagini del tramonto, breve ma intenso nei colori, a causa del contrasto tra il rosso-arancio che caratterizza una sottile porzione di cielo a ridosso dell’orizzonte e il blu profondo della parte di cielo già buia. Le prime stelle a comparire dopo il tramonto sono Alfa e Beta Centauri, e la Croce del Sud, che splendono luminose in cielo, e ci salvano da molte situazioni antipatiche: nel senso che ci fanno da guida per ritrovare le costellazioni formate dalle stelle più deboli, certe volte davvero molto difficili da individuare, come per esempio le costellazioni della Mosca e del Compasso. Siamo ben carichi, e pronti ad affrontare la nuova notte assieme ai fedeli telescopi, anche se ci hanno dato qualche problema di collimazione, che comunque siamo riusciti a correggere durante il giorno. In questo momento ci sentiamo gli astrofili più felici della Terra, anche se la notte è un pò freddina perchè c’è un vento freddo: Mario ci comunica che la temperatura è di -5 gradi!

Nonostante il freddo, osserviamo lo stesso un bel pò di oggetti deep-sky:

  • M 80 ammasso globulare nello Scorpione
  • M 4 ammasso globulare nello Scorpione
  • NGC 6144 ammasso globulare nello Scorpione
  • M 62 ammasso globulare in Ofiuco
  • M 19 ammasso globulare in Ofiuco
  • NGC 6293 ammasso globulare in Ofiuco
  • NGC 6369 nebulosa planetaria in Ofiuco
  • 47 Tuc ammasso globulare nel Tucano
  • B 50 nebulosa oscura nello Scorpione
  • NGC 7552 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 7550 galassia lenticolare in Pegaso
  • NGC 7599 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 7582 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 55 galassia spirale barrata nello Scultore
  • NGC 253 galassia spirale barrata nello Scultore
  • NGC 121 ammasso globulare nel Tucano
  • Kron 3 ammasso globulare nella Grande Nube di Magellano
  • NGC 2070 nebulosa nel Dorado
  • NGC 2042 ammasso aperto nel Dorado
  • NGC 2045 stella nel Toro
  • NGC 362 ammasso globulare nel Tucano
  • NGC 361 ammasso globulare nel Tucano
  • NGC 411 ammasso globulare nel Tucano
  • Hen 80 ammasso aperto nella Grande Nube di Magellano
  • Hen 78 ammasso aperto nella Grande Nube di Magellano
  • IC 1624 ammasso aperto nel Tucano, all’interno della Piccola Nube di Magellano
  • NGC 371 ammasso aperto e nebulosa nel Tucano
  • NGC 346 ammasso aperto e nebulosa nel Tucano
  • NGC 330 ammasso globulare nel Tucano, all’interno della Piccola Nube di Magellano
  • NGC 419 ammasso globulare nel Tucano, all’interno della Piccola Nube di Magellano
  • NGC 460 ammasso aperto e nebulosa a riflessione nel Tucano
  • NGC 456 nebulosa a riflessione nel Tucano
  • NGC 376 ammasso globulare nel Tucano
  • NGC 7331 galassia in Pegaso
  • Quintetto di Stephan galassie in Pegaso
  • NGC 7479 galassia in Pegaso
  • M 31 galassia in Andromeda
  • M 32 galassia in Andromeda
  • M 110 galassia in Andromeda
  • GL 601 ammasso aperto nella Grande Nube di Magellano
  • BCDSP7 ammasso aperto nella Grande Nube di Magellano

La giornata del 5 luglio trascorre tranquillamente; questa stessa sera Kirsten e Reinhold organizzano un’escursione alle dune, per tutti gli astrofili presenti in quei giorni a Tivoli Farm. Partiamo, distribuiti su due fuoristrada: nel primo, un pick-up, trovano posto Piero, Patrizia, Konstantin, Mario, Jack e Heike; nel secondo, chiuso, Attilio, alessandra, Andrea e Giovanna. Dopo aver percorso una manciata di chilometri, arriviamo a destinazione. Quando arriviamo, troviamo una decina di sedie disposte in fila per permetterci di ammirare i colori del tramonto, e un tavolino con un aperitivo: si tratta di un bellissimo momento di aggregazione tra noi astrofili. Il cielo diventa buio abbastaza velocemente, e le prime stelle a comparire sono Alfa e Beta Centauri e quelle della Croce del Sud. Quando ormai è buio, rientriamo a Tivoli giusto per la cena, e dopo ci prepariamo per una nuova sessione di osservazione:

  • NGC 6584 ammasso globulare nel Telescopio
  • M 55 ammasso globulare nel Sagittario
  • NGC 6818 Little Gem Nebula nebulosa planetaria nel Sagittario
  • NGC 6907 galassia nel Capricorno
  • NGC 7314 galassia nel Pesce Australe
  • NGC 7293 nebulosa planetaria nell’Acquario. Nota anche come Helix Nebula.
  • Velo del Cigno resto di supernova nel Cigno
  • IC 4665 ammasso aperto in Ofiuco
  • M 107 ammasso globulare in Ofiuco
  • IC 5152 galassia irregolare nell’Indiano
  • NGC 7582 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 7599 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 7412 galassia spirale barrata nella Gru
  • IC 5267 galassia spirale nella Gru
  • NGC 7424 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 7410 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 7456 galassia spirale nella Gru
  • NGC 7418 galassia spirale barrata nella Gru
  • NGC 7172 galassia spirale nel Pesce Australe
  • NGC 7176 galassia ellittica nel Pesce Australe
  • NGC 7174 galassia spirale nel Pesce Australe
  • NGC 7205 galassia spirale nel Tucano
  • NGC 7083 galassia spirale nell’Indiano
  • Galassia Nana dello Scultore discrepanza tra gli atlanti

Prima di andare a dormire (sono quasi le 4.30 delle mattina) decido di scattare alcune fotografie alla luce zodiacale, che si presenta come un debole bagliore a cavallo dell’eclittica, in direzione della costellazione del Toro che sta sorgendo: è dovuto alla riflessione della luce solare da parte delle polveri interplanetarie, ed è visibile solamente da cieli molto scuri, come quello di cui si può godere dalla Namibia. La giornata del 6 luglio passa allo stesso modo di quelle precedenti, e la sera ci prepariamo per osservare. Stasera però voglio provare a fare le foto che poi monterò insieme in un time-lapse della rotazione della volta celeste attorno al polo sud! Accidenti: adesso mi tocca rinunciare ad una preziosa notte di osservazione col Dobson per fare le foto; inizio a preoccuparmi per trovare una soluzione al problema, quando mi viene in mente che in ogni postazione c’è una colonnina per l’energia elettrica, quindi anche nella nostra, per cui il problema è risolto…meno male. Sistemo la macchina fotografica sul treppiede, la attacco alla corrente elettrica, e infine lancio il programma di acquisizione degli scatti tramite un telecomndo temporizztore. Mentre la macchina fotografica lavora autonomamente, posso dedicarmi all’osservazione visuale, attraverso il Dobson da 14″: abbiamo deciso di ripetere l’osservazione  di alcuni oggetti deep sky, oggi e nei giorni seguenti, perchè sono i più caratteristici e belli dell’intero cielo australe, e non sapremo quando potremo guardarli di nuovo.

  • NGC 2867 nebulosa planetaria nella Carena
  • Eta Car nebulosa di Eta Carinae
  • Omega Cen ammasso globulare nel Centauro
  • NGC 2546 ammasso aperto nella Poppa
  • NGC 4755 ammasso aperto nella Croce del Sud
  • NGC 5128 galassia nel Centauro
  • NGC 5460 ammasso aperto nel Centauro
  • NGC 5286 ammasso globulare nel Centauro
  • NGC 5927 ammasso globulare nel Lupo
  • NGC 5882 nebulosa planetaria nel Lupo
  • Quartetto Gru si tratta delle galassie interagenti NGC 7582, NGC 7599, NGC 7590 e NGC 7552, già osservate nelle sere precedenti.
  • M 7 ammasso aperto nello Scorpione
  • Cr 299 ammasso aperto nella squadra
  • NGC 55 galassia spirale barrata nello Scultore

Il 7 luglio io, Attilio ed Alessandra ne combiniamo un’altra delle nostre: una gita ai telescopi HESS! L’acronimo significa High Energy Stereoscopic System, e si tratta di un insieme di 5 telescopi che studiano i raggi cosmici di altissima energia, cioè quell’insieme di particelle cariche che viaggiano nello spazio e che sono prodotti durante le esplosioni di supernova, le interazioni tra le stelle di un sistema binario o tra un buco nero e una stella, o prodotti all’interno dei nuclei galattici attivi. L’acronimo è anche un omaggio allo scienziato Victor Hess, il primo a rendersi conto dell’esistenza dei raggi cosmici.

Quando un raggio cosmico colpisce l’atmosfera terrestre, interagisce con le molecole di cui è composta, producendo una cascata di raggi cosmici secondari; questa interazione produce anche un lampo di luce Cerenkov, che cade nel blu-violetto, ed è quella che viene rilevata attraverso i telescopi. Studiando questi lampi di luce Cerenkov è possibile risalire all’energia dello sciame e alla sua direzione di provenienza. Partiamo alle 7 del mattino da Tivoli Farm e stavolta la nostra guida – autista è Silvano, un ragazzo di 27 anni che sta studiando per diventare guida turistica. Saliamo in macchina, e nel corso del tragitto possiamo notare ancora una volta quanto sono vari i panorami che  ci offre il deserto namibiano. Silvano ci racconta che il primo gruppo di persone con cui ha iniziato a lavorare come autista era un gruppo di italiani, e che noi siamo i primi italiani a chiedergli di visitare HESS, perchè solitamente nel 99,9% dei casi i turisti vogliono vedere gli animali  durante i safari. Chissà cosa gli chiederanno i prossimi italiani con cui avrà a che fare? Circa 2 ore e mezza dopo arriviamo ai cancelli di HESS; da lontano vediamo l’altopiano del Gamsberg. La nostra guida durante la visita è un astronomo tedesco che ci spiega tutto sul funzionamento dei telescopi: ci mostra la sala di controllo con i computer di gestione e puntamento dei telescopi, il server in cui vengono immagazzinati i dati, che può contenere fino a 130 terabyte di informazioni, un pezzo di uno dei fotomoltiplicatori presenti dentro ciascun telescopio, e infine usciamo all’esterno dove possiamo ammiare in tutta la loro grandezza gli strumenti: il telescopio centrale ha uno specchio composito dal diametro di 13 m, mentre quello centrale di 28 m! Ci sentiamo un pò come bambini nel paese dei balocchi, purtroppo il tempo passa in fretta ed è già ora di peanzo. Un collega dell’astronomo che ci ha fatto da guida ci accompagna verso una veranda da cui è possibile godere una splendida vista del Gamsberg, chiedendoci di non parlare ad alta voce perchè molti astronomi stanno dormendo dopo una lunga notte di lavoro: questi speciali telescopi possono lavorare solo nelle notti senza Luna Piena, perchè i lampi di luce Cerenkov che cercano sono estremamente deboli. Verso le 14.30 saliamo in macchina e riprendiamo la via del ritorno a Tivoli, dove arriviamo verso le 17.30. Ceniamo e ci prepariamo per la nostra penultima notte a Tivoli, la prima senza Piero e Patrizia,, rientrati in Italia il giorno prima; ormai i poveri telescopi sono giunti allo stremo delle loro forze, ma ci accompagnano fedelmente anche stanotte:

  • NGC 300 galassia spirale nello Scultore
  • NGC 289 galassia spirale nello Scultore
  • NGC 288 ammasso globulare nello Scultore
  • NGC 253 galassia spirale nello Scultore
  • NGC 1291 galassia spirale in Eridano
  • NGC 1316/1317 galassia lenticolare + galassia spirale nella Fornace
  • NGC 1365 galassia spirale nella Fornace
  • NGC 625 galassia spirale nella Fenice
  • NGC 613 galassia spirale nello Scultore
  • NGC 1339 galassia ellittica nella Fornace
  • NGC 1574 galassia lenticolarenel Reticolo

Verso l’alba scatto alcune fotografie della Via Lattea, che nel corso della notte sembra “crollare” sull’orizzonte ovest assumendo una forma ad arco che sembra racchiudere le due palme che si vedono in lontananza; scatto anche alcune fotografie alla luce zodiacale. Quasi al sorgere del Sole vado a dormire.

L’8 luglio rappresenta la nostra penultima giornata namibiana: trascorre come al solito, tranne che per il fatto che Kirsten ci fa vedere un video che ha montato assemblando riprese fatte dal drone con cui gioca per hobby, più alcune nostre fotografie e altri video. La nostra ultima notte di osservazione vuole un pò essere una sorta di “top-ten” degli oggetti più belli del cielo australe che finora abbiamo visto; a questi aggiungerei anche la Grande Nube di Magellano per la gigantesca quantità di oggetti che contiene al suo interno: ho provato ad identificarli attraverso una mappa dettagliata dell’Interstellarum Deep Sky Atlas, ma ho rinunciato ben presto, perchè non riuscivo a venirne a capo…aiuto, ce ne sono troppi!

  • Omega Cen ammasso globulare nel Centauro
  • 47 Tuc ammasso globulare nel Tucano
  • Nebulose Eta Car + Homunculus
  • Quartetto galassie Gru
  • NGC 5128 galassia nel Centauro
  • NGC 5286 ammasso globulare nel Centauro
  • NGC 4945 galassia spirale barrata nel Centauro
  • NGC 4976 galassia ellittica nel Centauro
  • B 86 nebulosa oscura nel Sagittario
  • NGC 3766 ammasso aperto nel Centauro
  • NGC 5617 ammasso aperto nel Centauro
  • NGC 5281 ammasso aperto nel Centauro
  • NGC 5189 Spiral planetary nebula nella Mosca

Ad un certo punto arriva Konstantin, che mi fa notare un debole bagliore allo zenit: è il Gegenshein, ancora più difficile da vedere della luce zodiacale! Visto che è l’ultima notte namibiana, decido di rimanere fino all’alba, alternando osservazioni al telescopio, molte chiacchiere con Mario e Konstantin e ancora qualche fotografia notturna. Posso ammirare il sorgere del Toro e delle Pleiadi e di Orione, che da qui appare sottosopra. Posso ritenermi decisamente soddisfatta  di quest’ultima notte namibiana, e finalmente mi decido ad andare a dormire: non tanto però, perchè ho bisogno di accumulare ancora un pò di stanchezza da usare a mio favore durante il lungo volo di rientro che sarà stasera 9 luglio alle 20.30. E poi mi tocca anche preparare la valigia per il ritorno, che per una legge di natura ben verificata è sempre più difficile da preparare di quella del viaggio di andata, chissà perchè.

Partiamo da Tivoli Farm alle 14, dopo due orette di macchina arriviamo all’aeroporto di Windhoek; il nostro volo è alle 20.30. Arriviamo a Francoforte alle 7.40 del 10 luglio, lì salutiamo Mario, poi prendiamo il volo per Milano Malpensa alle 9.10. Saluto anche Andrea, e proseguo per l’ultimo tratto verso casa.

Questo viaggio in Namibia è stato veramente un’esperienza bellissima, assolutamente da ripetere! Per cui il mio consiglio a tutti gli astrofili è questo: andate almeno una volta nella vita a Tivoli Farm, non ve pentirete. Per citare l’amica Alessandra, “Non hai mai visto veramente il cielo, se non hai visto il cielo della Namibia”.

FOTO E VIDEO

https://goo.gl/photos/2xmKvQqyJWmskQPG9                  Foto diurne e al tramonto

https://goo.gl/photos/7ZwukRfsqaBfVzxv6                       Foto notturne

https://goo.gl/photos/jHMBbW5V3gcMvAzf9                   In volo sul deserto 2 luglio

https://goo.gl/photos/wNLAXzUo9NKos8eE7                  Gita alle dune 5 luglio

https://goo.gl/photos/baVUGkm3DwRE1pVy9                 Gita ai telescopi HESS 7 luglio

https://goo.gl/photos/evfnAwe3UQow95cX8                    Timelapse della rotazione della volta celeste attorno al polo sud celeste

https://www.facebook.com/schreiber.tivoli/videos/1000292113424574/  e qui https://youtu.be/3c2_EJdMPtU Video realizzato da Kirsten Schreiber durante la nostra permanenza a Tivoli Farm (è il primo in alto). Grazie Kirsten!