Star party

XXVII star party di Saint Barthelemy, 7 – 8 – 9 settembre 2018

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Anche questo anno ho partecipato allo star party di Saint Barthelemy, giunto questo anno alla sua ventisettesima edizione: ovvero il mio dodicesimo star party valdostano! In effetti l’inizio della mia frequentazione di Saint Barthelemy risale all’ormai lontano 2007…

L’edizione appena conclusa ha visto una importante novità: l’assenza dell’Astronomy & Technology Expo, la fiera della strumentazione astronomica arrivata questo anno alla sua quinta edizione: la ragione risiede nella volontà del dott. Paolo Calcidese dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta di trasferire la fiera a Volandia, un bellissimo museo del volo a Somma Lombardo, in provincia di Varese, per allargare il bacino di utenza dei possibili curiosi e appassionati. Per questa ragione il weekend 1 – 2 settembre 2018 ero a Volandia per dare una mano per lo stand di Gateway to the Sky, un progetto di astrofotografia digitale portato avanti dal dott. Calcidese e da altri bravissimi astrofotografi. E in tale occasione ho scoperto di avere la stoffa della venditrice, mi sono proprio divertita a vendere libri e gadget del progetto! Molti hanno fatto acquisti, ma altrettanti mi chiedevano informazioni, sfogliavano libri e foto per tre ore, riempivano di ditate tutto quanto ma poi non compravano nulla. Antipatici. Le ditte presenti a Volandia erano SkyPoint, Tecnosky, Teleskop Service Italia, Reginato, Artesky, Auriga; assenti Geoptik, che poi ha rimediato durante lo star party, e 10 Micron, impegnata in una fiera in Germania.

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In veste di venditrice a Volandia. Fonte: Carlo Rocchi

Arrivata a Saint Barthelemy venerdì 7 settembre pomeriggio, saluto Piero e Patrizia del locale gruppo astrofili Per amor del cielo: “Ecco le chiavi del tuo ufficio!” mi dicono, e io li guardo con aria interrogativa: ma quale ufficio? Ma di cosa diavolo stanno parlando?” Poi loro e Calcidese mi aiutano a ricordare: ma certo, il mio “ufficio” è in realtà lo stand di Gateway to the Sky! Anche qui vendo qualcosina, ma l’andamento degli affari è piuttosto deludente, perchè venerdì pomeriggio non c’è ancora molta gente.

Dopo un pò vado a farmi un giretto nel campo sportivo, dove nel frattempo incontro Giosuè, un astrofilo amico di Lorenzo Comolli, che mi invita a dare un’occhiata al loro camper. Ma cosa avrà di tanto speciale un camper? Ogni camper è uguale ad un altro, tutti i camper sono bianchi o al massimo beige… tranne uno! E allora capisco il criptico invito di Giosue: l’unico camper diverso dagli altri ha diverse fotografie di oggetti astronomici sulle fiancate, davanti e dietro! Sulle due fiancate fanno bella mostra di sè due pezzi del Velo del Cigno, NGC 6960 e NGC 6992, che sono due resti di supernova, davanti la Helix Nebula e dietro la nebulosa Tarantola, che spettacolo! No dai, non posso crederci, ma è meraviglioso questo camper! Estasiata faccio almeno due volte il giro del camper per godere di tali meraviglie, e non resisto alla tentazione di scattare due fotografie. Poco dopo incontro altri due amici, Luigi ed Emmanuele, con i quali inevitabilmente ci mettiamo a chiacchierare. E dopo ancora incontro il Comolli con sua moglie Antonia e loro figlio Leonardo, un bellissimo bimbo nato pochi mesi fa. A questo punto Lorenzo mi offre un confetto. Oh no, ma quanti confetti del matrimonio hanno ancora? Immediatamente vengo assalita dal panico, e inizio a sudare freddo, memore dell’esperienza dello scorso anno. Stavolta però sono i confetti azzurri del battesimo del bimbo; ne prendo uno e ringrazio, ma la mia preoccupazione aumenta quando mi dicono che non va bene mangiarne solo uno perchè porta sfortuna, e devo mangiarne un numero dispari: aiuto, quanti confetti dovrò mangiare a questo giro? Fortunatamente Lorenzo mi permette di mangiare tre soli confetti.

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Il camper astronomico di Giosuè & co.

 

Mi dirigo poi verso il capannone del campo sportivo, sto pensando se iscrivermi o meno al concorso di astrofotografia digitale, non sono sicura di volerlo fare. Paolo Calcidese elimina alla radice la mia esitazione: prende un foglio per le iscrizioni, e d’ufficio mi iscrive al concorso, categoria profondo cielo! Bel guaio, Calcidese mi ha fregato, e adesso sono costretta a farla questa foto. Il piccolo problema è che non ho la più pallida idea di cosa fotografare… chiedo consiglio a Giuliano e Davide, che mi suggeriscono la nebulosa M 16 nell’Aquila: se mi spiccio, due ore di posa in prima serata possono bastare… va bè, proviamoci. Tentar non nuoce. Esco fuori, e dò un’occhiata agli strumenti esposti: la mia attenzione è catturata dal rifrattore Tecnosky Apo 130/900 Lanthanum sulla Crux 170, col filtro solare Daystar Quark con cui osservo una magnifica protuberanza solare. Il tempo passa velocemente, ormai il Sole sta per tramontare e l’aria diventa più fresca: è il segnale che l’ora di cena si avvicina, per cui vado verso l’ostello della gioventù che ci ospita. Impiego circa 50 minuti per arrivarci, perchè lungo la strada incontro altri amici con cui scambiare due chiacchiere, tra cui Andrea. Ci tengo a precisare che normalmente si impiegano 10 minuti…

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Rifrattore Tecnosky Apo 130/900 Lanthanum su Crux 170 + filtro solare Daystar Quark. Fonte: Giuliano Monti

 

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G-astronomia!

Dopo cena ritorno al campo sportivo, e finisco di montare il telescopio: impiego più tempo del previsto perchè è già buio, ma alla fine riesco nel mio intento; devo però fare la messa a fuoco, e questo mi fa perdere parecchio tempo, accidenti! Tra una cosa e l’altra inizio le pose su M 16 che sono quasi le 23, ed è ormai già molto bassa… a malapena riesco a fare un’ora di integrazione su questo oggetto, anche perchè qualche astrofilo birichino si avvicina troppo al tubo inondandolo di luce rossa… gli è andata bene che a questo giro ho dimenticato la spada laser a casa. Pazienza, vorrà dire che M 16 sarà destinata ad uso personale, mentre per il concorso dovrò inventarmi qualcos’altro. Dopo un altro giro di consultazioni con gli amici, ripiego sulla Bubble Nebula, NGC 7635, una nebulosa diffusa nella costellazione di Cassiopea quasi al confine con Cefeo. Lancio una sequenza di pose da 5 minuti, e mi allontano dal mio telescopio per dedicarmi con profitto all’osservazione visuale, che ci tengo a precisare non ho abbandonato: approfitto nientedimeno che del Dobson da 1 m di diametro di Fabio Marioni! Rispetto allo scorso anno, Fabio ha apportato delle migliorie, che ci permettono di godere di una magnifica visione di M 57, la nebulosa planetaria della Lira, e di NGC 6960, la parte con la stella del Velo del Cigno, un resto di Supernova! Sembra quasi di trovarsi al suo interno, talmente l’immagine è definita! Alzo lo sguardo, le velature del pomeriggio sono scomparse, e adesso il cielo è assolutamente sereno. Dopo un pò ritorno al campo sportivo per vedere l’andamento delle pose: tutto fila liscio, tranne che il tubo del Newton sta per toccare una delle gambe del treppiede. Rimango a monitorare la situazione, spero di poter fare ancora una mezzoretta… e nel frattempo escogito, assieme a Davide, uno scherzetto da fare ad Eleonora, una mia amica appassionata di astronomia: e cioè quello di farle chiedere a Franco Bertucci, appassionato visualista, di mostrarle Marte attraverso il Dobson da 76 cm di apertura! È noto quanto Franco Bertucci sia amante dell’osservazione planetaria: lui infatti considera i pianeti alla stregua di immondizia… se leggete i resoconti delle scorse edizioni dello star party di Saint Barthelemy ve ne renderete conto. Nel mentre, il mio telescopio ha raggiunto il limite: fermo le pose, e decido di tentare qualche scatto della cometa 21P/ Giacobini – Zinner: è una cometa periodica con un periodo orbitale di 6,5 anni, e un semiasse maggiore di 3,5 UA. Mi trovo però di fronte ad un problema: parlando con Emmanuele, scopro di aver preso le effemeridi sbagliate, per cui i primi scatti sono una schifezza perchè mossi; faccio qualche tentativo, dopo aver corretto i valori, che però non mi soddisfa granchè. Del resto, sono ancora agli inizi della mia esperienza astrofotografica, e il cammino sarà ancora molto lungo e pieno di errori prima di riuscire a combinare qualcosa di buono…

Sono le 4 passate, e devo riprendere le immagini di calibrazione; mentre il telescopio va vago per il campo sportivo e ogni tanto scambio due chiacchiere con altri appassionati. Il mitico bar delle salamelle è chiuso tre ore prima, che delusione, per cui non posso neanche prendermi un the caldo. Tra una cosa e l’altra si fanno le 6, e alla fine mi decido ad andare a riposare un pò. Per poi rialzarmi verso le 9.30.

La mattina del sabato, come al solito, trascorre velocemente tra chiacchiere e risate; il campo sportivo si riempie di astrofili e curiosi, accorsi per ascoltare il concerto della banda musicale La Lyretta di Nus. Provo anche a seguire le conferenze, ma non posso fermarmi troppo perchè ora bisogna mettere mano alla mia fotografia della Bubble! In realtà non la elaboro io, ma lascio volentieri l’arduo compito ad Andrea Pistocchini e Stefano Cademartori, che guarda caso sono proprio due dei bravissimi astrofotografi del progetto Gateway to the Sky e che ringrazio ancora molto per l’aiuto che mi hanno dato. In breve attorno a loro si forma un capannello di apprendisti astrofotografi e curiosi, e come per magia la Bubble Nebula prende forma [cliccare sulla foto per la versione ingrandita e per leggere i dati tecnici]:

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NGC 7635 Bubble Nebula. Questa immagine è frutto di un lavoro di squadra: mentre l’autrice del blog ha fatto le riprese, l’elaborazione è a cura di Andrea Pistocchini e Stefano Cademartori: grazie per l’aiuto!

A pranzo ci concediamo un panino alla salamella con cipolle e pomodoro e un gelato al bar allestito al campo sportivo, poi seguiamo le conferenze nel tendone seminari; nel frattempo arrivano anche Franco Bertucci e i suoi amici Carlo e Stefano assieme al Dobson da 76 cm di apertura, che montano vicino al tendone seminari: che bello, si prospetta una nottata di goduria astronomica attraverso il Dobson!

Ormai è tardi, e anche oggi il Sole tramonta sul campo sportivo: questa sera è molto più fresca della precedente, ma ahimè porta anche parecchia umidità. Nonostante il parere contrario di Davide decido lo stesso di provare a riprendere la galassia M 33 nel Triangolo: la galassia è appena sorta e ho tutta la notte per riprenderla! Ma anche stavolta la legge di Murphy colpisce implacabile: a causa di uno sbaglio nelle impostazioni del software di acquisizione delle immagini, in due ore riesco a fare solo una ventina di minuti di posa. E in più sta salendo una foschia che per per un’oretta ci impedirà di combinare alcunchè. Prima che il cielo si copra del tutto, riesco però ad osservare il Quintetto di Stephan attraverso il Dobson da 76 cm di Bertucci: la galassia NGC 7331 è la più luminosa, e appena sotto ci sono le altre quattro, estremamente deboli. Sono molto soddisfatta per averle osservate tutte e cinque, tutto sommato ho ancora un minimo di abilità visualistica residua, nonostante mi stia avvicinando all’astrofotografia! Quando il cielo si copre del tutto, andiamo a casa di Stefano per stare in compagnia e bere qualcosa, e lì troviamo anche Flavio e Stefano Seveso, impegnati nelle riprese della cometa e della nebulosa dei Fantasmini, che si chiama così proprio a causa della sua forma, che ricorda proprio quella di tanti piccoli fantasmini. Stiamo un pò lì poi decidiamo di andare a dormire: ovviamente il cielo è di nuovo sereno, ma non ho più voglia di montare di nuovo tutto, perchè sono ormai le 3.10. Decido di andare a dormire.

Domenica 9 settembre mi alzo alle 9.30, devo consegnare la fotografia della Bubble per il concorso. Alle 11.30 c’è la premiazione, quindi ho ancora tempo per fare una passeggiata nel campo sportivo e prendermi un caffè e una brioche per colazione. Prima di proclamare i vincitori del concorso astrofotografico, i partecipanti al concorso raccontano brevemente soggetto ripreso, strumentazione usata etc, e poi Bertucci aggiunge ancora qualche commento, e, da showman quale è, ci fa morire dal ridere quando ad un certo punto dice che gli tocca fidarsi di questi astrofotografi, che si ostinano a fotografare oggetti difficilissimi, che lui, per la miseria, non riesce proprio a vedere; almeno per ora, perchè tanto inventeranno dei filtri che prima o poi risolveranno questo problema. Di certo però Bertucci non si aspettava che tra questi astrofotografi ci fosse anche la sottoscritta: “Ma la foto di Giovanna chi?!?”, e penso che quando ha capito che ero io, gli sia venuto un mezzo infarto, e questo è confermato da voci di star party.

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Veduta del campo sportivo

Alla fine, nonostante il lavoro di squadra, la Bubble Nebula non è stata premiata dalla giuria, ma pazienza, l’importante è partecipare; devo però stare attenta, perchè tra 4 – 5 anni al massimo avrò un altro temibile rivale: Leonardo, il figlio del Comolli! A quanto pare, è già stato iniziato dal papà all’arte astrofotografica, e secondo altre indiscrezioni gli è stato anche regalato un telescopio… il primo premio del concorso sezione profondo cielo, un razzo ad acqua, è andato a Paolo Demaria per la sua dettagliatissima immagine di M 31, la galassia di Andromeda. Chissà se mi farà giocare col razzo una volta o l’altra?

A pranzo ci siamo ritrovati in 25 al bar della piazza: e lì ho capito come si sentono le sardine in scatola, perchè eravamo tutti allo stretto; nonostante questo è stato un piacevolissimo momento di convivialità, perchè assieme a noi c’erano, tra gli altri, anche Bertucci e due astrofili australiani in vacanza: durante il loro tour Italia – Svizzera – Francia, hanno saputo dello star party e hanno montato la strumentazione nelle piazzole dietro l’osservatorio. Immagino che abbiano provato quella sensazione di meraviglia nel vedere il cielo boreale, che noi italiani proviamo nel vedere il cielo australe; subito dopo però si saranno domandati ma quanto inquinamento luminoso c’è da queste parti?

Dopo pranzo mi sono fermata ancora un pò con Attilio e Alessandra, Piero e Patrizia e Davide, e ne ho approfittato per iscrivermi al Gruppo Astrofili Per Amor del Cielo: la mia tessera è la numero 102, come il film di animazione La carica dei 102. Il campo sportivo è ormai deserto, e noi siamo tra gli ultimi ad andare via. Si conclude così il XXVII star party di Saint Barthelemy.

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Avventure e disavventure sopra quel ramo del lago di Como: campo estivo Celestia Taurinorum – Rifugio Venini, Monte Galbiga (CO), 9 – 11 agosto 2018

Dal 9 all’11 agosto ho partecipato con i miei astrofili di Celestia Taurinorum al II campo estivo astronomico dell’associazione presso il rifugio Venini: esso si trova a 1500 m s. l. m.  in Valle d’Intelvi, sopra il lago di Como, sopra i paesi di San Fedele e Pigra.

[Cliccare sulla foto sottostante per accedere alla galleria fotografica del campo estivo]

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E’ giovedì 9 agosto 2018: finalmente, dopo mesi che se ne parlava, è arrivato il momento di partire per il campo estivo! Dopo aver controllato di non aver dimenticato nulla, mi metto in viaggio: arrivo tranquillamente fino a Como, ignara che di lì a poco la nostra avventura avrebbe assunto toni epici. Giunta sul lago, mi accingo a percorrere la strada che lo costeggia, lasciandomi alle spalle i vari paesini che si affacciano sulle sue rive: Lenno, Mezzegra, Azzano, Tremezzo, Cadenabbia… ad un certo punto però il traffico rallenta, finchè non si trasforma in un gigantesco ingorgo in cui è impossibile andare avanti o tornare indietro. Anche gli altri ragazzi dei Celestia sono nella stessa situazione, e ben presto ci rendiamo conto che non ne saremmo usciti in breve tempo. Usciti dal maxi ingorgo, ecco che ci si profila all’orizzonte la seconda disavventura: sbagliamo strada! Il navigatore vuol farci fare a tutti i costi il sentiero che solitamente fanno gli escursionisti a piedi per raggiungere il rifugio impiegandoci circa tre ore. Poi, guardandoci attorno, ci accorgiamo che l’edificio appena raggiunto non è il rifugio: è troppo basso, e in più è piuttosto diverso dalle foto viste in Rete! Al che telefoniamo al rifugio, chiedendo lumi su come raggiungerlo: evidentemente li stiamo facendo disperare, secondo me almeno altre 200 persone avevano telefonato prima di noi per la stessa ragione. Ormai l’ora di pranzo è passata, sono quasi le tre del pomeriggio, e io sono quasi tentata di tornare indietro. Alla luce delle indicazioni dei gestori del rifugio, finalmente riusciamo a raggiungere il Venini: le fatiche per arrivare sono ripagate dal panorama mozzafiato che ci si para davanti: il rifugio è su un crinale che parte dal monte Galbiga, alto 1698 m, e si gode di una vista eccezionale sul lago di Como! Dopo pranzo, decidiamo di allestire il campo base a poche decine di metri dal rifugio. Alberto ha portato un Newton 40 cm f/4,3 in fibra di Carbonio, che farà bella mostra di sè su una grande montatura equatoriale a forcella autocostruita, Christian, Samuel e gli altri intanto portano su treppiedi e montature dei loro telescopi. Io scelgo un angolino di prato pianeggiante, e sistemo treppiede, montatura e contrappesi, poi copro il tutto con l’apposito telo. Il meteo è incerto, grosse nuvole stanno arrivando; penso che sì, verrà giù un pò di pioggia, ma non dovrei avere troppi problemi, tanto c’è il telo che protegge il tutto…sbagliato! In pochissimo tempo viene giù il diluvio universale: pioggia, vento, fulmini, due di essi cadono abbastanza vicini al rifugio, e ad un certo punto, guardando fuori, non vedo più la mia montatura: panico totale, quando realizzo che una raffica di vento più forte ha tirato giù tutto, e che la mia bella NEQ6 giace per terra sotto la pioggia! Mi metto le mani nei capelli, e sbianco in viso, in quel momento penso che la mia faccia sia diventata più bianca della montatura stessa. Finita la tempesta, mi precipito fuori a constatare l’entità dei danni: apparentemente sembra tutto a posto, gli altri ragazzi mi aiutano a portare tutto dentro e asciughiamo alla bell’e meglio, dovrò però farla controllare. Accidenti, che gran stupidaggine che ho fatto, neanche se avessi iniziato da poco… mi consolo con la cena, e poi con una bella partita di “Cards against humanity”, un gioco di società che non conoscevo, portato da Christian: l’idea è che, a turno, ognuno pesca una carta nera con una domanda, e gli altri devono rispondere nel modo più bizzarro possibile con una risposta contenuta in una carta bianca. Il gioco è davvero divertente, e una partita può durare anche molte ore. Alle 23 circa diamo un’occhiata al cielo, ma purtroppo è coperto, per cui niente osservazioni: ci tocca andare a dormire.

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L’indomani, 10 agosto, il cielo è sereno: un manipolo di coraggiosi esploratori dei Celestia capeggiati da Luca e Andrea parte alle 7 e punta senza esitazione verso la cima del monte Galbiga per sottoporsi a una dura sessione di allenamento fisico in perfetto stile marines: addominali, flessioni, planck, squat… devono scolpirsi per temprarsi a una nuova nottata osservativa. Molti pensano all’astronomia come ad un hobby tranquillo, ma non è affatto così, e tra poco capirete il perchè. Io, vigliaccamente, non ho fatto parte della spedizione, perchè mi sono alzata più tardi, anche perchè nel frattempo ci ha raggiunto un mio amico, Martino, con cui faccio la stessa passeggiata fino alla cima del Galbiga ma con calma: sarà un segno che sto invecchiando? Giunti in cima ci sbizzarriamo a fotografare il paesaggio, da lì si possono osservare i due laghi di Lugano e Como. Sulla via del ritorno passiamo davanti al piccolo osservatorio astronomico gestito dal Gruppo Astrofili Lariani: purtroppo è chiuso; provo lo stesso a telefonare per chiedere se era possibile fare un’eccezione per noi astrofili, ma niente, la prossima serata sarà il 18 agosto. Pazienza, ci consoleremo con la g-astronomia all’ora di pranzo, che richiede poco per essere praticata con profitto: una buona compagnia, buon cibo e vino rosso a volontà per vedere il Quadruplo Ammasso di Perseo e stelle doppie a gogò. Il pomeriggio sembra essere tranquillo, e lo è fino ad un certo punto, ma anche stavolta ci sbagliamo: un gruppo di sei ragazzi belgi è salito al rifugio a piedi in circa tre ore, ma adesso che sono le 19 sono stravolti e non se la sentono più di scendere a piedi, e quindi cercano qualcuno che li accompagni giù fino a San Fedele. Si offrono Samuel e Giulia e la sottoscritta con Martino. Fortunatamente riusciamo a comunicare in inglese, perchè purtroppo nessuno di noi conosce il belga, e riusciamo anche a farci un sacco di risate. Quando ritorniamo, ormai è ora di cena: finalmente il cielo è sereno! E una bella Via Lattea fa capolino sopra le nostre teste, c’è però tanta umidità, per cui decido di non montare il mio telescopio, ma di tentare uno star trail sul lago di Como. I ragazzi invece si precipitano a montare i loro telescopi, e riescono ad osservare alcuni oggetti tipici del cielo estivo, tipo le nebulose Laguna e Omega e il Velo del Cigno. Le nostre osservazioni ad un certo punto vengono interrotte da un incontro ravvicinato del terzo tipo: una mucca astrofila! È bianca e nera, e passeggia per il campo base muggendo a squarciagola; temo per i telescopi, ma per fortuna non capita nulla. Quando ritorna, si piazza alla mia destra a cinque metri di distanza e rimane immobile per un bel pò: starà schiacciando un pisolino? Quando si sveglia, si gira verso di me, e a quel punto mi preparo per una fuga a gambe levate assieme alla macchina fotografica perchè temo voglia rincorrermi; quando avanza verso di me decido di spostarmi prudentemente in un altro luogo. Martino tira fuori il binocolo 20×100 con cui osserviamo, assieme a Matteo, Dalila, e Giampiero il Doppio Ammasso di Perseo, M 57,  M 11, la galassia di Andromeda, M 27 e NGC 457. L’umidità però avanza implacabile e alle 2.30 siamo costretti a chiudere baracca e burattini e ad andare a dormire.

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La mattina del 12 agosto è caratterizzata dalla solita passeggiata sulla cima del Galbiga, stavolta a caccia fotografica di parapendiisti! È uno spettacolo vederli prepararsi al decollo e discutere di termiche, planate, traversoni, meteorologia, quanto mi piacerebbe provare un volo in tandem in parapendio! Mentre fervono i preparativi scambiamo anche due parole con loro. Poco prima di pranzo osserviamo il Sole, che, essendo nel minimo di attività, non mostra alcuna macchia solare; e il campo estivo per alcuni di noi si conclude così, con uno o più piattoni di risotto ai funghi e tante risate in ottima compagnia. Arrivederci al prossimo campo estivo!

 

XI Star party del Monferrato, Odalengo Piccolo, 14 luglio 2018: uno star party per pochi intimi

Per inaugurare alla grande il primo blocco di vacanze, sabato 14 luglio 2018 sono andata allo star party di Odalengo Piccolo, giunto questo anno alla sua undicesima edizione. Sono arrivata lì in mattinata, trovando uno dei miei amici astrofili, Martino, reduce da una nottata proficua nottata per le osservazioni astronomiche, specialmente planetarie. Dopo aver montato la tenda, ho montato anche il telescopio; nel frattempo ci hanno raggiunto anche altri amici astrofili, come Davide, Paolo, Claudia; più tardi ci hanno raggiunto anche Fabrizio e Valentina con loro figlia, una bellissima bimba di appena due mesi: diventerà anche lei un’astrofila, visto che i suoi genitori lo sono? Dopo un panino veloce per pranzo, sono iniziate lunghe chiacchiere tra noi appassionati, e tra una chiacchiera e l’altra ho dato una mano a Davide per montare il suo telescopio, visto che temeva di essersi dimenticato la procedura di montaggio; fortunatamente poi alla fine funzionava tutto, e tutti i cavi erano collegati nel modo giusto. La sera ci siamo mangiati una bella pizza, e con preoccupazione abbiamo constatato il lento ma inesorabile rannuvolarsi del cielo; ritornati in osservatorio, la copertura nuvolosa è diventata sempre più spessa, lasciandoci giusto qualche buco di sereno per fare osservazioni visuali; ecco cosa abbiamo osservato:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 31, M 32, M 110 galassie in Andromeda

M 97 nebulosa planetaria nell’Orsa Maggiore

NGC 6960 Velo del Cigno, resto di supernova

NGC 457 ammasso aperto del Gufo, in Cassiopea

M 11 ammasso aperto dell’anatra selvatica nello Scudo

e poi basta, perchè poi le nuvole ahimè hanno avuto la meglio…accidenti! Pazienza, vuol dire che ci rifaremo il prossimo anno; la compagnia comunque è stata ottima, anche se eravamo in pochi ma affiatati amici.

[Cliccare sulla foto per accedere all’album dello star party]

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Star party di Alpette 7 luglio 2018

Sabato 7 luglio 2018, uscita da lavoro, ho deciso di fare una toccata e fuga veloce ad Alpette, un piccolo paesino nel Canavese, in provincia di Torino, per partecipare allo star party organizzato dal locale gruppo astrofili, gli Amici del Polo Astronomico; il programma delle conferenze è stato molto ricco:

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Fonte: Amici del Polo Astronomico

Io purtroppo non ho potuto seguirle, ma dovevano essere molto interessanti. Durante lo star party è stata conferita la cittadinanza onoraria di Alpette al dott. Walter Ferreri, astronomo dell’Osservatorio Astrofisico di Torino.

Dopo aver salutato Daniele, Davide e gli altri astrofili presenti, sono andata verso la piazza dedicata agli astrofotografi, dove ho trovato altri appassionati intenti a montare il loro telescopio. Con tutta la calma immaginabile, anche perchè c’erano nuvole dappertutto, ho montato anche il mio telescopio; e ho potuto constatare che impiego il triplo del tempo per questa operazione, da quando ho avuto la folle idea di lanciarmi a capofitto nell’astrofotografia; devo però dire che non pensavo fosse così divertente! Dopo aver valutato la situazione meteo assieme agli altri astrofili, decido di azzardare una sequenza di scatti sul Velo del Cigno, un resto di supernova dentro l’omonima costellazione, in quel momento quasi allo zenith. Il cielo non è completamente libero dalle nubi, e questo mi fa perdere in continuazione la stella guida, lo stesso capita anche agli altri astrofili presenti. Tra uno scatto e l’altro faccio due passi, e chiedo a un tizio se gentilmente ci spegne la luce del balcone, che guarda caso è diretta proprio verso i telescopi… il tizio fa la cosa giusta (altrimenti gli avremmo riservato un trattamento speciale con la spada laser), e noi e i nostri telescopi finalmente ripiombiamo nell’oscurità.

Ad un certo punto un anziano signore passa a trovarci, è curioso di quello che stiamo facendo, e ci chiede se gli facciamo osservare qualche astro attraverso il telescopio; gli spieghiamo che purtroppo no, non è possibile questo, perchè noi siamo astrofotografi e non siamo attrezzati per le osservazioni visuali; lo mandiamo dai nostri colleghi visualisti nella piazza davanti al planetario, loro sì che possono soddisfare la sua richiesta. Le nuvole non accennano a scomparire; nonostante questo le mie pose vanno avanti, e dopo un pò decido di fare di nuovo una passeggiata, stavolta verso la piazza davanti al planetario, dove possono ammirare un bel Saturno attraverso il C8 di Emanuele, anche se c’è un pò di turbolenza atmosferica; Davide invece si sta arrabbiando con la telecamera planetaria, che il computer, per ragioni del tutto ignote, non riconosce. Scambiate due chiacchiere anche con loro, ritorno alla mia postazione; più o meno sono le 2, e finalmente il cielo si è schiarito! Lancio ancora una sequenza di scatti sul Velo, e nonostante molte tribolazioni, riesco a ottenere qualche scatto decente; devo riconoscere che l’astrofotografia, nonostante sia una faccenda complicata, dà anche diverse soddisfazioni, e questo è quello che ho ottenuto: [cliccate sulla foto per vedere i dettagli tecnici]

Immagine salvata con i settaggi applicati.

Alle 4.30 smonto il telescopio, carico la macchina e vado via; anche se mi sono fermata poco, la notte è stata comunque proficua, e spero di fare presto il bis!

Astronomia all’Astrobioparco di Felizzano

Da quando sono diventata un’astrofotografa (o almeno questa è la mia idea) il tempo libero durante le notti osservative è aumentato a dismisura: se prima molto di esso era dedicato a studiare gli atlanti stellari o a imprecare contro l’appannamento della lente del cercatore che ti impediva di vedere quella nebulosa planetaria , adesso è diverso, perchè dopo aver lanciato la sequenza di scatti, in pratica uno non deve poi far più nulla.

Il video qui sotto nasce proprio a seguito della necessità di inventarmi un nuovo passatempo nonchè dalla curiosità di sperimentare qualcosa di nuovo; si tratta di una serie di scatti effettuati all’Astrobioparco di Felizzano, approfittando del resto delle notti serene post serate divulgative pubbliche oppure del recente star party o di altre occasioni di visita all’Astrobioparco.

Riprese: scatti singoli effettuati con Canon EOS 400 D, Canon EOS 1300 D + obiettivo 18 – 55 mm su treppiede RP Optix T1

Esposizione per time lapse notturni e star trail: 30 s, 800 ISO, f/3,5

Elaborazione: Photivo, GIMP; Starstax per star trail animato, FFMPEG per time lapse

Musica: Epic inspiring di Alex Che

Star party di Felizzano 9 giugno 2018 – Resoconto

Sabato 9 giugno, uscita da lavoro, sono partita alla volta dell’Astrobioparco di Felizzano per lo star party; pensavo di arrivare per le 20:30, ma, complici lo scarso traffico in autostrada e la mia velocità sostenuta, arrivo attorno alle 20. La terrazza dell’Astrobioparco era già piena di astrofili intenti a montare la strumentazione, e nel giro di poco li ho imitati anche io: dopo aver portato su tutte le borse con l’attrezzatura, con l’aiuto di Carlo ho sistemato i 15 kg della mia montatura NEQ6 Pro sulla colonna assegnatami da Giuliano; grande è stata la mia sorpresa quando mi sono ritrovata un capannello di astrofili e curiosi tutt’attorno, che supervisionavano le operazioni di montaggio del telescopio! Evidentemente si deve essere sparsa la voce che ormai sono diventata un’astrofotografa a tutti gli effetti…

[Cliccare sull’immagine sottostante per accedere alla galleria fotografica dello star party]

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Il mio telescopio è pronto per la notte. E voi?

In terrazza ho ritrovato tantissimi cari amici, anche loro astrofili, con cui ho scambiato volentieri due parole, visto che non ci si vedeva da tanto; e con loro ho anche cenato. Tra di loro anche Paolo Calcidese, astrofisico dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, che ha presentato il progetto Gateway to the Sky, e Piero Bianucci che ha tenuto una conferenza su Primo Levi. Ho addirittura incontrato la mamma di una mia amica, una simpatica curiosa di astronomia, che vorrebbe osservare attraverso il mio telescopio, ma purtroppo non sono ancora pronta, per cui la mando da un astrofilo proprietario del bel Dobson Nadirus da 12″, già operativo… rifletto sul fatto che ora impiego il triplo del tempo a montare la strumentazione, ma le fatiche valgono la pena, perchè un’immagine astronomica è qualcosa da poter condividere con altri appassionati di astronomia ma non solo.

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Fonte: Martino Balbo

Dopo cena, ultimate le procedure per rendere il telescopio operativo, ho deciso di provare a fotografare NGC 6888, nota anche come Crescent Nebula, una nebulosa resto di supernova di 25 anni luce di diametro distante 5000 al: grazie ai suggerimenti di Andrea, abbiamo appurato che quel piccolo trapezio di stelline al centro della mia inquadratura era proprio quello dentro la Crescent! Meno male, voleva dire che l’allineamento polare era buono… lancio la prima sequenza di riprese, per vedere che la guida tenga: procede tutto bene, e nel frattempo ne approfitto per fare due chiacchiere; un altro astrofilo mi chiede aiuto per puntare il telescopio dell’osservatorio, un rifrattore apo tripletto 175 / 1400 trattato FPL 53 su Giove, che si mostra in tutta la sua bellezza: visibilissime le due bande equatoriali, e addirittura scorgiamo l’inizio del transito di uno dei suoi satelliti medicei, Io, sul disco del grande pianeta! Il satellite appare come un puntino nerissimo su Giove. Nei momenti di calma si intravedono addirittura una sottilissima banda scura tra quelle equatoriali e nella zona polare.

Ritorno al mio telescopio, la guida resiste ancora; altre due chiacchiere e mi chiedono di puntare Saturno, splendido: si vedono benissimo la divisione Cassini e i suoi satelliti principali! E anche alcune sfumature di un marroncino più scuro sul disco. Dò un’occhiata all’andamento delle mie riprese, accidenti, ho perso la stella guida perchè la lente obiettivo del telescopio guida si è appannata! Con un phon tolgo l’umidità dalla lente, poi proseguo imperterrita con le riprese. Vado poi a curiosare i pianeti attraverso un rifrattore Tecnosky apo 130. Nel frattempo ho anche lanciato una sequenza di time lapse a grande campo portando la macchina fotografica e il fedele treppiede RP Optix T1 sulla terrazza superiore, dove c’è la cupola; peccato che dopo un pò mi si appanni anche l’obiettivo della macchina fotografica…accidenti!

Ormai è molto tardi, e molti astrofili smontano e abbandonano la terrazza: guardando a est già si vedono le prime luci dell’alba, e una Luna quasi all’ultimo quarto sta sorgendo, silenziosa testimone di una proficua notte di osservazioni astronomiche e di tante chiacchiere tra amici astrofili.

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Uno star party inaspettato: Saint – Barthelemy, 17 – 18 febbraio 2018

Sabato 17 e domenica 18 febbraio 2018 avrebbe dovuto svolgersi il terzo raduno invernale astrofili a Saint – Barthelemy, Valle d’Aosta, organizzato dall’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta; il programma era il seguente:

– A partire dal primo pomeriggio: accoglienza dei prenotati e assegnazione dell’area attrezzata dove montare il proprio strumento
– A partire dal crepuscolo e per tutta la notte: osservazioni e riprese del cielo con concorso di astrofotografia digitale CCD e Reflex

Il 15 febbraio però ci contatta il dott. Paolo Calcidese dell’osservatorio, per comunicarci l’annullamento della manifestazione a causa delle elevate probabilità di meteo avverso: accidenti, e noi che avevamo sperato fino all’ultimo in un meteo clemente…quasi tutti  gli astrofili disdicono, tranne un manipolo di pochi coraggiosi: Martino Balbo, Alessandro Merga, Davide Boldrin e la sottoscritta. Noi quattro decidiamo comunque di salire a Saint – Barthelemy, alla peggio se non si può osservare è una scusa per cambiare aria e dedicarsi con profitto alla gastronomia, che non delude mai. Arriviamo sabato pomeriggio all’ostello, che però troviamo chiuso: telefoniamo a Sara, la responsabile, per chiedere chiarimenti: persino lei dava per scontato che avessimo disdetto la prenotazione! Chiarito l’equivoco, una sua collega ci assegna la stanza 404, al secondo piano: scopriamo che siamo i signori assoluti dell’ostello perchè non c’è nessun altro; pensiamo addirittura di dare una festa in grande stile alla sera, ma questa idea viene accantonata. Intanto giunge l’ora di pranzo, e lì troviamo anche l’amico Stefano Cademartori con cui pranziamo e scambiamo due chiacchiere.

Il pomeriggio è dedicato al relax in ostello e a lunghe chiacchierate sui più svariati problemi tecnici relativi all’astrofotografia, mentre alla sera andiamo a cena all’Hotel Cuney dove mangiamo un’ottima pizza speck e brie in compagnia anche degli amici Piero e Patrizia e Ilario.

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A cena all’Hotel Cuney. Fonte: Piero Rosset

Colgo l’occasione per consegnare (finalmente, dopo settimane che li avevo a casa mia!) i premi agli amici astrofotografi vincitori del concorso di astrofotografia indetto dall’Associazione Ligure Astrofili Polaris di Genova, ecco la classifica:

Categoria foto astronomiche

1) Stefano Cademartori (Associazione “Per Amor del Cielo”) – soggetto: NGC 7497
2) Giovanna Ranotto (Osservatorio astronomico di Torino e Osservatorio della Valle d’Aosta) – soggetto:  anello di diamante – eclisse solare 21 agosto 2017
3) Anna Maria e Silvano Fiamma (Associazione “Per Amor del Cielo”) soggetto . transito della ISS davanti alla Luna

Categoria foto istantanee di paesaggio con soggetto astronomico

1) Piero Rosset (Associazione “Per Amor del Cielo”) – soggetto: Sundog (raro fenomeno solare ripreso a Valsavarenche, Val d’Aosta)
2) Renzo Bennati (socio Polaris) -soggetto: Il cielo del Gruppo del Dente del Gigante Monte Bianco (con M31)
> 3) Luigi Vela (socio Polaris) – soggetto: sole al tramonto spiaggia delle Ghiaie, Portoferraio Isola d’Elba.

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Ecco alcuni dei vincitori del concorso di astrofotografia: da sinistra Stefano Cademartori, Piero Rosset e Giovanna Ranotto. Fonte: Piero Rosset e Patrizia Besenval

Mentre ceniamo, Piero esce per controllare il cielo: incredibile, si vedono ben tre stelle! La speranza di poter osservare qualcosa si riaccende… e viene premiata: verso le 23 il cielo è completamente sgombro! Dopo un’adeguata vestizione con abiti più pesanti, facciamo un salto all’osservatorio, poi ci precipitiamo al campo sportivo, dove nel frattempo Piero e Patrizia hanno sono già all’opera con il Dobson da 30 cm della loro associazione di astrofili, “Per amor del cielo“. E a questo punto inizio a mordermi le mani: certo che potevo portarlo su il telescopio, è la prima volta in 10 anni che salgo a Saint Barthelemy senza telescopio: male, molto male. Pazienza, vuol dire che la prossima volta non mi farò influenzare dalle previsioni meteo. Ad ogni modo mi consolo grazie alle celesti visioni di cui posso godere grazie al Dobson, il bottino è di circa una quarantina di oggetti:

M 42 nebulosa in Orione

M 3 ammasso globulare nei Cani da Caccia

M 67 ammasso aperto nel Cancro

M 81, M 82, M 101, M 108, M 109 galassie nell’Orsa Maggiore

M 106, M 63, M 94, M 51, NGC 5195, NGC 4490, NGC 4449 galassie nei Cani da Caccia (NGC 4490 è nota anche come Cocoon Galaxy, mentre NGC 4449 come Galassia Rettangolo)

M 97 nebulosa planetaria nell’Orsa Maggiore

M 13 ammasso globulare in Ercole

NGC 4559, NGC 4565 galassie nella Chioma di Berenice (la seconda è nota come Needle Galaxy)

NGC 2392 nebulosa planetaria nei Gemelli (Eskimo Nebula)

NGC 4361 nebulosa planetaria nel Corvo

NGC 4038, NGC 4039 galassie nel Corvo (Le Antenne)

M 104 galassia nella Vergine

NGC 188 ammasso aperto nell’Orsa Minore

M 65, M 66, NGC 3628, M 105 galassie nel Leone

NGC 2420 ammasso aperto nei Gemelli

NGC 3115 galassia nel Sestante (Spindle Galaxy)

M 53 ammasso globulare nella Chioma di Berenice

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NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea

M 45 ammasso aperto nel Toro

Per aver osservato circa due ore dalle 23 all’1, e sfidando la temperatura di -5°C, decisamente niente male! Posso proprio ritenermi soddisfatta. Ad un certo punto però persino noi abbiamo dovuto smontare a causa di un inizio di congelamento delle dita delle mani.

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Astrofili sotto le stelle. Fonte: Alessandro Merga

Felici per essere riusciti lo stesso ad osservare nonostante le previsioni meteo fossero alquanto sfavorevoli, andiamo a dormire.

Il mattino dopo ci alziamo più o meno verso le 8.30; dopo una colazione al bar della piazza, dove ci attardiamo a chiacchierare fino alle 11.30 circa, decidiamo di fare una capatina al Passet, dove troviamo parecchia gente che sta facendo sci di fondo: stiamo per rinunciare a cercare parcheggio, quando inaspettatamente l’autista di un pullman ci fa segno di parcheggiare vicino a lui, visto che l’altro pullman che aspettava non è mai arrivato; forse è finito dentro un buco nero? e poi in 10 minuti a piedi arriviamo al Passet, dove, tanto per cambiare, ci dirigiamo senza alcuna esitazione al bar per praticare ancora una volta la gastronomia, ma come siamo caduti in basso penso tra me e me…

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Il cannone sparaneve del Passet. Fonte: Martino Balbo

Ma il tempo è poco, perchè alle 12.30 Piero e Patrizia ci aspettano al bar della piazza di Lignan per pranzare tutti insieme, abbiamo giusto il tempo di scattare due foto panoramiche. E così nel primo pomeriggio si conclude un weekend che non sarà stato molto astronomico, ma senza dubbio ricco di lunghe chiacchiere e risate assieme a dei cari amici che condividono la passione per la (g)astronomia.

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Di nuovo al bar della piazza! Fonte: Piero Rosset

 

XXVI star party di Saint Barthelemy, 22 – 23 – 24 settembre 2017

Come ormai capita da molti anni, anche questo anno sono stata a Saint Barthelemy, Valle d’Aosta, per la XXVI edizione del più antico star party party d’Italia, che stavolta si è tenuto da venerdì 22 settembre a domenica 24 settembre 2017.

[Per vedere le altre foto cliccare sul link apposito “Galleria delle foto dello star party” in fondo alla pagina]

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Arrivata nel primo pomeriggio del venerdì’, ho parcheggiato la macchina nel campo sportivo, verso la zona più a sud, e ho subito ritrovato alcuni amici astrofili con cui abbiamo iniziato una lunga serie di chiacchierate che sarebbe durata fino a domenica. Tra di loro, anche gli amici astrofotografi del progetto Gateway to the Sky: Marco Favuzzi, Carlo Rocchi, Carlo Sarzi, Alessandro Merga, Paolo Demaria, Stefano Cademartori e Andrea Pistocchini. Il progetto, nato da un’idea del dott. Paolo Calcidese, mio collega e ricercatore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ha lo scopo di promuovere la diffusione della cultura astronomica in particolare e scientifica in generale attraverso “un viaggio per immagini nel Cosmo”, come è citato nel sottotitolo dell’opera. Il progetto Gateway to the Sky prevede una serie di quattro libri di astrofotografia digitale. Attualmente è già uscito il primo volume, ma i successivi sono già in cantiere. Il progetto è finanziato attraverso un crowfunding: con una donazione di 50 euro si può avere il libro, con 25 euro invece ci si può aggiudicare un set di sei magnifiche fotografie riprese dalla squadra di astrofotografi del progetto. Uno stand informativo del progetto era presente anche all’interno di uno dei capannoni allestiti nel campo sportivo, e volendo si poteva acquistare anche la maglietta. Oltre allo stand di Gateway to the Sky, all’interno dello stesso capannone erano già presenti molti rivenditori di strumentazione astronomica, tra cui Reginato, 10 Micron, Teleskop Service Italia, Skypoint, Auriga, Tecnosky, Artesky e Geoptik. Presente anche Gruppo B Editore. Dopo un rapido giro all’esposizione astronomica, ho montato il mio telescopio: il fedele Skywatcher Newton 200 f/5 su montatura equatoriale alla tedesca HEQ5, che mi accompagna nelle osservazioni ormai da 13 anni. Già che c’ero, ne ho approfittato anche per salutare alcuni amici di lunga data, visto che erano nostri vicini di piazzola: Emmanuele Sordini, Giosuè Ghioldi e Lorenzo Comolli con sua moglie Antonia. A questo punto, è ufficialmente iniziato quello che ricorderò come “lo star party dei confetti”: Antonia e Lorenzo hanno estratto un sacchettino di stoffa contenente dei confetti e ce li hanno offerti, che gentili. “Ragazzi, siete davvero gentili, ma un confetto a testa basta…” “No dai, prendine ancora! Anche voi altri Un numero dispari però, perché si dice che porti fortuna agli sposi!” “Ma veramente…” Morale della favola? Più o meno una decina di confetti mangiati! Ma non potevo immaginare che quello sarebbe stato solo l’inizio.

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I ragazzi del Progetto Gateway to the Sky assieme all’autrice dell’articolo

Tra una chiacchiera e l’altra, è arrivato velocemente il buio, e con esso anche l’ora di cena: cosa c’è di meglio che mangiare un panino caldo con salamella e cipolle in compagnia degli amici? Già, perché vicino ai due capannoni dedicati all’expo astronomica, c’era un tendone più piccolo adibito a bar, che ha sfornato panini e bibite 24 ore al giorno da venerdì a domenica. Se vi capitasse di fare un salto al prossimo star party, dovete assolutamente provarlo. Verso le 20:30 il cielo è diventato buio, di nuvole neanche l’ombra; più o meno alla stessa ora ci hanno raggiunto anche gli amici genovesi Attilio e Alessandra Raffaele e Luigi Pizzimenti, visualisti come me. In un primo momento ci siamo sentiti spaesati perché eravamo gli unici visualisti in mezzo a una schiera di astrofotografi, ma nonostante questo abbiamo tenuto alto l’onore della nostra specie di astrofili ormai in via di estinzione, e abbiamo osservato imperterriti per tutta la notte. Ecco che cosa è finito all’interno dell’oculare del telescopio:

M 57 nebulosa planetaria nella Lira;
NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, caratteristico perché le sue stelline sono disposte a ricordare un po’ un gufo stilizzato con le ali aperte; due stelline più luminose rappresentano i suoi occhi;
NGC 663, NGC 654, NGC 7789 ammassi aperti in Cassiopea;
NGC 869, NGC 884 doppio ammasso di Perseo;
M 76 nebulosa planetaria nel Perseo, nota anche come Little Dumbbell perché il suo aspetto ricorda in piccolo la più nota nebulosa planetaria M 27 nella Volpetta;
NGC 1647 ammasso aperto nel Toro;
M 36, M 37, M 38, NGC 1907 ammassi aperti in Auriga;
NGC 6960 resto di supernova noto come Velo del Cigno; si tratta della parte vicina alla stella 52 Cyg;
M 35, NGC 2158 ammassi aperti nei Gemelli;
M 41 ammasso aperto nel Cane Maggiore;
M 42, M 43, M 78 nebulose diffuse in Orione;
M 1 resto di supernova nel Toro.

Verso le 2:30 Lorenzo è passato a farci visita: abbiamo chiacchierato dei nostri rispettivi viaggi negli USA per osservare la spettacolare eclissi totale di Sole del 21 agosto, e poi di un altro viaggio compiuto da loro alle Hawaii, durante cui hanno potuto visitare, tra gli altri, i telescopi del Mauna Kea Observatory: abbiamo appreso che, spacciandosi per amici di un certo Greg, le porte del Mauna Kea non si sono aperte, ma addirittura spalancate per loro. Buono a sapersi, se andremo anche noi a visitare il Mauna Kea…evidentemente questo Greg deve essere un personaggio molto importante all’interno del Mauna Kea Observatory. Ad un certo punto Comolli tira di nuovo fuori il sacchettino dei confetti, e di nuovo ce li offre; il livello dei confetti al suo interno mi sembra lo stesso del pomeriggio, per cui mi sorge un dubbio: ma sarà un nuovo sacchettino? Oppure gli altri non ne hanno mangiati? Opto per la prima soluzione, ritenendo la seconda improbabile, e decido che dentro il loro camper, oltre ai telescopi, ci saranno almeno altri 5 – 6 scatoloni pieni di confetti. Aiuto…

Figura 1

Riprendiamo le nostre osservazioni: il cielo è limpido, lo SQM segna 21,18, ma una leggera umidità unita ad un venticello freddo inizia a rendere difficoltoso manovrare i telescopi perché le dita perdono sensibilità; verso le 4:30 – 5:00 il cielo inizia a velarsi sempre di più, finché non si copre del tutto, e persino per i visualisti non c’è più nulla da fare. Proviamo ad aspettare per un po’ che il cielo si schiarisca, ma questo non avviene; considerato che ormai erano già le 5:30, e che di lì a un’oretta avrebbe iniziato ad albeggiare, abbiamo smontato gli strumenti e siamo andati a dormire. Nonostante i confetti e le chiacchiere, mi posso ritenere molto soddisfatta della prima nottata osservativa a Saint Barthelemy.

Poche ore dopo, sabato mattina, dopo un’abbondante colazione al bar della piazza, sono andata al campo sportivo per godermi il concerto della banda “La Lyretta” di Nus, che ha suonato dalle 10:30 alle 11:00 circa. Il programma prevedeva l’inaugurazione ufficiale dello star party alla presenza delle autorità verso le 11:00, seguita da un breve ricordo di Enzo Bertolini, il precedente direttore dell’osservatorio, recentemente scomparso. In realtà non ho seguito molto le conferenze del mattino, perché mi sono dedicata alle osservazioni e riprese solari in H-alfa con questa strumentazione: un telescopio solare Lunt LS-35 sulla montatura equatoriale HEQ5, equipaggiato con un oculare Tecnosky zoom 21,5 – 7,2 mm di focale per le osservazioni visuali e poi con una camera QHYCCD 5 – II monocromatica per le riprese. Ho effettuato queste riprese con l’intento di partecipare al concorso di astrofotografia dello star party, anche se ero pienamente consapevole che, essendo una principiante in tal senso, sarebbe stato pressochè impossibile classificarsi ai primi posti. Ma tanto vale provarci, non si sa mai…

Nel primo pomeriggio, a partire dalle 14:00, c’è stato l’interessante workshop dei rivenditori di materiali astronomici; tra di loro Leonardo Orazi, noto astrofotografo, che ha presentato il software Voyager, che permette, attraverso una sola interfaccia, di integrare diversi software di terze party: ad esempio, se prima si utilizzava un software per la gestione del telescopio, uno per la camera di guida e un altro ancora per l’acquisizione delle immagini, ora con Voyager è possibile avere tutto sotto controllo con una sola interfaccia, e automatizzare e velocizzare il processo di puntamento telescopio ed acquisizione immagini.
Per la gioia dei visualisti, Reginato ha presentato un magnifico Dobson 510 f/3,4 della serie Supermaser, molto fluido nei movimenti in altezza e azimuth; caratterizzato da una struttura a traliccio, questo Dobson, una volta smontato, ha lo stesso ingombro di una carriola ed è facilmente trasportabile grazie a una coppia di ruote di gomma che si possono togliere e mettere. La struttura dello specchio primario è verniciata con una bella tinta blu intenso.
Auriga ha presentato, tra le altre novità, due montature equatoriali alla tedesca computerizzate: la prima è la Celestron CGX, evoluzione della CGEM, da cui differisce per alcune migliorie meccaniche, la seconda è la Skywatcher EQ6-R PRO, caratterizzata da una capacità di carico massima di 20 kg e dalla presenza di alcuni inserti di un bel verde brillante. Inoltre ha portato in esposizione anche il binocolo Acuter 25 x 100.
Tecnosky ha presentato ben due novità: la montatura equatoriale alla tedesca Harmonic Drive Crux 170 della Hobym Observatory e il binocolo Ibis 100 HD. La Crux 170 è una montatura a moto armonico che, grazie al design particolarmente innovativo, rende bilanciamento del tubo ottico e contrappesi non più necessari se si devono sostenere fino a 8 kg di strumentazione. Altra cosa molto interessante è che, a parità di capacità di carico, la montatura Crux 170 pesa la metà di una normale montatura equatoriale, e questo è molto utile per chi viaggia spesso in aereo e vuole portarsi dietro una montatura estremamente compatta. Peccato però il prezzo, che è superiore ai 5000 euro. Il binocolo Ibis 100 HD ha due obiettivi semi apocromatici da 100 mm di diametro, ed è lo strumento ideale per ammirare gli oggetti estesi. Sempre durante la notte tra venerdì e sabato, abbiamo potuto godere di una splendida visione della Galassia di Andromeda, che occupava tutto il campo visivo, ed era ben visibile anche la sua banda di polveri. Meravigliosi anche il Doppio Ammasso di Perseo e gli ammassi aperti nell’Auriga, le cui stelle apparivano puntiformi fino ai bordi! Con lo stesso strumento siamo anche riusciti ad osservare M 1, le Pleiadi e M 27. Il binocolo ha rappresentato senza dubbio una forte distrazione dalle osservazioni al telescopio, tant’è che ad un certo punto gli amici mi hanno dato per dispersa.
Artesky ha portato in esposizione le ottiche Artec 200 e Artec 250, due astrografi Newton di apertura rispettivamente 200 mm e 250 mm, entrambi con rapporto focale f/4, e ha presentato una serie di nuove batterie al litio.
Hanno partecipato anche Telescope Service Italia, 10 Micron, Skypoint, e Geoptik. Telescope Service Italia ha presentato il collimatore REEGO, i porta filtri per Nikon Clip,
alcune modifiche per AZEQ6 e alcuni kit di collimazione per Newton e Dobson.
10 Micron ha presentato la montatura GM2000 HPSII Ultraportable su treppiede
CENTAURUS II, la GM1000HPS su treppiede ARIES ed una con la nuova mezza colonna
“Half-Pillar”. Ci spiega Marco della 10 Micron: “Questo accessorio è importante per coloro i quali utilizzano rifrattori o comunque tubi ottici di una certa lunghezza che in alcune posizioni potrebbero interferire con il treppiede: l’Half Pillar riduce notevolmente questo rischio di interferenza sollevando la montatura rispetto al treppiede e creando quindi maggiore “clearance”. Realizzata da un unico blocco in alluminio e tutta lavorata a CNC dal pieno, è studiata per offrire assoluta rigidità ma contenendo il peso grazie al suo design; è disponibile solo per le GM1000 HPS; il trattamento esterno è realizzato con la stessa procedura di anodizzazione speciale nera che caratterizza le montature. Entrambe le montature esposte erano dotate del nuovo firmware, costantemente in evoluzione per offrire caratteristiche e prestazioni sempre più efficienti: infatti queste montature, grazie al sistema HPS che prevede encoder assoluti direttamente installati sugli assi, un software molto evoluto, una meccanica estremamente precisa e motori ad alta efficienza, consentono di effettuare pose fotografiche senza utilizzare l’autoguida.
Tra le più recenti caratteristiche implementate c’è anche la funzione di dithering attivabile da pulsantiera senza necessità di PC esterno.”.

Alle ore 16:00 il direttore dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta dott. Jean Marc Christille ha presentato il Progetto EXO / ECO Interregionale ALCOTRA, che avrà lo scopo di promuovere lo sviluppo del territorio di Saint Barthelmey da un punto di vista sia turistico sia astronomico attraverso la collaborazione con analoghe realtà oltralpe.

Alle 17:30 il dott. Davide Cenadelli dell’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta ha tenuto una interessante conferenza su “25 anni di pianeti extrasolari” ripercorrendo la storia della ricerca e scoperta di esopianeti, a partire da 51 Pegasi b, scoperto nel 1995 da Michel Mayor e Didier Queloz dell’Osservatorio Astronomico di Ginevra.

Poco dopo la fine della conferenza, è arrivato Franco Bertucci, noto visualista, con un Dobson da 76 cm di apertura, uno di quelli per cui è necessaria una di quelle grandi scale da cimitero per arrampicarsi fino in cima per poter arrivare all’oculare, che si trova più o meno ad un’altezza di 3 m: occorre pertanto prestare parecchia attenzione e soprattutto non soffrire di vertigini per poter ammirare le galassie, gli oggetti celesti preferiti da Franco Bertucci. Per la notte tra sabato e domenica Bertucci aveva in mente un bel programma osservativo di parecchie galassie, quelle più difficili ovviamente, dato il diametro del suo telescopio: avete presente quando vi invita ad osservare una galassia, ma tanto questa è facile, la vedrai di sicuro? Voi vi avvicinate, provate a scrutare all’interno del campo visivo del telescopio, ma niente, non vedete proprio nulla, e vi siete cavati entrambi gli occhi. Poi scoprite che quella minuscola galassietta è di magnitudine 25, e solo lui riesce ad osservarla…
Il meteo però ha deciso diversamente: il cielo, già parzialmente velato nel primo pomeriggio, la sera si è coperto. Abbiamo provato ad aspettare un po’ una schiarita, ma purtroppo abbiamo dovuto passare al piano B: ci siamo riuniti tutti nella sede del locale gruppo di astrofili “Per amor del cielo” e, tra molte risate, abbiamo chiacchierato delle spedizioni effettuate negli USA per l’osservazione dell’eclisse totale di Sole del 21 agosto.
Dopo un altro panino alla salamella al bar allestito nel campo sportivo, verso le 3:00 di domenica 24 settembre siamo andati a dormire.

Alle 11:00, eravamo di nuovo in piedi per le premiazioni del laboratorio / gioco “Aspettando lo star party…tutti in orbita!” organizzato dall’Osservatorio Astronomico. Alle 11:30 c’è stata l’attesa premiazione del concorso di astrofotografia:

– Primo classificato: Marco Favro con la Iris Nebula,
– Secondo classificato: Lorenzo Comolli con un panorama celeste con la Bubble Nebula
– Terzo Classificato: Roberto Mastracci con la nebulosa NGC 6914 circondata dalla grande nebulosa IC 1318

Oltre ai primi tre classificati, Fabrizio Aimar ha ricevuto la menzione per la sua ripresa della Nebulosa Manubrio M 76.
Alla fine, anche i partecipanti non classificati hanno comunque ricevuto un premio di consolazione offerto dalle varie ditte presenti: a me è capitato il piccolo binocolo solare Lunt 6 x 30, che ho subito provato: una bella macchia solare faceva bella mostra di sé sul disco solare. Visto il piccolo diametro, questo binocolino permette giusto di vedere le macchie solari più grandi, e per questo può essere molto utile per decidere se approfondire oppure no l’osservazione con strumenti più grandi.

La premiazione del concorso di astrofotografia è stato l’ultimo atto di uno star party che ha visto la presenza di quasi 400 visitatori solo all’expo astronomica e una cinquantina di ospiti vari; nel corso di tutto lo star party (quindi visitatori non solo dell’expo ma anche di osservatorio e planetario) sono salite a Saint Barthelemy circa 500 persone.
Che dire? Spero di poter ripetere il prossimo anno questa bellissima esperienza, che costituisce un formidabile momento di aggregazione tra astrofili, e che questi numeri aumentino. Nel frattempo cieli sereni e bui a tutti.

Per approfondire
Ecco ulteriori link per approfondire:

Sito ufficiale dello star party di Saint Barthelemy

Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta

Galleria delle foto dello star party

Video di Monica Civitenga dello star party

Progetto Gateway to the Sky

Il concorso di astrofotografia digitale in un servizio di Rai News

Gruppo Astrofili Saint Barthelemy “Per amor del cielo”

Per ulteriori dettagli sugli strumenti presenti allo star party citati nell’articolo rimando direttamente ai siti web dei rivenditori.

 

 

 

 

X star party del Monferrato, sabato 22 luglio 2017

Sabato 22 luglio ho partecipato alla decima edizione dello star party del Monferrato, che si è tenuta presso l’Osservatorio Astronomico Pubblico di Odalengo Piccolo. Arrivata lì in tarda mattinata, ho dato una mano agli amici astrofili Paolo e Martino per montare due gazebo nuovi (i precedenti sono stati distrutti da un forte temporale). Oltre agli amici, ho trovato anche un gran caldo. Dopo aver montato la tenda nel boschetto adiacente l’osservatorio e il (meritato) pranzo, alle 14.30 è stato ufficialmente aperto lo star party, come da programma.

[Cliccare sull’immagine per accedere alla galleria fotografica]

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I primi astrofili hanno iniziato ad arrivare circa due ore dopo, e subito è stata gara ad accaparrarsi i posti migliori per piazzare il telescopio; il gran caldo però ha rallentato parecchio queste operazioni, e ci abbiamo impiegato il doppio del tempo per fare una cosa che normalmente ne richiede la metà: persino percorrere la lieve salita dal cancello all’osservatorio è stata ardua impresa…

Verso le 17:30 sono arrivati anche Giuliano e Carlo di Tecnosky con il magnifico binocolo Ibis 100 HD e la montatura a moto armonico Crux 170 su cui era montato il rifrattore Tenosky 102. Nel frattempo i posti disponibili nel piazzale di fronte all’osservatorio si sono esauriti rapidamente, ma fortunatamente tutto si è risolto nel più tranquillo dei modi e non ci sono state risse tra astrofili. Meno male… tra gli altri, i miei “vicini” di telescopi erano Paolo e Claudia con i rispettivi strumenti: assieme alla sottoscritta, uno sparuto ma agguerrito gruppetto di visualisti contro l’immenso esercito degli astrofotografi.

Alle 20:30 c’è stata la premiazione del concorso di astrofotografia dello Skymeeting dello scorso 27 maggio, questi i primi tre classificati con i relativi soggetti astrofotografati:

1° posto: Flavio Simeone M 13

2° posto:  Marco Favuzzi NGC 7000 Nebulosa Nord America

3° posto: Paolo Cascone M 81 e M 82

Davvero delle splendide immagini, a me personalmente quella che è piaciuta di più è stata la Nord America di Marco, ottenuta con una Canon EOS 70 D non modificata!

E dopo la premiazione è arrivato il momento della cena a buffet, in cui ognuno ha portato qualcosa; anche io ho contribuito con una torta al cioccolato preparata da mia mamma. Avete presente l’effetto cavalletta? Quello che attira in modo incontrollato orde di esseri umani affamati, astrofili in questo caso, verso la zona buffet, allo stesso modo in cui l’attrazione gravitazionale ci tiene con i piedi incollati per terra? Be’, è quello che è successo sotto ai gazebo vicini all’osservatorio: nonostante le richieste mie, di Claudia e Valentina di aspettare dieci minuti che fosse tutto pronto, non c’è stato nulla da fare: il 95% dei cibi presenti è stato spazzolato in meno di un’ora, e della torta di cioccolato alla fine rimanevano solamente le briciole. Anche le zanzare hanno iniziato a mangiare a volontà, noi poveri astrofili però, e ad un certo punto ho dovuto correre a mettermi i pantaloni lunghi. L’Autan è stato uno dei prodotti più gettonati in assoluto della serata.

Tra molte zanzare, chiacchiere e risate il cielo è diventato buio; verso le 22.30 c’è stato un fuggi fuggi generale di astrofili dalla zona buffet a quella telescopi: che bello, finalmente potevano osservare il pianeta Giove! Che però non è stato un gran vedere, a causa del seeing non buono dovuto alla presenza di dense foschie all’orizzonte sud ovest; nonostante questo le bande equatoriali erano ben osservabili. Poco dopo ci siamo rifatti gli occhi con Saturno, che ci ha offerto una visione decisamente migliore: a tratti, era intuibile addirittura la Divisione Cassini. Ma una brutta sorpresa era in agguato per noi: le nubi, dapprima presenti come lievi veli, sono diventate sempre più dense fino a coprire porzioni di cielo sempre più ampie di cielo. Gli amici astrofotografi hanno iniziato a imprecare perchè non riuscivano a trovare la stella guida, oppure, se la trovavano, scompariva subito dietro le nuvole. A breve però sono stati seguiti a ruota anche dai visualisti: e vai, Cassiopea è libera, andiamo a guardare gli ammassi aperti che ci sono lì. Il tempo di puntare il telescopio, e Cassiopea…puf…non c’è più! Va bè, pazienza, andiamo nella Lira, forse ce la facciamo ancora. E che cavolo…nuvole anche lì, nuvole dappertutto! Tra una nuvola e un accidente al meteo, qualcosina sono comunque riuscita ad osservare col Newton 200 f/5:

M 13 ammasso globulare in Ercole, visto anche col binocolone

M 27 nebulosa planetaria nella Volpetta, vista solo col binocolone

M 57 nebulosa planetaria nella Lira

M 11 ammasso aperto nello Scudo

M 71 ammasso aperto nella Freccia, visto solo col binocolone a seguito di richiesta di conferma che fosse proprio lui da parte di Carlo

NGC 457 ammasso aperto in Cassiopea, noto come il Gufo o la Civetta per via della caratteristica disposizione delle sue stelle

NGC 436 ammasso aperto in Cassiopea, proprio al limite delle possibilità osservative del mio Newton

Purtroppo verso mezzanotte e mezza il cielo si è coperto del tutto, e le uniche stelle visibili erano quelle del Triangolo Estivo, poi neanche più quelle. Altro fuggi fuggi generale di astrofili: stavolta però dal campo di osservazione alle macchine, molti sono ritornati a casa, tranne Alessandro, Fabrizio, Valentina, Davide, Martino e la sottoscritta. Ci siamo fermati a chiacchierare ancora per un bel pò, sedendoci di fronte all’osservatorio. Verso le 2 di notte il cielo si è inaspettatamente aperto, permettendoci di godere di una magnifica stellata: ci tocca rimontare tutto? Oh no…questo dubbio è stato fugato dopo un’oretta da una nuova e stavolta definitiva chiusura del cielo, che non ha lasciato scampo. A questo punto, ci è toccato andare a dormire…

Il mattino dopo Alessandro e Davide sono rientrati a casa, e nel pomeriggio è toccato anche a noi, ultimi irriducibili dello star party. Pazienza, il meteo non ha collaborato, ma le risate tra noi astrofili, un’ottima compagnia di amici con cui condividere la stessa passione per l’astronomia e la fondamentale g-astronomia sono state impagabili.